Alexiel: Sarò breve… Tutti i personaggi appartengono a Takehiko Inoue. Buona lettura!

 

READING IN MY HEART

 

Perché, perché l’hai fatto?

Perché non hai pensato a me, al nostro futuro insieme?

Perché, amore, perché?

Domande senza risposta. Parole urlate al vento e mai udite.

Ti potrei odiare e dannare per  ciò. Ma non lo farò.

Non voglio che la tua anima soffra quanto la mia in questo momento; anzi, voglio che tu trova la pace che hai sempre desiderato, voglio che vivi felice e sorridi, sempre e solo sorridi.

Ma che ne sarà di me? Cosa farò senza di te, in questa casa in cui da poco avevamo iniziato a vivere insieme?

Mi sento solo. Dannatamente solo. E sento che mi manchi e mi mancherai.

Non mi sveglierò più tra le tue braccia, non ci sarà più nessuno che mi darà il buon giorno o la buona notte.

E non vedrò più quel tuo sorriso, che hai sempre nascosto agli altri e che hai donato solo a me.

Non vedrò più il tuo volto serafico osservarmi.

Non toccherò più la tua pelle di porcellana.

Non sentirò più il tuo profumo attorno a me.

E non ti vedrò più indossare quella divisa, fatta apposta per un campione come te, anche se, a questo mi ero già abituato. Ma non è ciò che importa adesso: in qualsiasi caso, non ti vedrò più.

Ti hanno detto che non avresti più giocato a causa di quell’infortunio.

È stato questo il primo proiettile che ti ha colpito e ti ha infranto il cuore, vero, amore?

Ti hanno detto che stavo con un altro, che ti tradivo e non ti amavo, che ti prendevo solo in giro.

È stato questo il secondo proiettile che ti ha colpito e che ti ha potato alla morte, vero, amore?

Ma tutto ciò è falso. Falso come chi te lo ha detto. Non è vero che ti ho preso in giro, non è vero che ti ho tradito. Io ti ho solo e sempre amato.

Spero tu ora lo sappia, che te ne renda conto.

Spero tu ora mi veda, nella nostra camera, nel nostro letto, da un’infinità avvinghiato al cuscino che fino a poco fa era tuo, intento a respirare ciò che rimane di quella fragranza giovane e delicata che ti è appartenuta. Avvolto solo dal mio dolore, bagnato dalle mie lacrime.

Solo, nel corpo e nello spirito.

Ti accorgi che sto soffrendo, vero, amore?

Ti rendi conto di ciò che sto passando, vero, amore?

Mi sento una marionetta senza fili, un fiore appassito strappato da tempo dal suo prato, un corpo senza anima.

Mi sento inutile, aggrappato a nostalgici pensieri che non fanno altro che aumentare il mio dolore e le mie lacrime.

Pace inesistente, dolore dell’anima incolmabile.

Lo sai, vero, amore?

Allontano il tuo cuscino da me. Qualcosa mi sta soffocando: sento le sue mani stringermi fortemente il collo, sempre di più, e le sue dita imprimersi sulla mia pelle in orribili cerchi violacei. Tento di liberarmi, divincolandomi, lottando contro quelle mani invisibili la cui stretta è mortale. Riesco in qualche modo a liberarmi e mi alzo, mi allontano dalla camera da letto e mi dirigo verso la porta d’uscita.

Voglio uscire. Voglio andarmene da qui, dove gli spettri dei nostri ricordi mi ucciderebbero.

Non mi accorgo subito che fuori piove: sono forse le tue lacrime per me? È forse questo il tuo rimpianto per esserti accorto del tuo errore? Vuoi forse dirmi che ti dispiace di avermi lasciato solo in questo mondo costruito sulla fatica e il dolore degli uomini?

Ti sei pentito, vero, amore?

Continuo a camminare sotto la pioggia, a testa china, senza badare alle pozzanghere che calpesto, senza far caso ai piccoli e infiniti cerchi che vengono descritti dalle lacrime del cielo ogni volta che si schiantano a terra. Senza badare se è sera tarda o forse notte, incurante dei fari delle auto che mi illuminano da dietro e davanti, indifferente agli schizzi delle loro ruote che mi bagnano i vestiti.

E finalmente giungo in palestra.

Prendo un pallone e vado a distendermi sul parquet del campo di gioco, bagnato dall’acqua che mi sono trascinato dietro e che gocciola dai miei vestiti fradici.

L’altra volta, c’eri tu qui con me. L’altra volta ci eravamo insultati per le solite e futili cose e ci eravamo presi a pugni. L’altra volta avevamo giocato e quando tiravo c’eri tu che mi bloccavi la palla. L’altra volta mi avevi promesso che mi avresti dato un’altra possibilità.

Ma ora, tu non ci sei. Sono qui solo, in attesa della mia rivincita irrealizzabile, disteso a terra e, tra le mie braccia, un pallone che stringo a me sempre di più, come se fossi tu.

E piango. Piango ripensando a quei momenti che mi sembrano troppo lontani e non sono più vivi.

E ripenso ai nostri ricordi, chiudendo gli occhi, per timor e che possano fuggire e non tornare mai più.

Tutto questo è un incubo, un lungo e tetro sogno e, quando mi sveglierò domattina, tu sarai lì accanto a me, con il tuo solito sguardo da bimbo addormentato, a stropicciarti gli occhi e augurarmi il buon giorno.

Si, tutto ciò che sto vivendo, sparirà. Devo solo aprire gli occhi e tutto il mio rancore svanirà nel nulla come fumo grigio nel cielo azzurro.

Mi concentro su queste parole: “APRIRE GLI OCCHI, APRIRE GLI OCCHI…”

Finalmente apro gli occhi ma la realtà non è cambiata. Tu non sei qui e io continuo a essere solo. Richiudo gli occhi: non è servito a nulla aprirli.

DANNAZIONE! Perché devo vivere in questo inferno mentre tu te la spassi in paradiso? Perché Dio ti ha voluto con sé? Dio, se mi senti, rispondimi! Perché hai scelto solo lui e non me o entrambi? Eri così curioso di vedere la sofferenza dipinta sul mio volto e il morire lento della mia anima?

– Non piangere, Do ’ ahu. Sono qui. –

In un soffio, la tua voce. Spalanco gli occhi e ti vedo, accanto a me: il tuo corpo è avvolto di una luce innaturale.

Il tuo viso innocente è ancora più bello di come lo ricordavo, i tuoi occhi di un blu ancora più intenso e carichi di significato, i tuoi capelli corvini, soffici e di seta, il tuo sorriso radioso e pieno di felicità, la tua pelle ancora più bianca e delicata e la tua uniforme, di un rosso ancora più acceso sulla quale risalta il tuo numero, l’ 11.

Sono ammutolito. Sto forse sognando? Se è così, non svegliatemi.

Sei forse un’immagine della mia fantasia? Se è così, non fatemi tornare nella realtà.

Sei forse un messaggero del cielo? Se è così, non andartene.

Tendo una mano verso il tuo viso per accarezzarlo ma tu, intuendo le mie intenzioni, ti avvicini e mi dai un bacio sulle labbra: una sensazione di freddo, come una leggera scossa, mi invade il corpo e respiro a pieni polmoni il profumo di fiori freschi che sprigioni, per destarmi da quella strana sensazione.

– Do ‘ ahu… – mi dici prendendo le mie mani tra le tue e guardandomi negli occhi – promettimi che esaudirai il mio desiderio. –

Riesco finalmente a ritrovare la parola e, con voce interrotta dai singhiozzi del pianto, ti chiedo:

– Perché l’hai fatto, Kaede? Non mi amavi più? –

– Io ti amo, Hanamichi. –

Quelle parole, mi confortano e improvvisamente non sento più alcun dolore nel mio animo e le lacrime smettono di scendermi dagli occhi. Continuo a fissarti in quegli occhi blu che non mi hanno fatto dormire per notti e notti e che mi hanno portato alla pazzia.

– Promettimi  – mi dici stringendo le tue mani fredde attorno alle mie – che realizzerai il mio sogno: diventerai il giocatore più bravo del Giappone al mio posto. –

Stentavo a credere a quelle parole pronunciate in un sussurro.

– Kaede… io non so…io non ho il tuo stresso talento! –

– Tu ce la devi fare. Per te e per me. Per noi. Io sarò sempre al tuo fianco e ti aiuterò. Non sarai mai solo. Ricordalo. –

Rimaniamo a guardarci per pochi secondi.

Un forte calore proveniente da te, pieno di amore e sicurezza mi invade e mi infonde coraggio nel cuore e nello spirito..

– Te lo prometto. Realizzerò il tuo sogno –

– Grazie Hanamichi.–

Improvvisamente, come se nulla fosse accaduto e fossimo tornati ai vecchi tempi, torno a sorridere. Poi un’idea mi attraversa la mente.

– Ehi, Kitsune! Ti va di fare qualche tiro con me? –

– Certo! – mi dici sorridendo, facendomi così arrossire.

– Comincio io! – esclamo.

Ci mettiamo in posizione sotto canestro, l’uno di fronte all’altro.

Tiro. Vedo il pallone attraversare la tua mano posta in alto come per stopparlo e improvvisamente la tua immagine svanisce, sfocando lentamente fino a dissolversi in infiniti brillantini di luce.

La palla era entrata nel canestro e ora sta rimbalzando con colpi decrescenti a terra.

Sono tornato solo. Nella palestra non c’è nessun’altro all’infuori di me. Sei scomparso così come sei apparso.

Dove sei andato, amore mio? In paradiso? E dimmi, in paradiso ci sono i campi da basket?

Ti voglio raggiungere.

Impazzirei se rimanessi qui ancor a per un po’… o forse sono già impazzito… forse ciò che ho vissuto  qui dentro, questa sera è stato solo un sogno.

Ma allora, qualcuno mi spieghi cos’erano quelle strane sensazioni che ho provato, cos’è questo senso di vicinanza a qualcuno o qualcosa che sto percependo…

Sei davvero vicino a me, vero, amore?

Noi è stata un’allucinazione, la tua visita di questa notte, vero, amore?

Posso contare veramente su di te per realizzare il NOSTRO sogno, vero, amore?

Ti voglio credere. Ti voglio sentire accanto a me ogni istante di questa ingiusta vita.

Ti prego, aiutami a trovare la strada per andare avanti, aiutami a esaudire quel sogno a cui hai da sempre aspirato e che ora è diventato la mia missione.

Io ti ascolterò e non smetterò di amarti.

Ti prego, amore, non abbandonarmi una seconda volta in questa mia unica vita.

 

OWARI

 

Alexiel: BUUUUAAAAAAAAAAHHHHHHHHH!!!!!!!!! ….ToT……

Hanamichi: Su autrice… sniff … non fare così! Sniff sniff ! ;____;

Alexiel: Oh Hana-chan! È che questa volta l’ho fatta veramente triste!

Hanamichi: Me ne sono accorto… sniff!

Rukawa: Qualcuno mi spiega perché sono sempre io a rimetterci le penne?

Alexiel: Perché ti si addice di più come ruolo…^^

* Ila-chan arriva e da un pugno in testa ad Alexiel * SDONG!

Alexiel: AAAAHHHHHIIIIIAAAAA!!!!! Ma che ti salta in mente?

Ila-chan: Così impari a fare del male al mio Ru - Ru! Vieni Ru-chan che ti faccio tornare in vita io! ©o©

* Rukawa scappa inseguito da Ila-chan *

Hanamichi: Scusa autrice, ma perché nelle tue fic deve sempre piovere?

Alexiel: Perché è romantico ©____©!!!

Hanamichi: E perché sono sempre io che devo prendermi la pioggia?

Alexiel: Perché sei trooooooooooooppo carino tutto bagnato e infreddolito! ^^

Mitsui: E io?

Alexiel: Tu sei immoooooooonsooooo come Hana–chan! ©o©!!

Mitsui: Propongo di darsela a gambe prima che sia troppo tardi…

Hanamichi: Ci sto!

* Hanamichi e Mitchi scappano inseguiti da Alexiel *

Alexiel: Ehi! Aspettatemi!

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