Capitolo 11
“Vedrai nessuno oserà più farti del male o ferirti…”.
Mark probabilmente aveva ragione, ma erano in molti a credere che aveva esagerato nel vendicarsi delle ingiustizie compiute verso Jayaura. La partita ormai era finita e gli avversari stavano rientrando negli spogliatoi completamente ammaccati imprecando contro la squadra di “macellai”.
Kira e gli altri si diressero verso Mark, pronti a chiedere spiegazioni per una partita simile, non si era mai comportato così e soprattutto per difendere una ragazza. Sapevano che molto probabilmente avrebbero ricevuto un secco “fatevi gli affari vostri”, ma decisero di tentare ugualmente, del resto era loro amico e se ci fosse stato qualcosa che avesse turbato l’incontro loro l’avrebbero aiutato.
Mark era ancora a bordo campo a parlare con la nuova amica quando lo raggiunsero…
“Ma che ti succede??”
“Parli con me Tom?”
“Si, proprio con te Mark. Quello in campo non eri tu, ti rendi conto di quello che hai fatto? Non era una partita, ma un massacro. Mai visti tanti falli.”
“Potevi non venire se la cosa ti dava fastidio.”.
Proprio come avevano pensato, la sua risposta fu sfuggente e non riuscirono a tirargli fuori altro dalla bocca se non…
“Ho avuto i miei motivi.”
Era inutile continuare a discuterne, conoscendo il carattere che Mark a volte assumeva quando veniva infastidito troppo, preferirono lasciar correre…
Se ne andarono senza nemmeno salutare, forse troppo amareggiati dal suo comportamento, per loro il calcio significava molto, c’erano valori e regole da rispettare e quando non succedeva ne rimaneva molto colpiti. Logicamente quella giornata rimase sulla bocca di tutti insieme a tante domande. Neanche Lyra riuscì a carpire qualcosa dalla bocca di Eddy, anche lui schivo ad ogni risposta o discorso sull’argomento, l’aveva promesso al suo capitano.
Kira salutò gli altri e fece per andarsene, ma la sua migliore amica la fermò ancora un attimo…
“Ehi, va tutto bene?”
“Si perché?”
“Andiamo Kira, ti conosco troppo bene e sai che con me non hai via di scampo…”
“Tranquilla, probabilmente hai ragione ma non mi va di parlarne, stai tranquilla passerà…e se non succederà prometto che prima di suicidarmi ti faccio uno squillo, ok?”
Era davvero brava a nascondere le sue emozioni e il sorriso che seguì l’ultima frase rincuorò, seppur di poco, l’amica che finalmente la lasciò andare a casa.
Continuava a pensare a quanto successo sulla spiaggia, ma non a Benji e al suo caratteraccio…Philip, come al solito era al centro dei suoi pensieri e non riusciva a non smettere di pensarci, tutto passava in secondo piano con lui…avrebbe davvero desiderato che si baciassero. Per lo meno aveva capito che i suoi sentimenti erano corrisposti e ora sapeva bene come comportarsi quando sarebbe tornato, sempre se l’avesse fatto.
Quando arrivò davanti al cancello ebbe un bollore di rabbia, Benji era seduto sugli scalini di casa sua, probabilmente aveva scavalcato il cancello, ma a lei non importò, avrebbe voluto schiacciarlo lì…sulle scale, fargli tanto male quanto lui ne aveva fatto a lei, ma non ebbe la forza, lo ignorò e basta…
Salì le scale facendosi spazio e spingendogli le gambe con i piedi, finì per incastrarne uno e fu inevitabile cadergli sopra. Lui la prese in braccio e la rimise in piedi senza proferire parola, tanto quanto fece lei. Entrò in casa come se nemmeno fosse esistito, come se nemmeno si trovasse lì in quell’istante.
Quando richiuse la porta tirò un sospiro di sollievo ma le venne un dubbio…andò a controllare dalla finestra se lui era ancora lì…non si era mosso di un centimetro. Lo lasciò stare, era ancora troppo arrabbiata con lui per volergli rivolgere la parola.
Andò in camera sua a cambiarsi, mise una comoda tuta e tornò in sala a mettere a posto lo sconquasso che ancora regnava in casa sua.
Per fortuna non ci volle molto per finire perché non erano molte le cose che possedeva, ora sentiva una gran morsa allo stomaco, guardò l’orologio e l’ora di cena si stava avvicinando in fretta, lei decise solo di anticiparla di un paio d’ore tanta era la fame…però fu presa ancora dalla strana sensazione, tornò alla finestra per controllare le scalette d’ingresso.
Non è possibile! È ancora lì! Ormai sono più di tre ore che se ne stà
seduto sulle scale, imbambolato ad aspettare che io gli parli. Certo che ha una
volontà di ferro…più di me di sicuro, e so bene che mi pentirò di quello
che stò per fare, però se lo dovrà guadagnare il mio perdono!.
In fondo la rabbia era quasi del tutto passata, per lo più era il rimorso di vederlo lì che la spinse ad aprirgli la porta. Lui sentì lo scattare della serratura e si voltò, sempre zitto. Lei lo guardò negli occhi e con il braccio gli fece gesto di entrare in casa, anche lei muta…
Maledizione Kira! Dimmi qualcosa ti prego…non ce la faccio più.
So benissimo di essermi comportato male prima, ma ero accecato dalla
rabbia, dalla gelosia verso Philip. Ho promesso che non dirò nulla fino a che
non sarai tu a farlo, sperando che cederai presto. Comunque un passo in più
l’abbiamo fatto. Cominciavo ad annoiarmi e ad avere freddo lì fuori, seduto
come uno scemo a fissare il vuoto.
Lei continuò con la sua linea difensiva e taciturna, lo lasciò nel corridoio dove lui non mosse nemmeno un muscolo per una decina di minuti, si sentivano stupidi a fare un simile “gioco” ma la posta era troppo alta per entrambi da permettergli di non cedere.
Kira andò in cucina e continuò a preparare da mangiare, Benji si poggiò sullo stipite della porta e cominciò a fissarla, la guardava spostarsi in ogni passo, ne era innamorato e lo sentiva sempre di più ogni volta che le stava vicino, ma piuttosto che rinunciare a lei in tutto avrebbe rinunciato al suo amore cercando almeno di mantenere la sua amicizia.
Poi all’improvviso…
“Ahi!”
Si accorse che si era fatta male e prese il suo grido di dolore come una tregua al loro silenzio…
“Fammi vedere…”
Si avvicinò a lei prendendole la mano, si era procurata un piccolo taglio sull’indice mentre era intenta a tagliare delle verdure, ma tutta quella tensione l’aveva resa nervosa da non riuscire a gestire bene il coltello.
“Dovresti stare più attenta, potevi farti del male sul serio. Dove trovo la cassetta di prontosoccorso?”
“Mollami…sono capace di curarmi da sola!”
Tolse la mano dalle sue ma lui la bloccò, tentando questa volta di non farle male, non se lo sarebbe più perdonato…
“Kira…per favore!”
“Ok, ok. Ce c’è una nel bagno, questo al piano terra.”.
“Torno subito.”
Prese la cassetta e ne tirò fuori del disinfettante e dei cerotti, era abituato a dover curare delle ferite e ben più gravi di quelle dato che spesso erano tagli dovuti allo striscio dei tacchetti avversari sulle sue gambe quando arrivavano in ritardo sulla palla già tra le sue mani.
Mentre la medicava però decise di prendere il coraggio a quattro mani e di parlarle…
“Scusami…”
Lei non rispose, ne era meravigliata, da un certo punto di vista, perché mai avrebbe creduto di far breccia nel suo orgoglio forte come il marmo, probabilmente le fece anche tenerezza ma pensò che ci sarebbe voluto ben altro per ripagare ciò che le aveva fatto, quindi continuò a non rispondergli…
“Ok, fatto! Ora non sanguina più, lo so che mi stai detestando, ma credimi…le mie scuse sono sincere. Credo tu abbia capito perché ho avuto un simile atteggiamento oggi…ed è per questo che sono rimasto li fuori ad aspettare che tu mi facessi entrare. Per chiederti scusa…” Si alzò dallo sgabello dove era seduto e non udendo parole uscire dalla bocca di Kira si riavviò verso la porta e uscì chiudendola delicatamente…
Lei si alzò di fretta per riuscire a raggiungerlo.
“Benji!”
Si voltò nel sentire finalmente il suo nome, ma lei non ebbe il coraggio di dirgli altro…solo, gli sorrise e lui, avendo capito, ricambiò salutandola e sorridendogli a sua volta.
Kira rientrò in casa e finalmente andò a consumare la sua cena…
I giorni seguenti con lui furono, logicamente, diversi…a scuola un saluto spesso era più che sufficiente per rendersi conto che erano in classe e non assenti, qualcosa bloccava Kira e il suo volergli parlare, si vergognava del fatto che lui ne fosse innamorato e evitava ogni contatto più lungo di un minuto, di conseguenza anche la strada del ritorno cominciarono a farla da soli, più lei che lui…non aveva pensieri in quei momenti, in fondo le mancava averlo accanto durante la strada, ma non voleva mollare, non voleva illuderlo che sarebbe potuto accadere qualcosa tra loro, i sentimenti per Philip erano troppo forti.
Proprio lui in quel momento stava pensando alla stessa cosa, per lei avrebbe rinunciato a qualsiasi cosa, a partire da Jenny…
Stava sdraiato sul suo letto, nella stanza non vi era alcun rumore, niente che potesse disturbare i suoi pensieri. Non riusciva a dimenticare quanto si fossero avvicinati quel pomeriggio, quanto era stato bello sfiorarla e sentirla in sintonia con i suoi sentimenti per la prima volta…si sentiva eccitato, avrebbe voluto gridarlo al mondo, ma Julian era l’unico a sapere la verità, per il momento.
Il suo problema era il dover dire tutto a Jenny, lasciarla non sarebbe stato facile, non si era mai trovato in una situazione del genere, l’amore per lei era sempre stato tutto, non era mai esistito nessun altro al di fuori di lei…anche quando era in America. L’aveva sempre aspettata…e ora non l’amava più.
Tutto era cambiato così velocemente e improvvisamente d’averlo preso alla sprovvista ma non poteva continuare a mentirle, anche se Kira non avesse accettato di stare con lui, cosa che però risultava molto improbabile visto il loro incontro, avrebbe dovuto dirle tutto dei suoi reali sentimenti per lei, ma evitare di ferirla troppo restava comunque la sua priorità.
Mancavano solo pochi giorni, tre per la precisione, al suo arrivo a Fujisawa e al suo ritorno avrebbe deciso tutto…
Il tempo era passato così in fretta, nella sua mente era ancora acceso il ricordo del primo momento in cui la vide e dell’emozione che riprovò nel rivederla, seppur in lontananza, mentre correva al lato del campo durante il suo allenamento.
Non si può controllare il proprio cuore, indipendente dalla mente e dalla ragione, se comincia a provare emozioni per lui così belle e pure.
Continuava a rigirarsi nel suo letto in cerca di una soluzione “pacifica” per entrambi, ma più ci pensava e meno la trovava anche perché Kira era sempre nei suoi pensieri e risultava difficile pensare, invece, a Jenny…
Certo che mi sono cacciato proprio in un bel guaio…ho sempre avuto
pochi punti fermi su cui basarmi nella mia vita, e ora proprio il più
importante crolla lasciandomi completamente spiazzato. Perché è tutto così
difficile? Io le voglio bene ma non posso più darle l’affetto che provavo
prima, ma che lei continua a provare tutt’ora, chissà…se Kira non
l’avessi conosciuta, tutto questo sarebbe successo? Mi sarei mai accorto di
non amare più Jenny? Colei che ha fatto palpitare il mio cuore per la prima
volta…è inutile anche rimuginare sui se e sui forse, devo sbrigarmi a
decidere come comportarmi o i fatti si complicheranno…e non posso permetterlo!
Non riuscendo più a stare senza far niente in camera sua decise di uscire a schiarirsi le idee…
Nel frattempo Kira era riuscita a scoprire da dove si erano infiltrati in casa sua…aveva lasciato una finestra aperta ma chiudendo le imposte, proprio queste le aveva trovate rotte, un pomeriggio mentre puliva il giardino, e si era recata a comprare il pezzo di ricambio per cercare di metterle a posto…
Durante il ritorno per strada incontrò qualcuno col quale cercò di dimostrarsi amica dopo le scoperte fatte negli ultimi tempi…
“Ciao Takame…”
Portava con se un mazzo di fiori e Kira pensò che li stesse portando sulla tomba del fratello.
“Guarda chi c’è…la ruba ragazzi.”
“Non mi sono fermata per litigare, ma per parlarti. Credimi…non mi va più di discutere con te ogni volta che ci incontriamo.”
La guardò con un espressione perplessa ma cedette pensando che fosse sincera…
“Ok, che vuoi? Vado di fretta e se non ti spiace…”
“Vai alla tomba di tuo fratello, Daisuke?”
“E tu come fai a sapere che era mio fratello??”
“Proprio di questo volevo parlarti, ma a scuola non mi sembrava il caso e così ho pensato che appena ti avrei incontrata sola lo avrei fatto…”
“Vieni con me.”
La seguì e non si era affatto sbagliata, ora si trovavano proprio davanti alla tomba del ragazzo. Osservarono qualche minuto di silenzio per rispetto e vide che dagli occhi di Takame uscì una lacrima, ma l’asciugò subito per vergogna di essere vista e far crollare la sua “forte” personalità.
“Allora, cosa devi dirmi?”
“Verrò subito al dunque e non intendo fare rigiri di parole perché è giusto che tu sappia tutto…un paio di settimane fa circa trovai sulla spiaggia un oggetto appartenente a tuo fratello, o così credo, e poi qualche giorno dopo…”
“Aspetta, aspetta. Vai piano, quale oggetto?”.
“Un ciondolo a forma di cuore.”
“Ah, QUEL cuore. No, non era suo, ma per una ragazza. Non chiedermi chi perché non lo so, e non è della nostra scuola altrimenti l’avrei notato, andammo a comprarlo insieme ma non mi disse a chi voleva darlo. Risposi che mi sembrava strano regalare ad una ragazza un cuore con scritto “Forever Friends” e lui mi disse che ne era innamorato e prima o poi glielo avrebbe detto…pensai così di non proseguire nella discussione credendo che prima o poi me l’avrebbe presentata…ma dopo una settimana…” fece un respiro e continuò “dove l’hai trovato?”.
“In cima alla scogliera…”
“Non so come mai si trovasse lì…strano. Va avanti, mi interessa.”
“Ok, dopo qualche giorno ricevetti per posta una strana busta e quando l’aprii vidi che conteneva articoli di giornale su tuo fratello e di quando giocava con la New Team, c’era anche quello con la tua dichiarazione fatta alla stampa dove dicesti che si trattava di omicidio e non di suicidio…”
“Si lo ricordo bene quell’articolo, ma chi te li ha mandati?”
“E’ proprio questo il problema, non c’era mittente e speravo potessi aiutarmi tu… è logico che me le ha mandate qualcuno che voleva mettermi al corrente di tutto, ma non so chi!”
“Non so come poterti aiutare, davvero…ne sarei contenta. E ti ringrazio per avermi detto tutto, ti ho giudicata male e mi dispiace…”
“Ora non pensare a queste cose, vorrei chiederti un ultima cosa, posso?”
“Certo, dimmi pure.”.
“Mi permetti di fare qualche “indagine” e cercare di venirne a capo? Te lo chiedo per rispetto verso tuo fratello perché nel caso tu avessi saputo che facevo una cosa del genere, senza il tuo permesso e in più con i nostri attriti…”
“Già, hai immaginato quale sarebbe stata la mia reazione… ok puoi fare domande in giro. Però potresti farmi riavere il ciondolo?”
“Ehm… anche questo è un altro problema.”
“Perché?”
“Si sono infiltrati in casa mia e lo hanno rubato insieme ai giornali, non ho detto niente a nessuno perché nessuno sapeva che li avessi, ma è l’unica cosa che hanno preso, quindi tirando le somme…”
“C’era chi sapeva…mi dispiace che tutto ciò ti abbia creato problemi, sarò a tua disposizione se vorrai, ma ora devo andare. Fammi sapere se ci sono novità, te ne prego.”.
“Tranquilla, lo farò…”
Takame lasciò il cimitero con ancora mille domande in testa ma si sentì sollevata nel pensare che qualcuno, come lei, credeva alla storia dell’omicidio, anche se mai avrebbe immaginato che potesse trattarsi proprio di Kira…