Capitolo 2

RUKAWA, HANAMICHI e FUKUDA

Hanamichi trascorse lunghi giorni nell’autocommiserazione.

“Oh quanto sono sfigato, oh quanto sono triste”.

Si rendeva conto che il suo comportamento non portava a nulla, ma non riusciva a fare a meno di abbattersi.

Rukawa, triste per aver perso per sempre l’amicizia del do’hao, si mise con Haruko.

Aveva placato tutti i suoi rimorsi di coscienza, avendo offerto al compagno la possibilità di riconquistare la Akagi.

Haruko era al settimo cielo vedendo coronare il suo sogno d’amore, nemmeno si rendeva conto di come soffriva il suo carissimo amico Hanamichi.

Fukuda passava un periodo di merda, ci provava con decine di ragazze senza trovarne una sola che ci stesse. La sua autostima faceva ormai acqua da tutte le parti.

Il campionato della prefettura di Kanagawa era già iniziato e per ora lo Shohoku non aveva incontrato particolari problemi.

Il nuovo capitano, Hanamichi, nonostante il pessimo periodo sul fronte sentimentale, era molto migliorato sul campo da basket… era tutto ciò che gli rimaneva e ce la metteva tutta, ogni istante della sua vita era dedicato a quello sport, già si vedeva nell’atto di sollevare la coppa del campionato nazionale… ma molte partite lo separavano da quel momento. A suo parere, era solo questione di tempo, non aveva il minimo dubbio che a vincere sarebbe stato lo Shohoku.

Ancora ripensava a quando, l’anno prima, avevano perso la finale PER COLPA DI RUKAWA.

Ma si rendeva conto che non poteva dare tutta la colpa al compagno di squadra… prima della partita avevano avuto un diverbio più acceso del solito, come al solito per qualche motivo banalissimo che nemmeno ricordavano più.

In campo, nel primo parziale e sul risultato di quindici pari, Hanamichi si era rifiutato di passare la palla a Rukawa, azione che avrebbe portato senza ombre di dubbio la Kitsune al canestro.

Hana aveva preferito fare da solo, e aveva fatto un ottimo punto individualmente in schiacciata. Ne era stato particolarmente felice perché credeva di aver dimostrato la sua superiorità sul rivale.

Poi, sullo scadere dell’ultimo parziale, si era verificata un’azione simile, ma questa volta era Kaede che avrebbe dovuto mandare a canestro Sakuragi. Preso dallo spirito di competizione, come se non si fosse reso conto dell’importanza di quel punto, dal quale dipendeva l’esito della partita, si era lanciato in una folle azione personale che era stata resa vana dall’ottima difesa degli avversari.

L’incontro era così finito con gli avversari in vantaggio per un punto soltanto.

Ma quest’anno le cose sarebbero andate in maniera ben diversa.

Hanamichi avrebbe portato la squadra alla vittoria. Tanto, ormai, a lui importava solo più quello… non aveva più un altro motivo per andare avanti, non aveva più una persona per la quale il suo cuore battesse. Si isolò dal mondo, come se avesse avuto paura di legarsi ancora a qualcuno, per non dover soffrire.

Inutile negarlo, i ruoli si erano invertiti. Rukawa era diventato(quasi) socievole. Non che fosse particolarmente simpatico o loquace, ma in ogni caso aveva gettato via la sua maschera di ostinata freddezza.

A raccogliere la maschera era stato Hanamichi. Nessuno pensava che l’allegro ragazzone simpatico e gentile potesse un giorno diventare un simile asociale. Si isolava dal mondo, nemmeno coi suoi compagni aveva più un vero rapporto.

Le uniche persone che lo capivano e che continuavano ad essergli accanto erano Yohei Mito e Kiccho Fukuda.

 

Passavano i mesi e la situazione era sempre la medesima.

Haruko felicemente con Kaede, Hanamichi e Fukuda demotivati e tristi; Karin innamorata di Fukuda e arrabbiata con se stessa per averlo in passato fatto soffrire; lo Shohoku imbattuto campione della prefettura di Kanagawa.

Ayako aveva finalmente accettato la corte di Ryota, che proseguiva da due anni, e si erano messi insieme. La primavera era giunta sulla soleggiata Kanagawa, una piacevole brezza solcava la spiaggia della città. Hanamichi guardava verso il mare e pensava al campionato nazionale, il sogno che i suoi amici Kiminobu e Takenori avevano inseguito invano per tre anni.

‘Chissà come se la passano’ pensò Hanamichi. ‘Bè, sicuramente meglio di me!’ aggiunse sconsolato.

Poi pensò ad Haruko. Pensò ai quasi due anni passati a sognarla ogni notte, a non vedere altro che lei, a voler gridare al mondo che la amava.

E ora? Non gli restava nulla. Nulla eccetto il basket. Ma gli occhi di Haruko non volevano smettere di tormentarlo.

Si faceva ancora mille illusioni. Si chiedeva se la coppia Haruko-Rukawa fosse veramente solida o se sarebbe finita da un giorno all’altro. Ma si rimproverava lui stesso di questi pensieri. Non gli andava di ostacolare la felicità della sua amata.

D’un tratto, si sedette accanto a lui il suo amico Fuku-Chan.

“Ciao bello.”

“Ciao. Come ti butta Fuku-Chan?”

“Come vuoi che vada? Il mio cuore mi dice: ‘basta con le menate, mettiti con Karin e falla finita’ , ma il mio orgoglio dice: ‘NO!! Chiunque, ma non Karin…’.

Insomma, ho passato momenti migliori. E tu?”

Gli occhi di Hanamichi erano così tristi da rendere ovvia la risposta.

“Credo che qualsiasi momento vissuto fino a questi ultimi mesi sia stato meglio di questo periodo.”

Fukuda e Hanamichi si abbracciarono, l’uno per consolare l’altro.

Erano le sei del pomeriggio.

I due ragazzi erano abbracciati sulla spiaggia deserta. D’un tratto, Fukuda pose le sue labbra calde su quelle di Hanamichi.

Non fu un bacio passionale, ma dolce. Dolcissimo. Per un attimo, Hanamichi pensò di vivere l’istante perfetto. Avrebbe voluto non finisse mai. Ed invece finì, e piuttosto bruscamente.

Sentirono la voce di Ayako e si sciolsero immediatamente dal loro bacio.

Ma era troppo tardi, sia lei sia Ryota li avevano visti.

Ryota era davvero scandalizzato.

“HanaKun, non sapevo che tu… che voi… insomma non sapevo ti piacessero i maschi!” riuscì a dire infine.

“Neanch’io…” disse senza troppa convinzione Hanamichi.

Fukuda era rimasto in silenzio a fissare il rosso. Il suo migliore amico. Non capiva che cosa lo avesse spinto a baciarlo… lui non era omosessuale, di questo era sicurissimo.

Ayako ridacchiava. “Ah ah, certo che questo farà bene all’unità della squadra! Se penso che fino a qualche mese fa non vi potevate sopportare! …”

Hanamichi e Kiccho si alzarono imbarazzatissimi e si allontanarono insieme.

Ryota e Ayako si guardarono un po’ stupiti, poi Ryota fece spallucce come a dire: ‘E chi ci capisce più qualcosa?’.

Poi si baciarono.

 

Fukuda e Sakuragi stavano camminando in silenzio.

Poi Hanamichi disse. “Che cosa ha significato per te quel bacio?”

Fukuda non sapeva cosa rispondere. “Forse era una cosa di pura amicizia, o forse era qualcosa di più.”

Hanamichi decise di non vincolare il suo amico in una storia con lui…

Con lo sguardo sempre più triste, anche se si sforzava di non fare trasparire i suoi sentimenti, disse a Kiccho: “Ti prego mettiti con Karin. Lei lo vuole, tu lo vuoi. Poi penso che tu l’abbia già ‘punita’ a sufficienza per il suo comportamento. Solo, non dimenticarlo MAI il nostro bacio. Perché per me è stato il primo, e sono contento che a baciarmi sia stato proprio il mio migliore amico, non importa se è del mio stesso sesso.”

Fukuda regalò ad Hanamichi uno dei suoi preziosi ed ormai rari sorrisi.

“Non potrò mai dimenticarlo, perché anche per me è stato il primo bacio.”

Si abbracciarono.

Poi si separarono, era già quasi ora di cena.

Era stata una giornata che nè Fuku-Chan né Hana-Kun avrebbero mai dimenticato.

Ma avevano entrambi scordato una cosa: chiarire la situazione coi due involontari spettatori della scena: Ryota e Ayako.

Ed era una dimenticanza che sarebbe costata parecchio cara.

 

Infatti, il giorno successivo, si sparse la voce che Hanamichi e Fukuda si fossero messi insieme.

Quando Hanamichi arrivò allo Shohoku, ignaro delle voci che giravano sul suo conto, Rukawa gli si fece incontro. Egli si era convinto, come tutti, del nuovo amore di Hana. Gli dispiaceva, perché si riteneva colpevole del ‘brusco cambiamento di tendenza’ del suo amico.

“Senti, Hana… sei davvero sicuro di ciò che fai?”

“Muto, tu. Non ti devi rivolgere a me.”

Hanamichi proseguì il suo cammino, e notò che tutti quelli che incontrava lo guardavano in modo strano.

Inorgoglito, attribuì la cosa al fatto che mancasse poco all’inizio dei nazionali, e la gente fosse emozionata al vedere il campione Hanamichi.

Quindi, si stampò sul suo volto un bel sorriso e in un batter d’occhio, si trovò allo Shohoku.

Gli si fece incontro Mito.

“Senti fratello… ti volevo solo dire che non reputo importanti i gusti sessuali… e nulla cambierà nella nostra amicizia… bè, ti auguro tanta felicità.”

Hanamichi si grattò la testa stupito dal discorso dell’amico, che lo guardava trepidante attendendo una risposta.

Hana-Kun, spalancati gli occhi, si diede una grattatina alla testa e poi, apprensivo, pose la mano sulla fronte dell’amico.

“Eppure non si direbbe che tu abbia la febbre… bè riguardati amico, perché stai vaneggiando sai?”

“Non prendiamoci in giro Hanamichi. Ormai lo sanno tutti che esci con Fukuda!”

Hanamichi cadde dalle nuvole.

“Ma io non esco con Fukuda.” Obiettò candidamente il rossino.

“Si, come no! Ti ha baciato con spirito fraterno, immagino!”

Allora Hanamichi afferrò appieno la situazione. Ryota e Aya avevano messo in giro voci sul loro bacio ed ora tutti lo credevano omosessuale.

“Ci mancava anche questa…” sussurrò a se stesso prima di allontanarsi.

E infatti era proprio come temeva, ora tutti lo credevano gay.

 

Non era il massimo come situazione, aveva provato a smentire ciò che si diceva in giro, ma era stato inutile.

Perfino la SUA Haruko lo reputava omosessuale.

Senza poi contare che Fukuda aveva seguito il consiglio dell’amico e si era messo con Karin. Ora lui era l’unico sfigato della compagnia.

In compenso era ormai diventato per certo il migliore della squadra di basket.

Mancavano solo tre giorni alla partenza per Tokyo, dove si sarebbero tenuti i campionati, quando si presentò l’ennesimo inconveniente. Hanamichi si infortunò durante uno dei suoi allenamenti extra in notturna.

Fortunatamente, si rivelò essere soltanto una distorsione lieve alla caviglia. Nonostante ciò, avrebbe saltato la prima partita del campionato, contro una squadra decisamente abbordabile.

Alla partenza, l’allenatore comunicò la disposizione nelle camere d’albergo dei giocatori.

E anche qui, ci fu qualche dolente nota.

Anzai disse: “Oh Oh Oh. Per risparmiare sulle camere, le due ragazze (Ayako e Haruko) dormiranno con un ragazzo, estratto a sorte. Oh Oh Oh.”

Era una cosa dannatamente infantile, giocarsi a sorte il posto letto con le ragazze!

E l’urna contenente i nomi di tutti i giocatori diede il responso che mai e poi mai Hanamichi avrebbe voluto sentire: Kaede Rukawa.

Haruko arrossì visibilmente, e perfino il ghiacciolo sembrò un minimo turbato. Hanamichi cercò di fingere indifferenza, ma si vedeva che la cosa gli rodeva.

L’allenatore proseguì nel comunicare le varie camerate. Hanamichi avrebbe dormito con Fukuda, Miyagi e Mitsui.

Infine, una camera sarebbe stata occupata dalle riserve.

Scoprirono con gioia che nel loro stesso albergo avrebbero alloggiato anche Akagi e Kogure, che avevano deciso di assistere al campionato.

La prima giornata fu contraddistinta da un allenamento particolarmente intenso, che Hanamichi potè solo guardare, a causa della sua inattività forzata.

Il giorno dopo si sarebbe tenuta la prima partita.

Quella sera andarono tutti a coricarsi molto presto.

Ma Hanamichi non riusciva a prender sonno. Pensava a Rukawa e Haruko teneramente abbracciati.

Purtroppo per lui, non si stava sbagliando. I due ragazzi avevano aspettato che Aya si addormentasse per potersi scambiare un po’ di effusioni. Ma poi, da cosa nasce cosa, si erano trovati nudi… ed era successo tutto quello che poteva succedere.

Quando ebbero finito, Rukawa si addormentò ancora dentro di lei, pensando a cosa gli avrebbe fatto il Gorilla se l’avesse scoperto.

La mattina seguente fu all’insegna del riposo, in vista della partita del pomeriggio.

 

La partita fu vinta con una certa facilità dallo Shohoku.

Hanamichi fu dispiaciuto di non poter giocare, ma una tegola ancora più pesante gli fu gettata in testa da Anzai, il quale gli comunicò che non avrebbe preso parte nemmeno alla partita successiva, che si sarebbe tenuta dopo due giorni. La motivazione era che la squadra avversaria non era molto forte e l’allenatore non reputava intelligente rischiare il suo uomo chiave.

Hana-Kun capì le ragioni del suo allenatore, ed evitò anche di fare scenate del tipo: “Come farete senza il Tensai Sakuragi?”.

Non era più nel suo stile gasarsi, dopo che Haruko si era messa con Rukawa. Si sentiva perennemente umiliato.

 

Anche la partita successiva fu vinta con facilità, e la caviglia di Sakuragi era ormai guarita.

Solo un giocatore non aveva brillato nella partita, si trattava di Kaede.

Hanamichi, decidendo di porre momentaneamente da parte l’inimicizia a favore della squadra, gli si avvicinò nello spogliatoio e gli chiese se c’era qualcosa che non andava.

Rukawa, in cuor suo, fu contento che il do’hao si preoccupasse per lui, fingendo di non sapere che lo faceva solo per migliorare la squadra.

“Se devo essere sincero, ho qualche problema con Haruko.”

Hanamichi spalancò gli occhi.

“Dopo che abbiamo fatto l’amore, il nostro rapporto non è più lo stesso.”

Hana-Kun ebbe un tuffo al cuore.

“Cosa… avete fatto?” gli chiese incredulo.

“Abbiamo fatto l’amore, la prima notte qua. E da allora nulla va più come prima.”
Hanamichi corse via piangendo. Rukawa fu sinceramente dispiaciuto di aver ferito ancora l’amico, ma aveva voluto dirgli la verità.

Hanamichi andò a piangere fra le braccia di Fukuda, il quale cercò invano di consolare il suo caro amico.

Nella partita successiva, difficile e sofferta, lo Shohoku vinse per soli tre punti di scarto. A risolvere la partita, drammaticamente compromessa nel primo parziale con uno svantaggio di undici punti, fu Hanamichi, entrato nel secondo parziale.

Fu grazie a quella vittoria che lo Shohoku si qualificò per la semifinale… contro il Ryonan.

Il Kainan, a sorpresa, aveva perso nella finale del campionato di prefettura, proprio contro il Ryonan. E per la prima volta in diciotto anni non aveva preso parte ai nazionali.

La partita contro il Ryonan, come previsto, fu decisamente combattuta. Ma lo Shohoku ebbe la meglio al secondo tempo supplementare, grazie ad uno Slam Dunk di Fukuda.

Kiccho si sentì un Dio. Aveva finalmente affossato la sua vecchia squadra in un incontro ufficiale… e per di più c’era in palio la finalissima dei nazionali!

Telefonò subito a Karin per informarla e si stupì del fatto che la sua ragazza non era sembrata poi troppo contenta.

 

I giorni successivi furono spossanti per Hanamichi.

Continuava a immaginarsi la Kitsune ed Haruko in atteggiamento intimo.

 

Ad un giorno dalla finale, Hanamichi era solo nella sua stanza, Miya, Hisashi e Fuku-Chan erano usciti, quando sentì bussare alla porta.

“Avanti.”

La porta si spalancò ed entrò Haruko.

“Ciao” la salutò stupito coi suoi occhini dolcissimi spalancati.

La ragazza scoppiò in lacrime e gli si buttò fra le braccia.

‘Fino a qualche mese fa, mi sarei sentito in Paradiso…’ constatò tristemente Hana-Kun.

“Dai piccola. Che c’è che ti fa soffrire?”

le sussurrò gentilmente il ragazzo.

“Io e Kaede…” disse fra i singhiozzi la ragazza. Hanamichi la strinse a se più forte.

“Abbiamo fatto…” la ragazza si fermò imbarazzata e le lacrime continuavano a rigare il suo splendido volto.

“Lo so.” Disse Hanamichi per toglierla da quell’imbarazzo.

“E ora… non so più se lo amo ancora o no…”

Hanamichi, vedendola piangere, non riuscì ad essere felice di quella notizia.

“Ho… ho paura che lui sia stato con me tutto questo tempo solo per quello.”

Presa da un impulso irrefrenabile, la ragazza vide il volto dell’amico così rattristato, e lo baciò con dolcezza sulla bocca.

Ma poi gli chiese scusa. Era dannatamente confusa.

Hanamichi realizzò in quell’istante che aveva due possibilità. Poteva rassicurarla, dicendole, come sapeva, che Kaede la amava sopra ogni altra cosa. Oppure poteva rafforzare i suoi dubbi e… farla soffrire. Ma poi, FORSE loro due si sarebbero lasciati e FORSE lui ne avrebbe potuto approfittare.

L’indecisione più assoluta aleggiava nella sua mente.

 

L’AMORE PIU’ GRANDE

“Non ti preoccupare, bella mia. Rukawa ti ama follemente, e ciò che è successo tra voi ne è solo la dimostrazione. Fidati di me, Haruko. Lo sai bene che non ti mentirei mai.”

La ragazza si strinse ancora più forte a lui.

“Ti voglio troppo bene. Sei l’amico più caro che io possa desiderare, non immagini nemmeno quanti dubbi mi abbiano tolto le tue parole.”

 

Lo Shohoku si impose per un solo punto contro il Sannoh, conquistando il campionato.

Fu una festa oltre ogni immaginazione per la squadra di Kanagawa.

Hanamichi sorrise per il modo in cui era stata vinta la partita.

A pochi secondi dalla fine, Rukawa si stava per lanciare nell’ennesima folle azione solitaria, ma quando aveva visto un lampo rosso sfrecciargli accanto, non aveva esitato nemmeno per un istante a passargli la palla. E così Hanamichi era andato a canestro. Poi si erano abbracciati.

 

Il rossino, mandando praticamente Haruko tra le braccia del volpino, aveva capito che era il momento di porre da parte quella sciocca rivalità.

E così erano campioni. Anzai regalò ai neocampioni una sorta di vacanza bonus. Si sarebbero fermati lì ancora quattro giorni.

Ad Hanamichi un’idea un po’ folle stava frullando in testa…

 

Akagi si stupì di sentire bussare alla porta alle due di notte. Era sveglio per puro caso, perché si era svegliato per bere un bicchiere d’acqua.

Aprì la porta e si ritrovò davanti Hanamichi.

Non si arrabbiò per l’orario della visita… era troppo contento per la vittoria della sua vecchia ed amatissima squadra!

“Ciao campione”.

Ma Hana-Kun, al posto di contraccambiare il saluto, gli si buttò fra le braccia piangendo.

Poi, quando si fu fermato, spiegò al vecchio capitano le sue intenzioni.

“Domani parto.”

“Dove credi di andare, scusa?”

“Destinazione America.”

“Ma che, sei scemo?”

“Ho spinto tua sorella fra le braccia di Rukawa. Ho vinto il campionato nazionale. Qua ho ottenuto tutto ciò che potevo ottenere. Partirò domani stesso… non cercare di fermarmi… lo dirò solo a Fukuda. Tu comunica la notizia agli altri. Tornerò a trovarvi la prossima primavera, ci puoi giurare Gori!”

Il Gori stava per obiettare che la cosa non aveva senso, ma si pizzicò la lingua, capendo la situazione dell’amico.

“Va bene, capisco.”

 

La mattina seguente, tutti tranne Akagi e Fukuda si chiesero che fine avesse fatto Hanamichi.

Akagi diede l’annuncio della partenza del rossino. Tutti furono profondamente stupiti.

Nel frattempo, un aereo solcava il cielo. Su quell’aereo, un ragazzo deciso a fare carriera.

Triste, il ragazzo pensava: ‘L’amore più grande è quello che sacrifica se stesso.’

 

***

 

Questa fanfiction non finisce ovviamente qua!!

Esattamente un anno dopo, Hanamichi tornerà dall’America…

Scrivetemi ok? Mi dovete assolutamente far sapere cosa ne pensate: Hana deve coronare il suo sogno d’amore con Haruko o preferite che lei resti con Kaede?

Aspetto le vostre Mail… ciao a tutti e alla prossima.

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