Capitolo 3                   

Una grande amicizia

Quante volte la notte ci è sembrata essere più lunga del giorno?

Mark camminava per le vie buie e deserte di una città assonnata. Si sentiva molto stanco, forse aveva ancora la febbre… per fortuna le cure di Patty erano riuscite a dargli la forza di continuare quella lenta agonia. Ringraziò il cielo per avere avuto quell’incontro anche se così breve.

A fargli compagnia solo qualche animale randagio e un netturbino che canticchiava una canzoncina d’amore… Che aveva da cantare…poi?

La sua giornata sarebbe stata la stessa. Tornare a casa dopo il turno di notte, dormire un paio d’ore scarse, tornare al lavoro al giornale… e poi andare ai corsi, fare gli allenamenti e ritornare nuovamente a casa, giusto il tempo di dare un bacio ai suoi fratelli e riprendere tutto di nuovo… sempre uguale… sempre uguale.

Passo dopo passo sentiva il mondo pesargli sulle spalle. Era quella la sua vita? Non ci poteva fare nulla!! Avrebbe potuto rinunciare agli allenamenti e lavorare solo di giorno…

Ma poi… cosa ne sarebbe rimasto di lui? Lui era solo calcio!!

Era quasi arrivato  a casa che percepì la stessa angoscia provata durante quell’incubo orribile.

Gli sembrava tutto uguale.. pareti grigie, silenzi.. ebbe quasi paura! Entrò e vide sua madre già in piedi alle 5.00 che stava preparando qualcosa. Gli sembrò strano, ma era troppo stanco per capire… e andò velocemente sul suo futon…

“Mark… Mark! Ti svegli?” la voce piccola e allegra del suo fratellino lo fece tornare alla realtà. David stava un po’ meglio, così ogni mattina era lui a svegliarlo. Aveva poco tempo per loro, pertanto approfittavano di quei rari momenti per stare un po’ insieme.

Mark si svegliò, abbracciò forte il suo fratellino e lo fece salire sul suo petto.

“Mark.. Mark..” rideva felice David.

Ad un tratto Mark si fermò, notò che la stanza era avvolta di luce… come era possibile?

“Ma che ore sono.. David?”

“Sono quasi le 11.00!”

“Cosa??” Mark si alzò di scatto. “perché non mi avete svegliato?!” Lui era molto arrabbiato. Non poteva rischiare di perdere il suo lavoro.

“Mamma mi ha detto di non svegliarti…” disse il bambino singhiozzante. Mark lo calmò.

“Mamma… mamma dove sei?” Mark voleva delle spiegazioni. La cercò dappertutto, ma non la trovò. Poi si diresse nel vano lavanderia… e la vide.

“Che ci fai tu qui?” Mark era allibito.

“Bel modo di salutare!!” si avvicinò Patty con una cesta di panni lavati, gliela porse. “Portala fuori per favore!”

“Ma .. cosa..? ma che..” dopo un iniziale momento di stordimento, rientrò in se stesso, lasciò la cesta per terra e la seguì. La prese per un braccio e la spinse violentemente contro il muro. Ora erano l’uno di fronte all’altro, viso contro viso.

“Ora spiegami perché sei qui!!”

Patty si era spaventata, ma allo stesso tempo si perdeva in quello sguardo così inteso, che guardava lontano e che lei voleva raggiungere.

“Mi fai male… allenta almeno la presa. Mica scappo!!”… Lui la lasciò andare.

“Ho parlato con tua madre…” riprese lei calma, non poteva dirglielo nel modo sbagliato “…abbiamo deciso che io vi aiuterò… starò con i tuoi fratelli durante il giorno per permetterle di lavorare, così tu potrai lasciare il lavoro di notte… ed occuparti solo del giornale e degli allenamenti”.

Mark era incredulo, sollevato, ma poi la sua natura prese il sopravvento.

“Non ho bisogno del tuo aiuto.. né della tua pietà! Credi che ti permetterò di entrare nella mia vita? Nella mia casa?” incalzò lui sarcastico, freddo, quasi cattivo

“…le tue doti da infermiera concedile solo al tuo Holly!”

Lui continuò così ancora a lungo… e più parlava, più il silenzio di lei lo irritava. Patty si limitava a fissarlo senza espressione.

“Hai finito?”… poi fu lei a spingerlo contro il muro, premendo le mani contro il suo petto, mentre lui gli aveva afferrato i polsi.

“A me non importa cosa pensi di me, ne del motivo che mi ha spinto a venire qui da te!” lei lo penetrava con quel suo sguardo dolce ma sicuro “…Ma ora ci sono e ci resto!!” gridò… “Manca poco più di un mese alla finale. E se in quella zucca vuota ti è rimasto un minimo di cervello… sai che questa è la soluzione migliore… Non dovrai essere tu a sopportare la mia presenza… io starò con i tuoi fratelli. Ed ora lasciami i polsi e vai a mangiare. Le lezioni inizieranno fra 1 ora”.

Lei si girò si diresse verso la cesta e andò nel cortiletto retrostante a stendere i panni.

Mark rimase immobile in quel corridoio guardandosi le mani che l’avevano stretta.

I giorni passavano e qualcosa di meraviglioso era accaduto. Da quando Patty si era trasferita da loro, la sua presenza gentile aveva reso allegra quella casa. I bambini si erano affezionati tantissimo a lei…giocavano, parlavano si confidavano. Lei li amava e li vegliava instancabilmente quando stavano ancora male. Anche con la mamma di Mark aveva instaurato uno splendido rapporto. Spesso rientrando a casa lui le sorprendeva mentre parlavano e ridevano felici. Non aveva mai visto sua madre tanto a suo agio…

“Mark…? parli del diavolo!” Patty rise ancora di più accompagnata dalla mamma.

 

Chissà cosa accade al cuore di un uomo, quando si accorge dell’importanza dell’aiuto di un amico? Di quanto sia bello affidarsi ad un altro e lasciare che questo ti ami.. si prenda cura di te?

 

I giorni erano passati e Mark si sentiva felice. Certo, aveva finalmente recuperato buona parte delle sue forze, ma vi era dell’altro. Qualcosa che gli stava entrando nell’anima e stava riscaldando quel suo cuore così malandato…

Anche Ed aveva preso l’abitudine di frequentare quotidianamente quella casa. Mentre Mark era al giornale, lui faceva compagnia a Patty.

“Sai, Patty, voglio confessarti una cosa…”

“Dai Ed!!!… Quando fai così il “serio” mi spaventi!!.. hai la febbre?” gli si avvicinò toccandogli la fronte.

“Dai.. con te non possono fare discorsi seri.. la finisci di prendermi in giro e mi fai parlare” quasi infastidito.

“Scusa.. Scusa... continua!”

“Patty, sei diventata davvero una persona importante per me. Credo che tu sia la mia migliore amica!”

“Era questo che mi volevi dire..? mi hai quasi spaventato!” si sedette accanto a lui e lo guardò teneramente.

“Sai, Ed non c’è bisogno di dirselo. La nostra amicizia è molto importante anche per me, anche se non lo dimostro con le parole. Tu ci sei sempre…ed io spero di essere sempre disponibile per te nella stessa misura. In queste settimane ho avuto modo di legarmi a voi due. Ed ho capito che ragazzi meravigliosi siete!! E credo che l’amicizia che è nata fra noi.. durerà per sempre” e lo abbracciò.

Lui la strinse a se mentre con una mano le accarezzava la schiena.

Patty la mia per te non è una semplice amicizia…io ti amo! Lo so… ma posso solo pensarlo, posso solo sognarlo. Credo che tu sia l’unica cosa bella nella vita di Mark. Ed io non posso amarti…

“Sai, i miei compagni, i miei amici” riprese a parlare poggiando la testa sulla sua spalla “…Paul, Bruce, Benji, Susie.. tutti loro hanno sempre creduto che io fossi l’ombra di Holly… che il mio amore per lui avesse offuscato la mia volontà..”

Il tuo amore per lui? Allora lo ami? Tu ami Hutton ?

“.. in realtà loro non hanno capito molto di me. Ho scelto di diventare manager di una squadra di calcio, perché amo questo sport. Lo amo, a tal punto, che persino i miei studi sono diretti a questo scopo. Mi sono iscritta a medicina perché voglio specializzarmi in ortopedia o medicina dello sport”

“Tu ami ancora holly?” chiese titubante.

Patty rimase spiazzata da quella domanda, sentiva che era importante confidarsi sinceramente con lui. In quelle settimane Ed era diventato davvero il suo migliore amico, avevano parlato di tutto… della loro vita, della loro storia, delle loro paure, dei loro sogni… persino dei loro tormenti interiori.

Ed era molto diverso da Mark, lui riusciva ad esser aperto e sincero con lei, al contrario di Mark che continuava a barricarsi nel suo silenzio…

“Non so… l’ho amato da sempre. Avevo appena undici anni e lui è entrato nella mia vita. Da allora non c’è stato giorno che io non pensassi ad un futuro per noi…”

“Ed ora?” lui voleva sapere.

“Ora… sai io non credo che l’amore sia qualcosa di astratto. E’ un rapporto, una relazione vicendevole, qualcosa che si dimostra. Holly deve ancora decidere chi è, cosa vuole davvero per la sua vita. Io lo capisco.. capisco che lui preferisca rimanere immobile, senza rischiare, senza agire…. Preferisce cristallizzare tutto in funzione del calcio. In realtà non so neanche se riuscirà mai a scuotersi… “

“Sono tornato!”

“Mark!”

“Ciao Ed… Patty” Mark le fece un sorriso bellissimo.

Ed notò quella espressione felice sul suo volto. Mark era davvero cambiato… anche se lui stesso non se ne rendeva ancora conto. Quella ragazza meravigliosa gli aveva spalancato nuove prospettive per la sua vita… lui doveva solo capirlo.

“Hai fame?” disse lei in un modo così familiare.

“Si, un po’…” Lei si alzò e andò in cucina. Ed continuava in silenzio a guardare Mark che sembrava essere tanto rilassato. Tutta quella rabbia repressa sembrava essere dissolta dietro un sorriso di lei.

Mark l’amava.. si ora lui lo sapeva.

“Tieni…Mark “ si sedette molto vicino a lui. Le loro braccia potevano sfiorarsi. Lui continuava ad osservarli in silenzio… Mark stava combattendo un dura lotta con se stesso per non ammettere quanto fosse attratto da lei, quanto ne fosse innamorato. Ed capì in quel momento che il suo più caro amico non avrebbe voluto ammettere i sentimenti nei confronti di lei, per paura di soffrirne, per paura di rimanere nuovamente solo… e morirne.

Ma lui sapeva bene che quella lotta era inutile. In quelle settimane lui stesso si era ripromesso di pensare a lei solo come amico, solo come quella sorella che non aveva mai avuto.. ma ogni suo tentativo risultava essere vano… come si può chiedere al proprio cuore di non amare?

“Mark.. Mark”

“David… “ Il bambino corse da Mark e lo abbracciò poi andò da Patty e volle che lei lo prendesse in braccio “…Patty mi dai un bacio?”

“Lo sai che sei davvero impertinente?” disse lei mentre lo baciava. David ed Emily si erano finalmente ristabiliti ed erano tornati a scuola. Solo Lucy, la più piccolina, continuava ad essere molto grave. I medici non si spiegavano il perché.

David si diresse verso il centro della stanza.

“Mark lo sai.. oggi abbiamo fatto lezioni di karatè a scuola… io ero molto forte…”

“ah si!”

“Guarda facevo così.. e così… Io sono il fratello del grande Mark Lenders… Sono il tigrotto di questa scuola…” mentre stava ancora parlando cadde di faccia a terra…

Tutti scoppiarono a ridere. Mark rideva di gusto. Sembrava che il suo cuore traboccasse di felicità.

David iniziò a piangere, allora Patty si avvicinò lo prese fra le braccia.

“Ehi lo sai che il grande Mark Lenders non piange mai… Tu vuoi assomigliarli.. si..? bene.. allora basta con quelle lacrime. Allenati ogni giorno e vedrai che diventerai un campione… proprio come il tuo fratellone…”

“Si Patty…” lui l’abbracciò forte e mise la sua testolina sul petto di lei.

Mark guardava in silenzio quella scena.

Cosa stai provando Mark? Non reprimere tutto? Datti la possibilità di essere felice con lei?

Emily,intanto si era messa in un angolo a piangere. Mark notò lo strano atteggiamento della bambina, se qualcuno le aveva fatto del male, lui l’avrebbe ucciso.

“Emily.. Emily.. che hai? Parla!” Ma la bimba continuava a piangere..

“Mark così la spaventi…” Patty li interruppe anche Ed si avvicinò a loro.

“E’ così da quando siamo usciti da scuola, ma non mi ha voluto dire niente!” disse David anche lui preoccupato.

Patty le accarezzò il viso, le diede un bacino sulla fronte “Piccola, ascolta… Noi ti vogliamo molto bene… lo sai?” La bimba annuì “..bene… quando ci si vuole bene, ci si aiuta… tu sai che puoi sempre parlare con noi…così si comportano le famiglie..”

“Non tutte le famiglie…” rispose a bassa voce la bambina.

“Che vuoi dire?” chiese Mark dolcemente prendendola in braccio…

La bimba si asciugò le lacrime con la manina “Il papà di Lory le ha fatto tanto male!!”

Mark riuscì a farsi raccontare dalla bambina l’accaduto. Una sua amichetta Lory era stata picchiata dal padre ed era venuta a scuola piangendo… Mark riuscì a tranquillizzarla e a spiegarle che il papà di Lory non era una brava persona e che avrebbe pagato per ciò che aveva fatto. Così i bambini andarono felici a giocare in cortile.

“Che hai Patty?”… Ed aveva percepito qualcosa di strano, mentre la piccolina parlava. Patty era diventata pallida, quasi tremava… quasi piangeva. Lui si avvicinò, stava per mettere la mano sulla spalla, quando lei si scansò terrorizzata.

Mark non capiva il cambiamento di Patty… E si fece avanti, ma Patty li anticipò.

“Scusate ragazzi… credevo che certe cose non facessero più male…” si diresse verso il tavolo e si sedette e riprese a sorseggiare il the. I due la raggiunsero e si sedettero accanto a lei.

Il silenzio sembrava loro rompere i timpani.

Può il silenzio essere così fastidioso…?

“Anch’io… anch’io ho subito le molestie di mio padre…” Patty tremava un po’…

I due ragazzi avevano di fronte a loro un’immagine di lei inedita.

“Tu credi che il passato sia ormai sepolto, ma poi basta un niente, una voce, per far tornare alla memoria tutti i tormenti di una vita” i ragazzi riuscivano perfettamente a comprendere cosa lei volesse dire. Forse per questo, lei stava confessando loro quella brutta esperienza. Lei non ne aveva parlato mai con nessuno… ma sapeva che Ed e Mark l’avrebbero compresa.

“Io ero molto piccola avevo 10 anni, mentre mia sorella ne aveva 13. Mio padre…” Ed le prese la mano per incoraggiarla a continuare

“..mio padre entrava in camera nostra, ci obbligava a spogliarci e ci toccava, per nostra fortuna si limitava solo a toccarci…” le lacrime amare di una vita iniziarono a rigarle il viso.

I due ragazzi erano impietriti.

“Tutto questo è durato 1 anno. E’ stato orribile… Per questo avevo deciso di vestirmi da ragazzo. Non sopportavo l’idea di essere una ragazza, se io fossi nata maschio, lui non mi avrebbe fatto … tutto quello… Poi una sera stava andando oltre con mia sorella, il suo fisico era già quello di una ragazza.. ma lei riuscì a scappare. Mia madre scoprì tutto… Ma tutto era compromesso ormai… Lei non aveva visto il nostro dolore.. o aveva preferito ignorarlo e noi la odiavamo. Lui fu arrestato… credo sia morto!!! Io e mia sorella stiamo state allevate da mia nonna…”

Fra di loro calò il silenzio… poi lei riprese la sua espressione di sempre e serenamente

“Grazie! Per avermi ascoltato e per non aver detto nulla!” Si alzò e andò via.

Cosa avrebbero potuto dire?

Quando il dolore è molto forte, quando le ferite sono così profonde, non ci sono parole che possono riuscire a consolare. Non ci sono frasi da dire o gesti da compiere. Si può solo essere lì, presenti, con tutto il proprio affetto, con quella presenza che ti ridona un po’ di fiducia nel domani.

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