L’amore piu’ grande

Capitolo 1

By FukudaWolf

 

RUKAWA E HANAMICHI

“Non…deve…segnare…” si disse affannosamente Hanamichi.

Ma quel corpo muscoloso e possente lo sovrastò con un salto incredibile.

Hanamichi, travolto, cadde a terra. Vide il pallone cadere di fianco a lui.

“Canestro.” Disse quella voce fredda che aveva da poco imparato a conoscere.

“20 a 18” esclamò Fukuda da una panca lì vicino.

“Ho vinto, Do’hao.”

‘Dannazione, non posso negarlo… devo mantenere la parola data’.

Una mano lo afferrò e lo aiutò a rialzarsi.

“Mi dispiace, do’hao. Davvero.”

Hanamichi si allontanò tra i singhiozzi, mentre Fuku-Chan cercava invano di consolare la sua enorme tristezza.

 

DUE GIORNI PRIMA,SPOGLIATOIO DELLO SHOHOKU

 

“Do’hao, ti devo parlare”.

“Kitsune, ma allora ce l’hai la lingua!”

“Hn.”

“Ah, così ti riconosco! Comunque va bene.”

“Si tratta di una cosa lunga e penso che potresti soffrirne.”

Lo sguardo di Hanamichi, fisso negli occhi stranamente espressivi di Rukawa, si aggrottò.

“Va bene. Allora vieni a casa mia. Ne parleremo davanti ad un buon sushi.”

“Grazie do’hao”

“Di nulla Kitsune”

 

“Senti do’hao… sei la prima persona che mi ha scosso dal gelo che mi divora… sei il primo uomo che riesce a divertirmi, anche se non lo do a vedere e sono scontroso con te… forse proprio perché ho paura di… conoscere qualcuno più a fondo…”

“Scusa Kaede… non è che ti sei innamorato di me? Mettiamo in chiaro una cosa: il mio cuore è solo di Haruko… non mi andrebbe di illuderti…”

“Ma che hai capito… quello che provo per te è solo una grande simpatia… un’amicizia intensa!”

Hanamichi sorrise.

“Ne sono lieto, davvero.”

Ma Kaede sembrava scosso, turbato.

“Sono lieto di aver trovato un nuovo amico…” disse Hana, per rompere l’imbarazzante silenzio che si era creato.

“E io sono lieto di avere trovato il mio primo amico!” rispose Kaede.

“Anche se purtroppo mi rendo conto che durerà ben poco la nostra amicizia” aggiunse.

“E perchè?” chiese Hanamichi incuriosito da quello strano comportamento.

‘Non fare domande la cui risposta ti potrebbe uccidere…’ pensò la Kitsune.

“Mi sono innamorato della persona sbagliata, fratello. La persona più sbagliata del mondo… ma l’amore è così, ti prende quando ormai credi che non ne proverai mai l’ebbrezza, ti prende e non ti fa pensare a null’altro. Poco importa se è la persona sbagliata, poco importa se farà soffrire altre persone…”

Hana non avrebbe mai pensato di sentire così tante parole uscire dalla bocca della Kitsune. Non capendo dove ella volesse andare a parare, chiese esplicitamente: “E chi sarebbe la persona sbagliata?”

Rukawa deglutì.

La sua risposta si fece attendere per lunghi, interminabili attimi.

Poi aprì bocca, e quello che ne uscì ferì il rossino ben più dei pugni e dei calci che era solito incassare dalla volpe.

“Haruko Akagi.”

Passarono interminabili attimi in cui l’espressione del viso di Hanamichi fu assolutamente indescrivibile.

Un mix di sorpresa, di tristezza, di rabbia e Dio solo sa cos’altro percorse il suo corpo, lasciandolo immobile a fissare gli occhi di Kaede.

“Mi dispiace, Hanamichi. Davvero… non so cosa mi sia preso…”

“La nostra amicizia è già terminata” disse Hanamichi. “Ma resteremo comunque compagni di squadra, in campo non voglio discriminazioni. Abbiamo già perso un campionato nazionale per la nostra rivalità… e il prossimo sarà nostro.”

“Ti prego Hanamichi… non mi negare la tua amicizia!! Sei il mio primo amico, non voglio rinunciare a te.”

“E allora rinuncia ad Haruko”

Rukawa sbiancò.

“Non posso… io sono innamorato di lei! E poi questo cos’è, un ricatto?”

Una lacrima stava sgorgando silenziosa dall’occhio sinistro di Sakuragi.

“Cerca di capirmi. Non posso essere amico di chi sta per mettersi con Haruko. Tengo a lei più che a me stesso!”

Kaede capiva come potesse sentirsi il suo amico. Sapeva fin da subito che venire a conoscenza del suo amore per la Akagi avrebbe ferito profondamente Hanamichi. Eppure aveva voluto dirglielo di persona.

“Hanamichi… non è nemmeno detto che lei ci stia con me! Non ci ho ancora provato con lei…”
Hanamichi si infuriò ulteriormente. La lacrima che fino ad allora era rimasta incollata all’occhio, come per rifiutarsi di scendere, si liberò e percorse tutto il suo volto.

“Almeno non mi prendere per il culo, se mi reputi un così caro amico! ti sbava dietro da due anni, come puoi soltanto lontanamente ipotizzare che ti dica no?”

Finita questa frase, scoppiò in singhiozzi. Indicò a Kaede la porta per intimarlo ad andarsene. Non gli andava di piangere davanti ad altre persone.

Rukawa, capendo l’orgoglio del rossino, aprì la porta e se ne andò, lasciandolo da solo.

Non appena Kaede se ne fu andato, Hanamichi scoppiò in un pianto di tristezza e di rabbia, di rassegnazione e al contempo di desiderio di reagire…

Passò la notte in bianco, a piangere per il suo sogno infranto. Era SCONFITTO. Ancora una volta, veniva umiliato dalla volpe.

 

Il mattino seguente, Kaede aveva intenzione di provarci con Haruko. La vide venirgli incontro e fermarsi proprio davanti a lui. ‘L’occasione.’ Pensò Rukawa.

“Senti Kaede… non è che hai visto Hanamichi? Non l’ho visto, e sono preoccupata… domani c’è l’amichevole col Ryonan e non vorrei si fosse ammalato…”

“E perché lo chiedi a me?”

“Beh… ho già chiesto a tutti i suoi amici e nessuno ha notizie di lui!”

‘ E’ così preoccupata da andare a chiedere a tutti notizie sul do’hao!’

“Hn… comunque no, non so dove sia finito. Ciao”

‘Perché non le ho chiesto…dannazione…’

la verità, anche se Kaede non voleva ammetterlo, è che ci teneva a tal punto ad Hanamichi da non poter mettersi con la ragazza dei suoi sogni.

Immerso nei suoi pensieri, si incamminò verso la sua classe, dove passò ottime ore dormendo senza interruzioni.

I professori ormai erano piuttosto rassegnati e lo lasciavano fare.

Si risvegliò al suono della campanella, era già l’ora della pausa pranzo. Che avrebbe, come sempre, trascorso sul terrazzo.

Quando ebbe raggiunto il luogo dove intendeva consumare il pranzo, fu estremamente stupito di vedere Hanamichi.

“Ciao” lo salutò Rukawa.

“Hn” rispose di malavoglia Sakuragi.

“Che fai, mi copi le battute?” scherzò Kaede.

“Levati dalle palle, non è giornata” gli fu risposto con tristezza.

Rukawa si allontanò e si pose dalla parte opposta del terrazzo.

A un certo punto, però, non poté trattenersi dal fare una domanda al rossino.

“Nessuno ti ha visto in giro, stamattina. Ti davano tutti per assente. Dove ti eri nascosto?”

“Non sono cose che ti riguardano, do’hao.”

“Guarda che il do’hao sei tu.”

“Hn”

Non si scambiarono una sola parola per tutto il resto della pausa pranzo.

Quando rientrarono nelle rispettive classi, erano entrambi molto rattristati. Rukawa per aver perso un amico. Hanamichi per aver perso quella che era, a suo parere, la donna della sua vita.

 

FUKU-CHAN

Gli allenamenti furono particolarmente intensi, quel pomeriggio. L’indomani in quella stessa palestra si sarebbe tenuta un’amichevole col Ryonan. L’ex squadra di Kiccho Fukuda…

Il ragazzo, ora, vestiva la rossa maglia dello Shohoku.

Durante l’allenamento, pregustava il momento in cui avrebbe sconfitto la sua vecchia squadra.

Il fatto che ora giocasse per lo Shohoku era la somma di molte situazioni spiacevoli.

In primis, il litigio con Sendoh, causato dal fatto che quest’ultimo faceva delle avances a Karin, la ragazza di Kiccho. Poi, il fatto che Karin si fosse effettivamente messa con Sendoh. Non ultimo, gli screzi che ancora lo dividevano dal suo allenatore Taoka. Infine, il fatto che i suoi genitori avessero traslocato per motivi di lavoro. Ora era vicino di casa di Hanamichi.

Quel giorno, come tutta la squadra ebbe modo di appurare, Fuku-Chan aveva una marcia in più. Ogni volta che metteva a segno un bel canestro, un ghigno cattivo gli si dipingeva sul volto.

I suoi occhi erano arrossati dal furore, nonostante ciò la sua espressione restava immutata.

Indescrivibile, l’espressione di Kiccho Fukuda.

Appena entrato in squadra, si erano verificate le prime incompatibilità di carattere con Hanamichi. Ma poi, di punto in bianco, il rossino era cambiato decisamente nei suoi confronti, si mostrava sempre cordiale e sincero. Tant’è, che dopo un lungo periodo di rivalità, erano diventati amici inseparabili.

C’era fra di loro, in campo e fuori, una compatta complicità che li rendeva la coppia d’oro dello Shohoku.

La formazione era completata da Miyagi, il miglior playmaker della prefettura, da Mitsui, il tiratore scelto (era stato bocciato e pertanto vestiva ancora la divisa dello Shohoku) e Rukawa.

Akagi e  Kogure ora giocavano in una squadra universitaria.

La manager era sempre Ayako, l’allenatore sempre Anzai.

 

ANCORA HANA E RU

Quella sera mentre tutta la squadra faceva la doccia, Kaede si avvicinò ad Hanamichi e gli disse. “Ti devo parlare”

“Io no”

“Si tratta di Haruko.”

“Non mi importa nulla di quale sia l’argomento.”

“Se ti dicessi che ti offro un’opportunità di metterti con lei?”

“Ok, aspettami fuori.”
Rukawa sorrise, aveva colpito nel segno.

 

Quando tutti ebbero abbandonato gli spogliatoi, Rukawa e Sakuragi si allontanarono insieme. Fukuda, incuriosito, li seguì da lontano.

 

“Quale sarebbe la mia opportunità, Baka Kitsune?”

“Sconfiggimi.”

Hanamichi rimase sbigottito.

“Come sarebbe a dire ‘sconfiggimi’? Cosa c’entra Harukina?”

“se mi sconfiggerai sul campo da basket, la manderò tra le tue braccia.”

Si fermò per un istante. “Ma se sarò io ad avere la meglio, tu rinuncerai per sempre a lei.”

Hanamichi spalancò la bocca stupito.

‘Mi ha sempre battuto. SEMPRE. D’altra parte, non posso rifiutare, è la mia unica occasione…’

“Ci sto, Kitsune.”

 

Finì venti a diciotto per la Kitsune.

Hanamichi si allontanò in lacrime, sorretto dall’amico Fukuda.

Aveva perso ciò che di più caro avesse. Ma era contento di aver perso Haruko sul campo da basket… almeno aveva avuto l’occasione di non perderla. E se l’era lasciata sfuggire!

Fuku-Chan accompagnò a casa l’amico, poi un po’ imbarazzato gli chiese: “Domani ci sarai alla partita?”

Hanamichi si era totalmente dimenticato dell’amichevole, alla quale attribuiva decisamente ben poca importanza. D’altra parte,  lui era il capitano dello Shohoku ed inoltre sapeva quanto Kiccho tenesse alla partita. Non poteva non esserci.

“Va bene, non mancherò.”

Quella notte, il rossino dormì un lungo sonno senza sogni. Proprio quella sera, aveva smesso per sempre, coi sogni.

‘I sogni non fanno che distruggerti quando si infrangono’.

 

ANCORA FUKU-CHAN

L’amichevole col Ryonan fu la partita in cui si espresse al meglio un talento da tutti sottovalutato: Kiccho Fukuda.

Quel giorno, voleva umiliare la sua vecchia squadra.

Tutto il suo fair-play, tutto il suo animo sportivo scomparvero in quel giorno, lasciando il posto ad un giocatore freddo e spietato, cinico e imprendibile. Fu un vero “Fukuda-show”: lo Shohoku sconfisse lo Ryonan per centodieci a settantatre. Quaranta punti furono messi a segno da Fuku-Chan. Voleva umiliarli. Voleva che rimpiangessero di averlo perso… alla fine della partita, si voltò verso Taoka ed esplose in una risata assordante.

L’esperto allenatore si trattenne a stento dal picchiarlo. E allora, solo in quell’istante, capì il calibro del giocatore che si era lasciato scappare…

La tifoseria del Ryonan, giunta numerosa per quell’amichevole di lusso, fischiò per disapprovare il comportamento del giocatore, che per tutta risposta si portò sotto gli spalti e fece il gesto dell’ombrello. Poi si diresse negli spogliatoi, accompagnato dai fischi.

Stava per entrare nello spogliatoio quando gli si parò davanti un esterrefatto Sendoh. “Ti ricordavo diverso, ti ricordavo migliore”.

A Fukuda andò il sangue alla testa.

Spintonò via l’ex compagno, che rispose con un altro strattone. Volarono i primi pugni, poi la situazione degenerò in una violenta rissa. “Io invece ti ricordavo stronzo uguale!!” gridò Fuku-Chan mentre attaccava e vedeva il nemico piegarsi sotto i suoi colpi.

Fukuda colpiva per dominare, Sendoh ormai solo per difesa. La differenza di motivazioni era troppo ampia e Akira ebbe la peggio.

Ma quando si rialzò, sfoggiò il suo solito sorriso e gli disse: “Karin è di nuovo tua, se ti interessa. Volevo solo sbattermela un paio di volte, ora che ho avuto quello che volevo, l’ho lasciata.”

Quando vide Fukuda sgranare gli occhi per la costernazione, ci prese gusto.

“Era un po’ giù, quando l’ho lasciata. Forse si illudeva di avere un rapporto più serio con me.”

 

Sendoh, quella sera, imparò un’importante lezione. Mai provocare chi ha perso tutti i suoi sogni a causa tua. MAI.

Se se la cavò solo con due denti rotti ed una caviglia slogata, lo dovette al pronto intervento dei suoi compagni di squadra. Difficile pronosticare quanto male gli avrebbe fatto Fuku-Chan se fosse stato lasciato libero di continuare il pestaggio. Da quella sera, e per un bel po’ di tempo, smileman si levò il suo bel sorriso dal volto.

 

Quella sera, alle otto, con la scusa di una festa a casa di un amico, Fukuda uscì di casa. Ma non c’era nessuna festa, era solo una scusa per poter stare un po’ solo con se stesso.

Si diresse verso la spiaggia, deserta a quell’ora, e si mise a guardare affascinato il riflesso della Luna sul mare.

Erano capitate tante cose nella vita di Fukuda.

Prima aveva perso un amore che proseguiva da quasi un anno, poi il cambio di squadra… ciò che gli dava fastidio è che ora non era da solo a soffrire, a quanto pareva anche Karin non se la passava troppo bene.

Non che provasse qualcosa per lei. Dopo il trattamento ricevuto, sarebbe stato davvero stupido a sbavarle ancora dietro. Quasi un anno di illusioni e poi…

‘Non mi va di prenderti in giro, i miei sentimenti verso te sono cambiati… ora nel mio cuore c’è un altro…’

‘E chi è questo…?’

‘Akira sendoh…’

Il solo ripensare a quel giorno gli faceva venire i brividi… mollato per il porcospino…

Caso volle, il Destino a volte sa essere bastardo dentro, che proprio da lì passasse Karin…

“Ciao bello”

“Ma chi… Karin!!”

“Come va?”

“E tu che ci fai qui?”

“Eri più tranquillo una volta… comunque sono andata a trovare un mio amico ed ora me ne torno a casa… mi accompagni?”

“Mh, perché no?”

E così i due si incamminarono. Superato l’imbarazzo iniziale, Fukuda chiese alla ragazza conferma di quanto gli aveva detto Sendoh. Un velo di tristezza si pose sul volto di Karin.

“Sì, è tutto vero… mi ha trattata in modo infido…”

“Dai, puoi contare su un nuovo amico, se la cosa ti può consolare.”

La ragazza arrossì visibilmente.

“Veramente… speravo di poter contare su di te come qualcosa di più di un amico…”

A questo punto, molti avrebbero fatto salti di gioia. In fondo, Fuku-Chan sapeva di provare ancora qualcosa per la sua ex.

Ma quella sera, sotto una Luna splendida, sotto un cielo stellato da favola, un ragazzo dimostrò forza e carattere.

“Fra noi due è finita da un po’, e non certo per colpa mia… Ti vorrò sempre bene e non potrò mai dimenticarti, ma non sono un bamboccio nelle tue mani… mi hai preso in giro una volta e non permetterò che possa succedere ancora.”

La ragazza scoppiò in lacrime, rendendosi conto di quanto lei avesse ferito il suo Kiccho.

“Dai non fare così…” la consolò il ragazzo stringendola forte a sé.

“Ti voglio bene e lo sai…”

 

Quella sera due ragazzi piansero a lungo.

Karin pianse non solo per il rifiuto da parte del ragazzo che, ora se ne rendeva conto, non aveva mai smesso di amare, ma anche per averlo fatto soffrire così tanto.

Fukuda pianse, rendendosi conto che ora, tra lui e la sua ex, era finita davvero. Ma si sentiva orgoglioso per non essersi fatto prendere in giro da una che l’aveva preso e scaricato come un sacco di escrementi.

Sia alzò dal letto e, direttosi verso lo specchio a parete che c’era nel bagno di casa sua, si disse: “Sono un BEL ragazzo e non farò fatica a trovarmi una ragazza mille volte migliore.”

Forse non tutte le ragazze del mondo lo vedono come un bel ragazzo

ma a volte l’autostima fa miracoli sul morale di una persona!

 

Ok finito il primo capitolo della mia terza fanfiction!

Scrivetemi, per critiche o qualsiasi cosa!

Ditemi che ne pensate del mitico Fukuda: è o non è un mito?

Per me lo è… il mio indirizzo, per qualsiasi cosa, è wolf.paolo.arn@tiscali.it.

Ciao a tutti.

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