Canestro per un amico
Scoprire di essere malati in
maniera incurabile a sedici anni è indubbiamente dura. Ma lo è di più se il
tuo nome è Takenori Akagi.
E se hai un sogno da
realizzare.
La cosa peggiore è sapere
che ci sei andato vicino… dannatamente vicino… ma poi un giorno vai a fare
una visita medica per un lieve dolore al braccio, e cosa scopri? Che il lieve
dolore ben presto sarà insopportabile, e poi morirai.
Takenori stava pensando
seriamente al suicidio. Ma la reputò una scelta codarda… avrebbe invece
affrontato il dolore, come solo lui sapeva fare. Non era da tutti concludere una
partita con una caviglia distorta… ma lui l’aveva fatto. E ora, avrebbe
sopportato il dolore con la stessa forza.
Avrebbe atteso, finchè la
morte non sarebbe venuto a prenderselo. Non le avrebbe dato la soddisfazione di
raggiungerla lui stesso, di sua spontanea volontà. No.
Avevano appena battuto il
Ryonan.
Aveva appena accarezzato il
sogno di partecipare al campionato nazionale. Il suo sogno di sempre… il sogno
di lui e Kiminobu.
Akagi, seduto sulla sabbia di
una spiaggia deserta di Kanagawa, guardava le onde del mare e, senza neppure
rendersene conto, piangeva. Piangeva per la sua triste sorte. Avrebbe dovuto
abbandonare tutti. La sua mitica e amata squadra. La sua sorellina e i suoi
genitori. Guardò il cielo e si chiese perché il buon Dio lo voleva con sé così
presto.
Alla sua mente, saliva triste una canzone di Guccini(OK lo so Guccini in Giappone non è possibile, ma ci tenevo a mettere in mezzo anche lui. ND autore).
Vorrei sapere, a che cosa è servito,
vivere...amare...soffrire?
Spendere tutti i tuoi giorni passati, se
presto hai dovuto partire?
Se presto hai dovuto partire…
Akagi ora piangeva a dirotto.
Partire così presto… senza
aver realizzato il suo sogno!
Se solo il destino gli avesse riservato qualche mese in più! Avrebbe
partecipato al torneo e sicuramente l’avrebbe vinto.
Ma era inutile prendersela
con Dio o con il destino.
Takenori decise che avrebbe
detto della sua malattia a una persona soltanto. Si sorprese lui stesso di avere
deciso di mettere al corrente del suo dolore proprio Hanamichi Sakuragi.
Quel ragazzo gli ispirava
fiducia. Sapeva, era sicuro che egli non avrebbe detto a nessuno della malattia
del suo capitano, almeno fino al suo decesso.
DECESSO. Takenori non aveva
mai pensato all’ipotesi di scoprire il vero significato di quella parola così
presto.
Quella sera, il gorilla andò
a casa di Hanamichi e gli disse.
“Ti devo dire una cosa, ma
tu devi giurare di non dirla mai a nessuno.”
Hanamichi sorrise. Gli
sembrava una cosa infantile il ‘non dirlo a nessuno’.
Ma si prestò al gioco e giurò.
“Morirò molto presto, e in
ogni caso, anche se sarò ancora vivo, non potrò prender parte ai campionati
nazionali.”
Il sorriso scomparve
immediatamente dal volto da Sakuragi, al suono di quelle parole dette con
sovrumana calma. Si dipinse sul volto del rosso un’espressione di puro
sgomento.
Akagi scoppiò in lacrime e
Hanamichi lo abbracciò, senza dire nulla. Sarebbe stato inutile cercare di
alleviare un dolore che non era possibile alleviare.
Restarono abbracciati a
lungo. Solo quado Akagi ebbe finito le sue lacrime, i due si sciolsero da
quell’abbraccio fraterno.
Takenori non disse più una
sola parola e corse ancora singhiozzante verso casa sua.
Hanamichi restò sulla porta
a fissare la strada davanti a sé.
Aveva iniziato a piovere. Il
cielo piangeva per la triste sorte del capitano dello Shohoku.
Dal giorno dopo, tutta la
squadra notò che qualcosa proprio non andava nel loro capitano. Era meno
incisivo, non difendeva con quella grinta che da sempre lo contraddistingueva.
Non aveva più l’aria dell’uomo che insegue un sogno e si adopera perché
esso si avveri.
Un giorno, finiti gli
allenamenti, Takenori si cambiò particolarmente in fretta e salutati tutti se
ne andò.
“Il capitano è diventato
una mezza sega.” Affermò Rukawa dopo che Akagi se ne era andato.
Ad Hanamichi si sgranarono
gli occhi e si gettò sull’odiata volpaccia.
“Ma come cazzo osi parlare
così del capitano!” Gridò Hanamichi tirando un calcio all’odiato rivale,
steso a terra.
“Alle sue spalle, poi!”
continuò il ragazzo tirando un pugno a Kaede, che ormai perdeva sangue da naso
e bocca.
“Ma che stronzo…!”
concluse Sakuragi riempiendo di pugni il volto del nemico. Solo Ryota, Hisashi e
Kiminobu insieme riuscirono a placare l’ira del ragazzo, che subito, preso il
borsone, abbandonò lo spogliatoio ancora in canottiera e pantaloncini corti.
Nello spogliatoio diedero una
mano a rialzarsi a Kaede, che era in condizioni pietose. Furono tutti
d’accordo sul fatto che Takenori e Hanamichi nascondessero qualcosa, ma non
potevano neppure immaginare di cosa si trattasse.
Quella stessa sera, a nove
giorni dall’inizio del campionato nazionale, Takenori morì.
Lasciò una lettera per
Hanamichi e una per la sua squadra sul comodino di casa sua.
Poi andò dalla sua famiglia
e disse loro: “tanto male…”
Tutti si allrmarono e lo
portarono all’ospedale.
Ma, ovviamente, non c’era
nulla da fare. Tutto ciò che i medici poterono fare fu constatare che il
ragazzo era in fin di vita e somministrargli degli antidolorifici.
“Se il sonno eterno lo
coglierà questa sera stessa, sarà un bene per lui, perché risparmierà mesi
inutili di sofferenza.” Disse il medico alla famiglia. Nel sentire quelle
parole, la piccola Haruko scoppiò in lacrime e corse verso il letto dove si
trovava il suo amato fratellone.
“Fratellone!”gridò.
Takenori, sebbene rintronato
dagli antidolorifici, sentì distintamente la sorellina gridare il suo nome e,
facendo uno sforzo enorme, tese la mana possente ad accarezzare il volto di
Haruko.
“Don’t
cry for me.” Disse. “Ti voglio bene, e porgi il mio saluto ad Hana”.
Furono le sue ultime parole.
Chiuse gli occhi con
dolcezza.
Non li avrebbe riaperti mai
più.
Fu sorpreso che il suo ultimo
pensiero fosse stato rivolto a Sakuragi… solo allora capì quanto, in fondo,
gli avesse sempre voluto bene.
Sakuragi era seduto sulla
spiaggia, non sapendo che pochi giorni prima Takenori era stato proprio lì a
versare le sue lacrime di dolore.
Stringeva in mano una busta,
sulla quale, con la calligrafia perfetta di Takenori, c’era scritto: “Per
Hanamichi”.
Aveva paura ad aprirla.
Nella sua mente, aleggiava il
testo di una vecchia canzone che aveva sentito a casa di Akagi e che gli era
rimasta impressa.
Vorrei sapere, a che cosa è servito,
vivere...amare...soffrire?
Spendere tutti i tuoi giorni passati, se
presto hai dovuto partire?
Se presto hai dovuto partire…
Voglio però ricordarti com'eri, poensare
che ancora vivi.
Voglio pensare che ancora mi ascolti
e che come allora sorridi…
che come allora sorridi.
Qualche lacrima scendeva
dagli occhi di Hanamichi. Era solo, in quel posto splendido. Pensava a tutti i
pugni presi dal capitano. Pensava al sorriso di Akagi, dopo la partita col
Ryonan.
Si scrollò dai suoi pensieri
e, un po’ esitante, aprì la busta. Su un’elegante carta da lettere, c’era
un lungo manoscritto.
Sakuragi respirò
profondamente e si immerse nella lettura.
Caro
Hanamichi… sto morendo e non mi rassegno. So che sto per lasciare questa
terra, eppure non riesco a togliere dalla mia mente l’idea che forse avverrà
un miracolo. Forse Dio o chi per lui avrà pietà di me…o forse è davvero per
il mio bene che Egli mi sta chiamando a sé. Non sono mai stato molto religioso,
ma ora in punto di morte comincio a credere. Meglio tardi che mai,no?
Lascerò
la mia splendida famiglia… so che la piccola Haruko è in buone mani…tempo
fa mi ha rivelato di essere segretamente cotta di te! (le ho promesso che non te
l’avrei mai detto, ma…date le circostanze credo che lei abbia bisogno di
te…).
Spero
che le vorrai bene e che sarete molto
felici insieme.
Lascio
i miei amici. Il carissimo Kiminobu. Il “mitico” Aota, del club di judo. E
tutti gli altri.
Ma
ciò che più mi addolora è che lascio la mia squadra stupenda, lascio il
basket e tutti i miei sogni rimangono qui con esso. Lascio te, lascio Ryota ed
Hisashi, lascio Rukawa, Kiminobu e le matricole.
Ma
i miei sogni di gloria nel campionato nazionale non li abbandono, li lascio a
voi. E, primo su tutti, li lascio A TE, Hanamichi.
So
che tu hai la stessa mia grinta, hai la mia stessa forza. L’hai detto anche
tu, no? Sei il “fratello di King Kong”.
Questo
sei, per me: un fratello, sotto molti aspetti simile a me. Un giovane campione
in erba. E un gran bravo ragazzo.
Io
ti affido i miei sogni, fratello. So che li porterai alla realizzazione.
Quest’anno vincerete, fatelo anche per me, per favore.
Qualche
canestro dedicalo a me.
Ti
voglio bene. Takenori.
p.s.:non
far leggere questa lettera agli altri dello Shohoku, non vorrei scatenare
controproducenti gelosie nei tuoi confronti.
Hanamichi ora sringeva forte
la lettera al suo cuore.
Gli sembrava quasi di sentire
il capitano parlargli. Le lacrime rigavano copiose il suo volto.
“Vincerò per te, Takenori!!!”
gridò, rivolto al mare.
Nel frattempo, nello
spogliatoio, tutti erano radunati attorno alla lettera scritta loro da Akagi.
Quando entrò Sakuragi, nemmeno si accorsero della sua presenza.
Tutti singhiozzavano e si
pentivano di aver parlato male alle spalle del loro capitano.
La lettera, bagnata in più
punti dalle lacrime dei membri dello Shohoku, passava di mano in mano ed infine
arrivò anche tra le mani di Sakuragi.
Carissima
squadra, ve l’ho mai detto che vi amo?
Amo
i tiri da tre di Hisashi, amo gli scatti di Ryota, amo le schiacciate di Kaede e
Hanamichi, amo la forza di volontà di Kiminobu.
Ma
soprattutto amo la NOSTRA compattezza e l’amicizia che ci lega tutti quanti
(anche se qualche screzio c’è…vero Hana eKaede?).
Amo
cinque splendidi amici.
Amo
questa squadra e amo i campionati nazionali ai quali mi toccherà probabilmente
assistere da lassù.
Vi
voglio davvero bene, Dio soltanto sa quanto ve ne voglio.
Vi
lascio uno splendido capitano, indossa la maglia numero dieci e si chiama
Hanamichi Sakuragi. Con la sua grinta vi trascinerà, e voi lo aiuterete laddove
è ancora troppo inesperto.
Una
matricola capitano… com’è strano il mondo!
Vi
lascio, amici. E soprattutto vi lascio il mio sogno. Il NOSTRO sogno. Il
campionato nazionale deve essere nostro.
Addio,
amici miei. Vi voglio bene.
“E pensare che ho parlato
male di lui! Stupido che non sono altro!” si rinfacciava Kaede.
“Nessuno di noi ha capito
che stava male…che razza di idioti!” diceva fra le lacrime Ryota. In quel
frangente entrò Hayako.
“Domani ci sono i
funerali.” Disse, fingendo disinvoltura ma nascondendo lacrime.
Quando Ryota si buttò
singhiozzante tra le sue braccia, però, anche lei pianse e restarono a lungo
abbracciati, entrambi piangendo.
Mitsui si alzò e stringendo
il labbro inferiore coi denti, abbandonò lo spogliatoio seguito da Rukawa e
Kiminobu.
Poi fu la volta delle
matricole, che se ne andarono. Infine, anche Hanamichi se ne andò.
“Voglio…
fare…l’amore…con te” disse senza smettere di piangere Hayako.
Quelle parole scossero
profondamente Ryota.
“Voglio… voglio che la
mia mente abbandoni per un istante il ricordo del capitano…” proseguì la
bella manager. Ryota volle accontentarla.
Consumarono così la loro
prima volta, avvolti dalle lacrime e dalla tristezza. Ma il mix dolore-godimento
scosse profondamente le loro anime.
Quando tutto fu finito, i due
ragazzi si baciarono e si accarezzarono. Avrebbero ricordato quei momenti per
sempre. Si alzarono dal pavimento dello spogliatoio, e troppo imbarazzati per
rivolgersi la parola, si avviarono verso le loro rispettive case.
I funerali furono struggenti.
Ma furono nulla in confronto
alla sepoltura.
Nessuno dei presenti,
conoscenti, amici o parenti, potè trattenere
il pianto.
Quando tutti se ne furono
andati, solo due ombre tristi erano ancora lì nel cimitero. Erano Haruko e
Hanamichi.
Haruko era abbandonata fra le
braccia del ragazzo e singhiozzando diceva: E’ troppo dura… non ce la
faccio…”
Il ragazzo non piangeva.
Abbracciava la sua bella e le sussurrava parole di consolazione alle orecchie.
Era indubbiamente il ragazzo
più dolce che Haruko avrebbe mai conosciuto. Lo baciò.
Qualche ora dopo stavano
facendo l’amore nel letto di Sakuragi.
IL MESE DOPO.
Arrivare in finale fu facile
per lo Shohoku. Sebbene privi del forte Akagi, i cinque ragazzi avevano una
forza che li trascinava sempre più in alto.
Forse non è corretto dire
che Takenori non era lì, perché in fondo la sua anima aleggiava su tutti i
suoi compagni di squadra.
Tutte le partite, per
concessione della lega basket giapponese, videro tutti i ragazzi dello Shohoku
in campo con il numero quattro. Era un modo per fare rivivere in ognuno di loro
il vecchio capitano, ideato dall’addoloratissimo Anzai.
La finale era contro il
Kainan.
Nel primo parziale, prevalse
l’esperienza e la superiorità tecnica del Kainan.
Ma, nell’intervallo fra i
due tempi, lo sguardo di tutta la squadra fu rivolto alla foto di Takenori posta
in panchina. Era un bel primo piano del possente ragazzo, e dietro ad essa era
stata incollata la lettera che egli aveva lasciato alla squadra.
Capitano Sakuragi scosse la
squadra, con la sua determinazione.
“Gli abbiamo fatto una
promessa, non ricordate? Dobbiamo realizzare il suo sogno!!”.
Le mani di tutti i ragazzi
dello Shohoku volarono al centro del cerchio che avevano formato, e poi un urlo
fece tremare il palazzo dello sport:
“PER AKAGI!”.
Quando iniziò il secondo
tempo, l’innegabile esperienza del Kainan nulla potè contro la potenza dello
Shohoku.
A meno di un minuto dalla
fine, il risultato era di 115-115.
Le cose si mettevano davvero
male per lo Shohoku, visto il fatto che l’azione in attacco era del Kainan.
Maki si lanciò possente
verso il canestro, eludendo la difesa di Ryota e di Kaede. Scartò anche Hisashi,
con un gesto di virtuosismo sportivo.
Hanamichi stava rientrando
dalla zona di attacco, ed era fuori dall’azione di difesa.
Maki si preparò a
schiacciare… spiccò il salto… il tabellone diceva che dopo soli 20 secondo
la partita sarebbe terminata…
Quando ormai era convinto
della vittoria della sua squadra, una m,ano spuntò dal nulla e la palla schizzò
all’indietro.
Kiminobu aveva salvato la
squadra, ma fu travolto da Maki.
Precipitò a terra e vide il
pallone che si impennava alto… poi due mani agili lo afferrarono… Ryota
aveva spiccato un salto oltre ogni immaginazione… dodici secondi al termine…
il bravo playmaker vide il suo capitano scattare in avanti… davanti a tutti…
e lanciò…
Hanamichi afferrò deciso il
pallone e per un istante tutti videro Akagi al posto del nuovo capitano…
Hanamichi corse sempre più
forte, lasciando dietro di sé avversari e compagni…
Spiccò un salto che sembrò
il volo aggraziato di un gabbiano…
In men che non si dica il
pallone fu schiacciato con una forza inesorabile nel canestro. L’arbitro
decretò la fine dell’incontro.
“Per te” gridò Hana-Chan
“Questo canestro è solo per te, amico mio!”
I compagni si buttarono
festosamente sul capitano, che era in lacrime per commozione e felicità.
Poi, tutti piansero.
Akagi si godè la scena
dall’alto del Paradiso e sorrise nel vedere i suoi vecchi compagni
inginocchiati davanti alla sua fotografia a dirgli che avevano realizzato il suo
sogno.
CINQUE ANNI DOPO.
Hanamichi si ricordò della
partita col Kainan, quando mise a segno la schiacciata decisiva del campionato
mondiale contro gli USA.
“GIAPPONE CAMPIONE DEL
MONDO!!!” gridò il cronista.
Maki, Sendoh, Rukawa e Ryota
si buttarono festosamente sul loro capitano, che era in lacrime per commozione e
felicità.
‘Per te’ pensò Hanamichi
‘questo canestro è solo per te, amico mio!”
Akagi, ancora una volta,
sorrise felice dal Paradiso.
Quella sera Hanamichi uscì
con la sua deliziosa mogliettina Haruko e il loro dolce bimbo…dai capelli
rossi.
Passeggiando per Kanagawa,
incontrarono Ryota, che teneva per mano la moglie… esatto, proprio la bella
Hayako.
“Dove vai di bello?”
chiese Hana-Chan all’amico.
“Scommetto nello stesso
posto dove stai andando tu…”
Ryota infatti aveva
indovinato.
Ma quella sera, al cimitero,
non c’erano solo loro due.
C’erano tutti, quella sera.
C’erano i quattro nazionali (Hanamichi, Kaede, Ryota e Hisashi…
quest’ultimo non titolare), c’era Kiminobu e c’erano tutti i vecchi
avversari di Takenori.
Si stupirono di ritrovarsi
tutti lì.
Resero a lungo onore al
defunto giocatore, nello storico giorno in cui il Giappone fu campione del
mondo.
Poi andarono a far festa in
un bar.
C’erano tutti e sicuramente c’era anche Akagi.
****
Ciao… che bello ho finito
la mia seconda fan fiction… se vi va scrivetemi e
fatemi sapere che ne pensate!!
Ciao a tutti.
Fukuda.