PAURA DEL GIUDIZIO ALTRUI

Kiminobu Kogure.

Si guardava allo specchio e scrutava se stesso con aria esageratamente critica. ‘Inutile riservaccia’ inveì mentalmente contro se stesso.

‘Ma chi cazzo ti credi di essere’ continuò nel suo monologo mentale che nessuno avrebbe mai conosciuto ‘Cosa credi penseranno di te i tuoi compagni, dopo gli allenamenti?’

Kiminobu Kogure… da sempre segretamente ossessionato dal parere che le altre persone potessero avere di lui.

Capita, a volte, se si è persone profonde e riflessive.

Un inutile riservaccia.

Una gran persona, su questo nessun dubbio. Arrivare a sedici anni senza aver mai ferito nessuno, senza nemici, non è da tutti.

Ma una persona ridicola. Aveva da sempre inseguito un sogno che non poteva realizzare…

Vincere il campionato nazionale. Eppure, da lì a pochi giorni sarebbero partiti appunto per giocare il campionato nazionale, dopo avere battuto il Ryonan, lo Shoyo, e dopo avere addirittura impensierito il leggendario Kainan. Ma non riusciva a sentirsi protagonista. Non si sentiva protagonista del suo sogno… gli sembrava di essere piuttosto un primo tifoso dello Shohoku, o al più un manager della squadra.

Era sempre lui a istigare i suoi compagni nei momenti difficili.

Sempre lui a ricordare al suo amico e capitano Takenori Akagi il loro sogno comune, quando la situazione si faceva difficile. Ma le sue mansioni finivano qui.

‘Non servo praticamente a nulla’ concluse fissandosi allo specchio.

Preferì allontanarsi da esso quando vide una lacrima sgorgargli dolce dall’occhio.

Seduto sul suo letto, subito la asciugò.

‘Fortunatamente i miei genitori sono fuori per lavoro con Ayase’ pensò ‘Alla mia età… piangere per un sogno da ragazzino…’

La sua dolcissima sorellina Ayase… quando pensava a lei gli veniva da sorridere. La vita era buona, con lei. Campionessa in erba di pallavolo, intelligente e… dannatamente bella.

Sorrise ancora. Ma si sentiva una merda. Erano le sei di sera e lui era seduto su un letto a piagnucolare e al contempo sorridere pensando alla sorella. Cose da matti.

Cose che a volte succedono, se si è profondi e riflessivi.

Pensò all’unico momento di gloria nella sua banale esistenza.

Il punto decisivo siglato contro il Ryonan. Un canestro meraviglioso.

‘Stupido. Non devo perdermi in quel ricordo… l’avrebbe messo chiunque’ pensò.

Era un fenomeno quando si trattava di abbattersi. Aveva sempre cercato di nasconderlo, di nascondere quella sua naturale attitudine al pessimismo.

Si mostrava a tutti allegro e disponibile e nel frattempo, a poco a poco, moriva dentro.

Decise che sarebbe uscito, quella sera. Aveva una mezza idea di allenarsi nel campetto da basket del suo quartiere… ma sapeva che era un enorme errore. Proprio lì, ogni sera, si allenava l’immenso Kaede Rukawa. Inutile negarlo, provava un’immensa ammirazione per quella matricola.

Se fosse stato gay, come tutti pensavano, se ne sarebbe sicuramente innamorato.

Ma lui non era omosessuale. Era solo una credenza popolare alimentata dal fatto che in sedici anni mai si era lasciato scappare un commento su qualche ragazza. Cose che possono succedere, a un ragazzo riflessivo e profondo.

Aveva creduto lui stesso di essere gay, un paio di anni prima. Pensava in continuazione ad Akagi, e la cosa lo imnbarazzava molto.

Ma capì in breve tempo di essere etero. Gli bastò fare un breve viaggio dentro se stesso, per capire che per Akagi provava una fortissima ammirazione, rispetto, amicizia… ma l’amore no.

Da allora aveva deciso di tenerlo da parte, l’amore.

‘è un campo in cui, con la faccia che mi ritrovo, non potrò mai avere successo’ si era detto.

Fino a che, a inizio stagione, aveva conosciuto Ayako.

Si era presentata all’allenatore Anzai, con la chiara intenzione di diventare una manager della squadra. L’allenatore aveva subito acconsentito, aveva subito scorto in lei una gran grinta e una profonda determinazione.

Per tutti, era un vero piacere averla in squadra. Era un’ottima e severa manager e… nessuno poteva negare che fosse anche molto carina.

Un ragazzo si mostrò fin da quando la conobbe particolarmente interessato a lei.

Si trattava di Ryota Miyagi, il talentuoso playmaker della squadra.

Ma un altro ragazzo ne fu istantaneamente innamorato, anche se non avrebbe mai avuto il coraggio di dichiararsi. Si trattava di Kiminobu.

A ogni allenamento non riusciva, nei momenti di pausa, a levare lo sguardo da quell’angelo. Ma lei era troppo impegnata a fare la civetta con Ryota per accorgersi di quel povero occhialuto che la fissava imbambolato, come se fosse in trance.

In squadra quasi tutti sapevano, nonostante il suo riserbo, della segreta passione di Kogure.

Bastava loro dare un’occhiata fugace a Kogure, e immancabilmente lui stava fissando Ayako.

‘Ridicolo’ pensava ridacchiando Ryota ‘L’ultima delle mie preoccupazioni’.

Tutti gli altri rispettavano con riguardo i suoi sentimenti. Sì, era una persona molto rispettata.

Chiaramente, non per le sue doti di giocatore, quanto per la sua devozione al basket.

‘una devozione RIDICOLA’ si affrettò a concludere Kiminobu alzandosi dal letto e scendendo in cucina a preparare cena.

 

Quella sera, ben sapendo che avrebbe trovato l’invidiato Rukawa, decise comunque di allenarsi per conto suo.

‘Poco importa se sono una mezza sega, fra pochi giorni inizia il campionato e devo essere al meglio della mia condizione, anche se probabilmente non entrerò in campo’ pensava mentre si dirigeva verso il campetto.

Ovviamente, già da lontano intravide una figura muoversi con la velocità e la determinazione di una volpe.

E più si avvicinava, più si sentiva stupido.

Più si sentiva un idiota.

Si sentiva una RISERVACCIA inutile.

Non andò ad allenarsi in quel campetto. Salutò Rukawa, che lo contraccambiò con un cenno distratto,  e proseguì verso il campo più vicino. Che era a due kilometri.

Rukawa gli dedicò addirittura qualche secondo dei suoi pensieri.

‘aveva un pallone in mano… chissà perché non si è fermato qui ad allenarsi.’ Ma non gliene importava un granchè. Riprese a dar mostra a se stesso di tutte le sue qualità, e pochi minuti dopo già sin era scordato di aver visto quello sfigato di Kogure.

Nel frattempo, Kiminobu aveva raggiunto il campetto.

Ignorava che proprio lì si stesse allenando Fukuda del Ryonan.

Esitò per un attimo, poi si levò la maglia e chiese al temuto avversario se poteva allenarsi lì per quella sera.

Fukuda acconsentì incuriosito.

‘Chissà perche non si allena al suo campetto?’ si chiedeva mentre osservava quell’insignificante esserino concentrarsi cercando di mettere a segno qualche buon tiro da tre.

Inconsciamente, nutriva un  gran rispetto per quella riserva. Aveva affossato la sua squadra con uno dei tiri nei quali ora si allenava.

Il grande Ryonan spedito a casa dal tiro incerto di una riserva.

Per tutta la sera Kogure si allenò incessantemente, e Fukuda fece lo stesso in prossimità dell’altro canestro, senza mai rivolgersi la parola o anche soltanto uno sguardo.

Quando ormai si era fatto piuttosto tardi, Kiminobu indossò la maglia e si preparò ad abbandonare il campo.

Ma sentì una mano posarsi sulla sua spalla e quando si girò c’era Fukuda.

“ehi amico” gli disse “pensi di tornare domani sera?”

“Non lo so… ti ho infastidito, vero? In tal caso…”

“No, al contrario. Che problemi credi di avermi dato? Se ci sarai domani sera potremmo anche allenarci insieme, che ne dici? Trovo stimolante l’uno contro uno.”

Kiminobu non riusciva a crederci.

“Ci sarò, Fukuda”

“Ciao fratello. A domani allora.” Disse Fukuda battendogli un cinque.

Kogure percorse la strada del ritorno a casa ripensando alle parole dette da Fukuda.

‘Che stimoli può avere da un uno contro uno… con me? Non sono degno di essere un suo allievo, figuriamoci un suo compagno di allenamento!’

Ecco, era di nuovo piombato nel suo nero pessimismo.

Raggiunta casa sua, subito andò a coricarsi piuttosto stanco.

La scuola non era ancora finita, anche se mancavano pochi giorni. E l’indomani avrebbe dovuto svegliarsi presto.

 

Durante le ore scolastiche, stranamente Kiminobu non riuscì a concentrarsi. Non era da lui.

Non faceva che ripensare a ciò che Fukuda gli aveva detto.

L’aveva trattato come un vecchio amico nonostante si conoscessero a malapena.

Non vedeva l’ora che arrivasse la sera. Anche se si rendeva conto che contro Fukuda avrebbe fatto una figura ridicola…

Le ore scolastiche passarono lente e kogure non si concentrò neppure per cinque minuti consecutivi.

Non era poi un grosso problema, per lui, perdere qualche ora di lezione.

Era sempre stato molto bravo a scuola. Era l’unico campo in cui avesse pieno successo. Ma non gliene importava granchè.

 

Nel pomeriggio, gli allenamenti furono piuttosto intensi. Tutta la squadra era concentratissima, cercava di migliorare ancora, in vista dei campionati nazionali.

Kogure parve particolarmente preciso e determinato. Sia Ayako sia Anzai non ebbero occhi che per lui.

L’allenatore l’aveva sempre ritenuto un buon giocatore, senza particolari doti tecniche, ma con una grande devozione e determinazione.

Ma così deciso non l’aveva visto mai.

Finiti gli allenamenti, dopo la doccia Kogure corse subito verso casa sua.

Proprio come aveva fatto il giorno prima, si coricò sul suo letto e pensò.

Furono pensieri leggermente più ottimistici di quelli del giorno prima.

Si preparò cena e dopo aver mangiato prese il pallone e corse subito verso il campetto dove si era allenato il giorno prima, che si trovava a poche decine di metri dal liceo Ryonan.

Passò correndò accanto a Rukawa e lo salutò.

‘Ma dove diavolo va?’Pensò Rukawa. ‘Il solito mentecatto’ concluse riprendendo a giocare.

Ringraziò il cielo che il quattrocchi non si fosse accorto che non era da solo.

Hanamichi si era nascosto bene… alla vista di Kiminobu si era buttato nei cespugli accanto al campetto. Sarebbe stato difficile trovare qualche giustificazione al fatto che i due rivali di sempre si allenassero insieme… a volte l’amore non è una giustificazione sufficiente.

 

Kogure era arrivato al campetto. Fukuda non c’era.

‘Mi ha preso in giro’ pensò deluso ‘non verrà’.

Cominciò a esibirsi nei tiri da tre. In genere aveva una buona percentuale di realizzazione. Almeno un settantatrè per cento.

Si abbatteva considerandosi uno scarso, ma avrebbe dovuto rendersi conto che solo la presenza in squadra di quel fenomeno di Mitsui gli negava il posto da titolare.

Non avrebbe dovuto abbattersi così, in fondo era davvero un buon giocatore.

A un tratto, mentre metteva a segno un tiro dalla distanza impossibile, sentì un applauso alle sue spalle.

Si voltò e si stupì.

Non solo trovò davanti ai suoi occhi Fukuda, ma…c’era anche Sendoh.

“Ciao fratello” disse Fukuda.

“Ciao…’ rispose timidamente Kiminobu. Era imbarazzato. Aveva davanti un giocatore incredibile quale Sendoh. Questo non faceva che affossare ulteriormente la sua autostima.

“E’ qua solo per assistere” disse Fukuda, come se avesse letto nei pensieri di Kogure.

“Per assistere alla nostra sfida” aggiunse con un sorrisetto provocatorio.

“Sono pronto, quando vuoi” affermò Kiminobu.

“Ai venti?” chiese Kiccho.

“Ai venti.” Confermò Kogure ostentando freddezza. In realtà se la stava facendo sotto.

 

Nel frattempo Rukawa e Hanamichi stavano allenandosi senza particolare impegno.

Ad un tratto Rukawa prese in mano il pallone e disse

“Ti devo chiedere una cosa”

“Parla”

“Cosa provi per quell’oca della sorella di Akagi?”

Hanamichi arrossì.

“Sono innamorato di lei”.

Rukawa si pizzicò il labbro inferiore coi denti e una lacrima gli rigò il volto.

“E… cosa provi per me?” aggiunse.
Hanamichi arrossì un po’ di più.

“Sono innamorato di te”

Rukawa lo abbracciò, incurante del fatto che erano su un campetto pubblico e chiunque fosse passato di lì li avrebbe visti.

Ma la provvidenza volle che, in quegli splendidi istanti, nessuno passasse di lì.

Rukawa si aspettava che il suo Hana lo respingesse. L’aveva detto lui stesso, no? Amava quella babbuina…

Hana baciò con dolcezza Kaede.

Rukawa sgranò gli occhi e gli sembrò per un attimo di volare, mentre le loro lingue si abbracciavano in una danza confusa che i due ragazzi avrebbero voluto non finisse mai.

Fu un bacio lungo e profondo. Era il primo bacio per entrambi, e tutti e due si stupirono segretamente del fatto che lo stavano dando ad una persona dello stesso sesso.

 

Come lui stesso aveva previsto, Kogure patì una tremenda umiliazione da parte di quel giocatore eccelso che era Fukuda.

Il punteggio finale fu di venti a due, e l’unico canestro messo a segno da Kiminobu fu frutto di una distrazione deel’avversario.

Fukuda sembrò più deluso che allegro della sua vittoria schiacciante e se ne andò a dormire, non certo esausto.

Kogure rimase in piedi immobile aspettando che Akira Sendoh iniziasse a sfotterlo. Chi non lavrebbe fatto?

Akira perseverò nel suo sorriso vacuo e si grattò la testa sempre sorridendo.

“Ma tu ce le hai le palle?” disse a un certo punto, rivolgendosi a Kogure.

“Ecco… io…” il povero Kiminobu non sapeva come giustificare la sua magra figura. Si rendeva benissimo conto che, oltre alla indiscussa superiorità dell’avversario, anche lui stesso l’aveva favoreggiato sfoderando una prestazione altamente sottotono.

“Non te ne sei sicuramente accorto, perché ho fatto in modo di non farmi vedere, ma… oggi ho assistito agli allenamenti dello Shohoku”

Kogure sgranò gli occhi stupito.

“Bravi, molto bravi tutti. Ma un giocatore in particolare mi ha stupito per la sua fredda determinazione”

“Kaede Rukawa, vero? Quel ragazzo migliora a vista d’occhio…”

“Kiminobu Kogure, invece. Molto più determinato, molto più grintoso, ma al contempo più riflessivo e intelligente.”

“Mi prendi in giro?” si informò Kogure.

Sendoh non rispose nemmeno a quella domanda. Era ovvio che no.

“Ridicolo. Stasera sei stato ridicolo. Tutto ciò perché avevi paura di sfigurare davanti al tuo avversario. Ti rivelerò una mia impressione. Se tu avessi giocato come hai fatto oggi agli allenamenti, avresti battuto Kiccho Fukuda”

Detto ciò si alzò e salutato il suo interlocutore con un cenno della mano si allontanò.

‘Spero che il ragazzo abbia capito’ si disse ‘Merita ben più di quello che ottiene. Se soltanto si levasse di dosso quella maledetta paura del giudizio altrui…’

Kogure si avviò a sua volta verso casa sua.

‘AVRESTI BATTUTO KICCHO FUKUDA’

Quelle parole gli risuonavano nella sua mente.

Quella sera aveva imparato una lezione importante, forse la più importante che avrebbe mai imparato.

Mai temere più di tanto il giudizio degli altri. Tenerne conto, sì, ma non metterlo davanti a se stessi e alle proprie emozioni.

Fino a quel giorno era come se avesse giocato sempre con una pistola puntata addosso. La paura di commettere errori l’aveva spinto a giocare sempre con troppi scrupoli, e ben sotto al suo livello di gioco degli allenamenti.

‘Ma domani inizia un altro giorno’ si disse finalmente fiducioso.

Mentre passava accanto al campetto del suo quartiere, vide due persone abbracciarsi e baciarsi nell’ombra.

Non ci mise poi molto a capire che erano Kaede e Hanamichi.

‘Oddio’ si limitò a commentare mentalmente e accelerò il passo contento che i suoi due compagni di squadra non l’avessero visto.

 

“Kaede, non ti è sembrato di sentire dei passi sulla strada?” chiese allarmato il rossino.

Rukawa scosse la testa senza proferire parola.

Poi iniziarono nuovamente a baciarsi.

 

Kogure, la mattinata seguente, non sapeva se era bene confidare ad Akagi ciò che aveva visto la sera precedente.

Alla fine, decise di dirglielo.

Quando l’ebbe fatto, Akagi sembrò visibilmente scosso.

Ma poi ridacchiò e disse: “Meglio così. Forse la scimmia smetterà di tormentare la mia sorellina.

 

Da lì a pochi giorni, tutto l’istituto seppe del rapporto omosessuale tra Kaede e Hana.

D’altra parrte, essi non fecero nulla per tenerlo nascosto.

Si promisero che mai si sarebbero scambiati effusioni in pubblico, perché si rendevano conto che se l’avessero fatto avrebbero potuto avere dele noie.

Anche il preside, dopo averli convocati nel suo ufficio, si convinse che, a patto che non avessero dato spettacolo, sarebbe stato male cercare di separarli.

E così dopo pochi giorni, il loro rapporto fu accettato da tutti.

Kaede spezzò il cuore delle sue fans, ma non se ne rattristò.

Solo una cosa turbava la sua felicità: Hana quella sera aveva detto di amare anche la babbuina. Non poteva sopportare che il cuore del suo amato fosse conteso fra lui ed un’altra persona.

Un giorno, preso da parte il suo coraggio, decise di parlarne direttamente con Hana.

“Provi ancora amore per la Akagi?” gli chiese a bruciapelo.

Gli occhi di Hanamichi si rattristarono.

“Non riesco a dimenticarla, amore mio.” Gli disse.

“Non ce la faccio”

Rukawa, scoppiato in lacrime, scappò via nel corridoio nonostante Hana lo stesse chiamando a gran voce.

Hanamichi sconsolato si diresse verso il terrazzo, dove si rifugiava quando doveva prendere delle decisioni o più semplicemente aveva intenzione di saltare qualche lezione.

Raggiunto il balcone, vide una scena che non avrebbe mai potuto dimenticare.

La SUA Haruko che, abbracciata a Mitsui, lo baciava con passione. Scappò, non sapendo che fare.

Poi si fermò, nel giardino dietro la scuola, all’ombra di un albero.

Chiuse gli occhi e provò a riflettere. Se ciò che aveva visto sul terrazzo l’avesse visto qualche giorno prima, quando ancora non aveva iniziato a vedere Rukawa non più solo come un rivale, si sarebbe incazzato molto di più.

“Questo può voler dire solo una cosa” disse, ad alta voce, incurante del fatto che alcune persone stavano passeggiando nei dintorni. “I miei sentimenti verso Haruko vanno affievolendosi”

Rukawa in quel momento si sedette accanto a lui. Non l’aveva sentito arrivare. “ Ne sono contento” disse il volpino “Se i tuoi sentimenti verso Haruko vanno affievolendosi, vuol dire che mi ami davvero”

Si appoggiò sulla spalla forte del suo amato.

‘Ho fatto male a dubitare de suoi sentimenti.’ Concluse tra sé e sé.

 

Kogure quel giorno parlò con Sakuragi.

La sua indole gli impediva di capire perché lui e Kaede non avessero cercato di tenere nascosti alla gente i loro sentimenti. Perché non avessero avuto paura di cosa avrebbe pensato la gente.

Hanamichi colpì molto Kiminobu con quel che gli disse.

“Se hai paura del giudizio degli altri, non andrai mai da nessuna parte”

 

Solo nel sentire pronunciare quelle parole dal suo amico si convinse definitivamente che non era bene avere timore del giudizio degli altri.

Quel giorno per Kiminobu iniziò una nuova vita.

In campo, innanzitutto. Dopo aver messo da parte tutti i suoi timori, fu molto più determinante. Non entrò a far parte dei titolari, questo no, ma in ogni partita Anzai lo premiava della sua determinazione facendolo giocare almeno dieci minuti. E quando era in campo, comunque, non era la tegola debole del tetto dello Shohoku.

Seppe essere molto importante in più di una partita, ai nazionali.

Ma la sua trasformazione non diede frutti solo nel basket.

Kiminobu, non avendo più paura del pensiero di chi gli stava intorno, diventò un uomo migliore.

Coronò il suo sogno d’amore con la bella Hayako.

Cosa che non sarebbe stata possibile se egli non fosse uscito dall’ombra.

Miyagi non serbò poi un grande rancore verso il quattrocchi. Essere battuto in amore non era un esperienza nuova per lui. E resistette al dolore, anzi pochi masi dopo incontrò “La persona giusta” e se ne innamorò, peraltro corrisposto.

La vita sorrise finalmente a Kiminobu Kogure.

Egli fu per sempre riconoscente a chi l’aveva scosso dal suo torpore, cioè Akira Sendoh e la coppia stupenda Kaede-Hanamichi.

I due piccioncini trovarono la felicità insieme, dopo che Hana ebbe dimenticato Haruko, con la quale rimase comunque buon amico.

L’intera squadra fu favorita da queste vicende.

Kaede e Hana, avendo smesso di tormentarsi a vicenda, cominciarono a giocare altruisticamente, e la loro micidiale combinazione li rese la coppia d’attacco più temuta del Giappone.

E poi, la squadra ebbe un nuovo importante giocatore.

Inutile dire che si trattava di Kiminobu Kogure.   

***

Ciao a tutti spero vi sia piaciuta la mia Fan Fiction, ammesso che qualcuno l’abbia letta!

Vi prego, se qualcuno l’ha letta, scrivetemi, fatemi sapere che ne pensate ok?

Ringrazio fin da ora chi mi scriverà!

Ciao ciao.

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