Capitolo 1
Scritta durante le ore di fisica a scuola… :x
E' proprio una bella notte. Cristallina. Spettrale nella sua perfezione. Io sono spettrale questa notte. Mi nascondo nel buio, lo sento, lo tocco, e tutto ciò che resta di me nel buio è un flebile, effimero fruscio… Non ho fame stanotte. Freddo. Il metallo dell'arma che impugno è tanto, tanto freddo. Il mio corpo è freddo, il mio respiro. E io sono così stanca…
Non stanotte. Non stanotte. Le mie vene vibrano, tutto il mio corpo trema per la smodata bramosia di calore. Ma coscientemente non voglio.
Non ho fame. E' il cuore che si contrae, non le mie viscere. Non riesco a sentirle muoversi le mie viscere, stanotte. Desidererei che qualcuno mi tagliasse, infilasse la sua mano nel mio corpo che credo vuoto, e la ritirasse stringendo quel labirinto di cavità e marciume che mi darebbe la prova che non è smarrito, che è lì, al suo posto. Che aspetta che le sue contrazioni atroci si plachino.
Non ho fame. Stanotte la mia vita mi dà il voltastomaco. Ogni immagine che passa davanti ai miei occhi mi fa vomitare. Sento il peso di ogni immagine sui miei pensieri, sul mio io cosciente. Ragione, addormentati. Non voglio avere paura stanotte. Non voglio ascoltarti.
Non ho fame né sete. Perché la gola mi brucia. Ma non c'è bevanda che plachi il suo incendio. Non c'è coltello la cui lama possa conficcarvi il refrigerio. Non ho fame di nulla. che sia vita o morte, il suo odore mi dà la nausea. Che sia sogno, realtà o ricordo, sento che il mio istinto non vuole cibarsene. Marcio. In questa notte così bella. Ogni mio passo sprofonda in una palude morta. In decomposizione. Una nebbia amara e soffocante si retifica nelle mie ciglia. sono lacrime? E' paura? Cecità? La tenebra mi avvolge. E mi risucchia. E' splendido. Non somiglia affatto a quelle storie che senti raccontare di mostri nascosti nell'ombra.
Non ho fame. Ma forse sto dormendo. Le mie mani non percepiscono, le mie orecchie non sentono, i miei occhi non vedono, la mia lingua è secca e il mio naso non respira. La mia coscienza che è intorpidita, il mio istinto, la mia identità ancestrale l'ha spezzata a viva forza, raschiandola dall'interno della mia mente già debole e avvilita. Ogni secondo che passa è un pezzo della mia anima che si spezza. Sono come un vecchio cristallo, incrinato, scheggiato, opaco. Cosa mi impedisce di morire in una nuvola di frammenti taglienti che non feriranno nessuno, che cadranno a terra mescolandosi alla polvere e al suo eterno volteggiare? Quale parte di me non vuole diventare polvere? Mi chiudo in me stessa, rattrappisco cercando quei pensieri che mi hanno tradito. Un eco risuona, spaventoso. Dove sono? Sono io, vuota, in me non c'è nulla. Meglio. Se morirò. non avrò niente da rimpiangere. Non avrò proprio niente. E la morte si preoccuperà di questo niente che sono? No, non si è mai preoccupata per niente. L'unico Dio che io abbia m riconosciuto, per lei io non esisto. No, per favore, Dio, per favore, non ignorarmi. Per favore, Dio, vieni a prendermi. Non ti accorgi di me? Ti supplico, non voltarmi le spalle. Vedrai, Dio, ti farò accorgere di me. Quelle ombre che vengono verso di me, le spazzerò via. E allora ti accorgerai che ci sono anche io. La mia mano scivola lungo il mio fianco destro. Sento il freddo del metallo far intirizzire le mie dita. Quell'oggetto così piccolo e freddo come il mio Dio può salvarmi la vita. Basta che io prema il grilletto, mi basta un dito per gridare che esisto e che non posso essere ignorata. Ogni mio grido si perde nel manto spesso di questa magnifica notte. Non riesco più a vedermi, -ora sono di nuovo io, davanti a me vedo solo quelle maledette ombre. Un fuoco freddo e agghiacciante mi pervade, mi sale al cervello, al cuore, alla gola, Mi fa impazzire e gridare. Dietro quelle ombre vedo levarsi imponente il mio dio, la morte vigliacca e cattiva che è stanca del mio gridare e vuole mettermi a tacere. E' colpa tua, dio. Colpa tua se io grido, se ti ho infastidita. Tu non hai mai avuto pietà di me, tu non mi hai mai amata. E ora hai deciso di togliermi la vita nello stesso momento in cui sono riuscita ad afferrarla. Io ti odio. Non voglio più piegarmi davanti a te, non voglio più sopportarti. Voglio la vita, adesso. Dio, io ti odio. Ho fame. Fame di vita. Lasciami stare, maledetta. Cosa c'è, sono una questione d'orgoglio per te adesso? Non puoi accettare di perdere una schiava. Maledetta… mi lascio andare, non ho più appigli. Sto per cadere nel vortice immenso della tua ombra. fermo! Che diavolo… chi è quello? E'… è splendido. Splendido ma sinistro. E' immerso nell'ombra, ma i suoi occhi… è come se brillassero di luce propria. E' meraviglioso, ma mi fa paura. Si avvicina a me, e mi prende l'anima. Non so cosa succede, poi. Sento la sua voce. Magnetica, avvolgente. La mia mente si acquieta, sentendo quella strana nenia bassa e rassicurante, ma la tensione non sparisce. Avverto che la mia quiete non è che il preludio alla tempesta. O alla fine… No! Schiaffeggio brutalmente quel pensiero, quella parola…Per favore, aiutami, chiunque tu sia! Torno a osservarmi tenuta in ostaggio da una figura indistinta, vedo la mia espressione impaurita, vedo quell'uomo in cappotto rosso davanti a me. Ha un'espressione beffarda, e i suoi occhi sono insopportabilmente magnetici… Lui non ha paura. E io non voglio essere da meno. Non fuggirò lasciando indifesa la mia umana fragilità. Voglio essere coraggiosa, sento crescere in me la brama di quel fuoco che prima sono riuscita a stento a placare, ho un desiderio smodato, maniacale, di vedere quegli occhi fissi nei mie. Quegli occhi che mi hanno preso l'anima. Un ghigno si dipinge crudele sul suo splendido volto. Un rumore assordante, un freddo intenso. La mia fame svanisce, anche se gli spasmi e le contrizioni si sono fatti più forti di prima. La mia gola si infiamma tutt'a un tratto, e prima che me ne renda conto un fiotto di sangue scarlatto e limpido sprizza fuori dalla mia bocca, andando a macchiare la terra che già ne è satura. Devo essere caduta a terra, perchè quell'uomo mi sovrasta. nei suoi occhi lampeggia un guizzo di sarcasmo mentre mi guarda. "Che ci vuoi fare?" mi dice. Distoglie gli occhi. Aspetta! Penso di aver gridato, ma ,lui non si gira. urlo ancora, più forte. sputo sangue come lo zampillo di una fontana. E non smetto. Devo divertirlo... lui si china su di me e mi gira a pancia sotto. Poi mi riporta a pancia in su. Ride. Sa che sto morendo e mi tratta come un giocattolo. Non glielo permetto. Con uno sforzo che stranamente non mi uccide, riesco ad afferrarlo per quella strana cravatta che porta al collo e lo avvicino a me. I nostri visi sono talmente vicini, eppure io non sento il suo respiro. La larga tesa del suo cappello oscura completamente la già flebile luce lunare, ma i suoi occhi brillano ancora, ipnotici. Sento la sua voce, le sue labbra sfiorano le mie senza che io riesca ad avvertirne il movimento. Sento la sua lingua leggermente ruvida leccare i rivoli di sangue che mi scorrono sul viso... mi da il capogiro, ma riesco a sussurrargli: "Ti prego" muovendo le labbra le mie incontrano le sue per un attimo "Ti prego, fammi diventare un vampiro"