ADDIO (IO ASPETTO)

 

Piccola nota: in via DEL TUTTO ECCEZIONALE ho prestato il MIO nobuscimmia a quella schiappa astrale di Jin, ma tanto lo ho fatto morire e quindi il fallito dei tre punti non se lo è goduto neanche un po’ hahaha buona lettura by Faye

 

Ormai…

Ormai non c'è più tempo.

Tempo per nulla.

Stranamente non sono triste.

Anzi, è tutt'altro che strano.

Mi sorprendo nella notte a parlare con i morti.

Mamma mi prende per pazzo.

Dice che ho le allucinazioni.

Tutti quegli strizzacervelli non se ne fanno una ragione.

Allucinazioni.

Ma non sono pazzo.

Ho le allucinazioni ma non sono pazzo.

Allora perché ho le allucinazioni?

Non gli dico che non ho le allucinazioni.

A cosa serve, ormai?

So bene qual è il mio destino.

Senza che nessuno me lo rivelasse, io lo sapevo.

E quando senti che sta per compiersi il tuo destino…

Ti apri.

Non esiste più quella nebbia…

quella nebbia che è come un muro.

Si dissolve.

E tu puoi vedere ciò che vedrai quando sarai "morto"…

Perché la gente crede di morire?

Lo sapevo.

Ed ero pronto ad accettarlo.

Eccomi.

Mi sento male.

Svengo.

Mi trova la mamma ore dopo.

All'ospedale capiscono.

Io avevo già capito.

Mamma si dispera. A che scopo?

Io sono tranquillo, non rassegnato, tranquillo. Lo avevo accettato, non mi sono mai opposto al mio destino.

Ciò che Fato ha riservato per me è una fine.

Come le altre.

Tutti hanno una fine.

Ogni cosa ha una fine.

Il giorno dopo sono di nuovo a scuola, e nessuno di quelli che conosco ha capito. Nessuno sa.

Non ancora.

Non voglio essere io a rivelarglielo, ma non voglio nascondere nulla.

Solo Soichiro saprà la verità da me.

Solo a lui parlerò. Io rivelerò solo a lui

Se mi chiederanno, risponderò in tutta franchezza.

So che se ne accorgeranno.

D'altra parte, non possono evitarlo.

Come l'hanno definita? Ah, si… malformazione genetica…

E' strano che una cosa normalissima come la morte venga considerata una "malformazione"…

"Kiyota…che cos'hai?"

"Vi voglio bene, ragazzi"

Non glielo avevo mai detto.

Sembrano spaventati.

"Dobbiamo allenarci… forza, ragazzi! Di corsa!"

Correte…si, correte… chissà quanto deve essere bello lasciar fluire tutta la propria energia in un'espressione di libertà come la corsa…

Ho dimenticato cosa si prova da molto tempo…

Non sono più libero…

devo aspettare…

Ancora poco tempo…e poi sarò libero per sempre.

L'attesa è straziante.

Voglio fuggire da questo corpo che mi tiene come incatenato…

"Nobu… che cos'hai?"

"Vuoi saperlo davvero… amore mio?"

Siamo soli…mi ha portato al greto del fiume…

Un greto spoglio, vuoto, fatta eccezione per quell'immenso salice.

Io adoro i salici.

Sono sdraiato su un suo ramo, e la mano di Soichiro stringe la mia, dal ramo che è di fronte a quello dove sono io

" Si"

"Dimmi…" le fronde del mio salice mi accarezzano il viso… sembrano farlo volontariamente… "Tu pensi che… l'amore sia umano?"

"Che vuoi dire? Non capisco…"

"Cosa c'è… per te… dopo il legame terreno?"

"Vuoi chiedermi se credo all'infinito? All'immortalità dell'anima…"

Ha capito…

"Esatto"

"Beh… non so… forse ci sono cose più longeve di altre…"

"Ad esempio?"

"Vuoi chiedermi se ti amerò per sempre, è questo che vuoi sapere da me?"

E' arrabbiato e spaventato.

Ha capito.

"Mi amerai per sempre?"

"Certo…"

"Allora… potrai aspettare… in fondo, cos'è qualche decina d'anni in confronto all'eternità?"

"Nobu…"

"Io ti aspetterò… staremo insieme per l'eternità, ma tu non devi avere troppa fretta…"

"Nobu, basta…" La sua voce trema… è sul punto di piangere

"di raggiungermi…"

"Basta, finiscila!" Urla con tutto il fiato che ha in corpo.

Silenzio.

Mi schiaccia.

Lo guardo e lo vedo terrorizzato.

Gli sorrido.

Apertamente, senza un'ombra sul volto.

"Non c'è motivo di avere paura…"

"Non devo avere paura di perderti?" E' sconvolto.

Ha capito che morirò…

"Ma così ti contraddici…"

Non capisce.

Scendo dal ramo con un salto.

Non dovevo farlo.

Non mi reggo in piedi, mi accascio, come un fiore che appassisce all'improvviso…

"Quando…"Non ha il coraggio di chiedermelo.

"…Morirò?" Concludo in tutta tranquillità io

"…Già"

Sorrido. Mi metto su un fianco e inizio a scostargli delicatamente i capelli da viso.

Siamo distesi a guardare le stelle.

"Non so dirtelo. Dipende da come mi comporto io…"

Non mi butto in acqua come vorrei fare.

Non voglio che lui pensi che non me ne importa niente.

Anche se è così…

Mi distendo di nuovo e alzo un dito verso il cielo.

"Prima hai detto che hai paura di perdermi…"

Rimane silenzioso.

Comincio a descrivere cerchi in aria col mio braccio sollevato.

" Pensa alle stelle. Una stella, per quanto splendida, è niente rispetto all'universo: ma se brucia con tutte le sue forze, brillerà più delle altre, che si accorgeranno di lei… Morirà, è vero, e forse prima delle altre, e quando sarà morta le altre stelle soffriranno per il vuoto lasciato dalla loro così splendente compagna, e poi inizieranno a splendere con tutte le loro forze in sua memoria… tutte insieme daranno più splendore all'universo, portando a termine la missione che si era prefissa la loro compagna morta… e dalle ceneri di questa nascerà un'altra stella, che inizierà a brillare sempre più forte…"

Abbasso il braccio.

Senza guardarlo percepisco il suo sgomento.

"Tu… capisci?"

"Si…"

Ce ne andiamo.

Il giorno dopo non sono a scuola.

Sono in ospedale, intubato e bloccato.

Perché? Perché, mamma, non vuoi lasciare che accada?

Tanto accadrà comunque…

E più rinvierai, più consumerai te stessa nel dolore, e più io sarò costretto ad aspettare la tanto agognata libertà...

Più rinvii, più prolunghi l'agonia di entrambi.

Eppure, non mi ci vorrebbe niente a muovermi un po’ e a staccare quelle maledette macchine… non lo faccio.

Non voglio essere io a firmare la mia morte.

Non voglio essere impaziente.

Del resto, un viaggio sembra interminabile proprio quando sta per finire…

Io aspetto.

Bloccato in questo letto, io aspetto.

E rifletto.

Su di me, sugli altri, su tutto.

Ha un senso vivere, se poi tutto deve tornare al nulla da cui è venuto?

Non riesco a dare una risposta.

Forse perché non c'è bisogno di darne una.

Io aspetto.

Non sono ansioso.

Sono abituato a quest'attesa.

E' una sensazione piacevole, giuro.

Sentire la propria linfa vitale scorrere sempre più lentamente, solleticarti i nervi e nello stesso tempo affievolirti le percezioni.

E' come se mi stessi svuotando.

Sento il mio corpo sempre più leggero… ancora un po’… ancora un po’ e non riuscirà più a tenermi legato…

Solo un altro po’.

Io aspetto.

Non sento dolore… non sento più nulla… sono per metà libero da me stesso.

Ancora incastrato tra i battiti del mio cuore che facendo aprire e chiudere le cavità in cui ancora si raduna la mia poca linfa non mi lascia sufficiente tempo per liberarmi dalla sua stretta e volare via…

Ma ad ogni battito un lembo della mia anima riesce a sciogliersi da quella stretta che ad ogni attimo diventa sempre più dolorosa.

Ancora poco.

Ancora pochissimo.

Io aspetto.

Vedo già strane ombre affollarsi attorno a me.

La mia vista si offusca.

Non riesco a distinguere i morti dalle persone vive.

Strane voci, mormorii, ricordi non miei mi riempiono la mente.

Io aspetto.

Presto sarò uno di loro.

Sono venuti a prendermi.

Mi prendono per le braccia.

Iniziano a strattonarmi con violenza, ma il mio corpo non vuole lasciarmi andare.

E neanche io voglio.

Prima di andarmene, voglio rivederlo.

Una volta sola, ma voglio rivederlo.

Un grido lontano.

Riconosco mia madre in quel grido, ma non riesco a vederla.

Ma riesco a vedere lui.

Lui è li, vicino al mio letto, e guarda me, non il mio corpo ormai morto.

Inizio a dimenarmi per scendere e accarezzarlo un'ultima volta, ma i morti non vogliono lasciarmi andare.

No… un'ultima volta… voglio sentire il suo tocco un'ultima volta…

Mi libero e corro verso di lui.

Riesco a posare una mano sulla sua guancia prima che loro mi riafferrino.

Lui prende la mia mano e non mi lascia finchè insieme ai morti non scompaio.

Che bello…

Ho visto il suo sorriso…

Mi mancherà quel sorriso, nel tempo in cui ti aspetterò.

Grazie per avermi donato un ultimo splendido ricordo a cui aggrapparmi nel grigiore dell'attesa.

Non avere fretta di raggiungermi, amore.

Io aspetto.

 

written by Faye Valentine (scrivetemi all'indirizzo: rael_nya@yahoo.it )

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