Per rendere più chiare alcune cose che leggerete dopo vi anticipo le date di nascita e morte dei nonni di Kira: Zeng Kan Fang, morto ad 82 anni (1918-2001); Volpe Argentata, morta a 77 anni, (1918-1995).

Capitolo 12

L’ansia cresceva e Kira non riusciva a darsi una calmata…il giorno dopo sarebbe stato un giorno importante, avrebbe rivisto Philip, e stavolta la data era prefissata, non era una sorpresa.

Ma non era importante solo per quello, quella mattina a scuola avrebbe iniziato a fare domande…a cercare di arrivare alla verità. Con Takame era rimasta d’accordo che tra loro tutto sarebbe rimasto “come prima”, con le solite divergenze, per evitare di destare sospetti.

L’unico problema era che se davvero voleva scoprire qualcosa di utile avrebbe dovuto cercare informazioni nella sua vecchia squadra, la New Team, e visti i comportamenti di Holly e Bruce non sarebbe stato facile.

Era decisa comunque a scoprire tutto, sentiva che qualcosa non andava e l’esserne coinvolta in seconda persona la spingeva ancora di più fino in fondo alla questione.

Arrivò a scuola in anticipo, quando ancora gli alunni nel cortile erano pochi e pensò che sarebbe stata la situazione adatta…per dare meno nell’occhio.

Vide un gruppetto di ragazzi della sua classe e decise di raggiungerlo.

“Ciao Ragazzi!”

“Ehilà Kira! Come va?”

“Tutto bene, voi?”

“Siamo un po’ in ansia per il compito di domani…sai, il tema.”.

“Ma come Shinji, uno studente diligente come te…” Kira cercò di rompere l’atmosfera, era ovvio che si trattava di una battuta, per fortuna stava parlando con le persone giuste, gli anti-Takame, così non avrebbero fatto troppe domande sull’indagine.

“Posso chiedervi una cosa?”

“Spara!”

“Che tipo era Daisuke?”

“Uno tranquillo, se ne stava sempre sulle sue. Non aveva molti amici all’infuori del calcio. Perché?”

“Beh ripensavo al discorso che il professore aveva fatto in classe e di lui non sapevo niente, prendila come pura curiosità.”.

“Comunque stai chiedendo alle persone meno indicate…non gli parlavamo mai. Dovresti chiedere a Takame, lei era sua sorella.”.

“Già se prima non ti mangia!” disse uno del gruppo e ci fù una risatina generale, lei fece finta di rimanere stupita della notizia, come se non sapesse niente.

“Ma…non c’è nessun altro a cui potrei chiedere?”

“Beh, forse si, una ragazza. Però non ricordo il nome, so solo che non frequenta questa scuola, và alla Toho”.

“Potresti almeno descrivermela?”

“Bah, per quello che ricordo io era carina, non molto alta e…si! Portava gli occhiali!”

Strano…non mi è nuova questa descrizione, vuoi vedere che…

“Ok Shinji ti ringrazio, sei stato davvero gentile.”.

“Figurati, ma non dire a nessuno che te l’ho raccontato o lo direbbero alla vipera! Ha molti amici a scuola!”

“Tranquillo, sarò una tomba!”

Se andò con qualche domanda per la testa e sperava che i suoi presentimenti fossero sbagliati.

Quando entrò in classe trovò sul suo banco un bigliettino e lo aprì.

 

Bagno delle femmine, Adesso!

 

Incuriosita si diresse in corridoio e fece un insolito incontro. Un ragazzo le passò accanto e le disse qualcosa molto velocemente che sentì a malapena…

“Stai attenta, fare domande alle persone sbagliate potrebbe metterti nei guai…”

Kira si voltò per cercare di capire chi fosse e dal dietro lo riconobbe subito, già una volta l’aveva messa in guardia, sulle amicizie, il primo giorno di scuola. I misteri aumentavano e si infittivano sempre di più, stava cominciando ad arrabbiarsi sul serio, come faceva a sapere quel ragazzo di quello che stava facendo? E chi era? Privo di divisa e forse anche un po’ troppo grande per essere un alunno.

Alzò le spalle in segno di rassegnazione e si diresse verso il bagno…

“C’è nessuno?”

“Pss, Kira! Svelta, entra qui!”.

Si aprì una delle porte dei servizi e entrò…

“Takame! Mi hai fatto spaventare…”

“Allora, cosa hai scoperto?”

“Ehm…Takame, lei chi è?”

Insieme a loro nel bagno c’era un'altra ragazza che Kira guardò con sospetto ma Takame la rincuorò subito…

“Tranquilla, lei è la mia migliore amica, puoi fidarti, l’ho messa io al corrente di tutto.”.

“Va bene…dicono che tuo fratello fosse uno molto tranquillo e ho anche scoperto la scuola della misteriosa ragazza di cui lui era innamorato.”.

“Coma hai fatto?”

“Beh mi hanno solo riferito che va alla Toho, probabilmente li hanno visti insieme e lei aveva la divisa scolastica ma, purtroppo niente nome.”.

Improvvisamente sentirono qualcuno entrare nel bagno e Takame strizzò l’occhio in direzione della nuova amica…

“Levati di qui, scocciatrice! E controlla meglio quando entri in un bagno!!”

Le diede una piccola spinta e Kira uscì, le altre la guardavano e nel frattempo ridevano…

Non fece altre domande quella mattina, pensò che sarebbe stato abbastanza ma nel pomeriggio sperava di vedere qualcuno con la quale avrebbe dovuto risolvere un piccolissimo dubbio.

All’uscita della scuola Benji la fermò nell’atrio ma non ebbe il coraggio di dirle altro a parte il pronunciare il suo nome per fermarla, aveva cominciato ad avere paura di lei, paura di un suo rifiuto e lei dal canto suo temeva la sua vicinanza…

Così le sorrise solo ma continuò dritto per la sua strada, sistemandosi il cappellino che portava in testa.

Kira era perennemente pensierosa, la sua mente era in ogni istante da tutt’altra parte, non riusciva ad avere un attimo di tranquillità, per se stessa e per la sua casa, ma quel pomeriggio, prima di incontrarsi con Lyra avrebbe voluto rinchiudersi per un po’ nel suo nido, in silenzio, ad ascoltare le pareti.

Arrivata in casa si diresse in camera sua e si cambiò indossando qualcosa di comodo, ma faceva anche freddo e prese un Cardigan bianco dal cassetto.

Si sedette sul letto e prese tra le mani la foto del nonno che si trovava sul comodino, gli mancava parlargli e se lui in quel momento fosse stato lì con lei si sarebbe sicuramente sentita meglio…la rimise al suo posto e il suo sguardo cadde su un altro oggetto posto accanto alla foto.

Era il diario della nonna, lo aveva messo li ripromettendosi di leggerlo, ma se ne era completamente dimenticata…

Alzò un cuscino del letto e si poggiò con la schiena allungando le gambe, prese il diario e cominciò a sfogliarlo…

Le pagine erano giallastre, consumate, ma non solo per quello, erano fatte di un materiale particolare proprio come la copertina, foglie. Bagnate, impastate e intrecciate tra loro, proprio come gli antichi papiri egizi.

Cominciò subito dalla prima data di cui la nonna ebbe memoria di riporre su quelle pagine…

 

“15 maggio 1943”

In quell’anno la nonna doveva avere all’incirca 35 anni, ed osservando il giorno mancava poco tempo al matrimonio con il nonno…

 

“Il tempo sembra non passare mai, mi tengono chiusa nella kiva da ormai cinque giorni a meditare, a prepararmi, la mia gente stà cambiando, stiamo lentamente sparendo ma le nostre tradizioni permangono. Loro pensano che “l’uomo bianco” mi abbia avvelenato e che io abbia perso il senno a volerlo sposare, ma si renderanno conto che stanno sbagliando. Kan è una persona fantastica e io ne sono profondamente innamorata, mi ha aperto gli occhi su quello che accade fuori del “nostro” mondo. È tutto così bello e io non ho paura a dover affrontare il giudizio dei saggi quando sapranno che ho tutte le intenzioni di continuare per la mia strada. Per mio padre sarebbe più adatto Corvo Nero, ma io non amo quell’indiano, fratello del mio primo marito Aquila che Canta, lui così burbero e violento. Più di una volta quando eravamo ragazzini ha tentato di bruciarmi i capelli oppure quando ero intenta a creare ceste di yuta lui ci passava sopra calpestandole e distruggendole, perché mai dovrei darmi ad un uomo simile e colmo di tanto odio? Devo andare, Giovane Cerbiatta è venuta a chiamarmi, hanno deciso che ho riflettuto abbastanza…”.

 

Il tono della nonna, era triste e sicuro allo stesso tempo e almeno un centinaio di volte le aveva raccontato le sofferenze e le incomprensioni che la sua gente le aveva fatto pagare ma non aveva mai saputo quale compromesso avevano raggiunto per farle sposare il nonno…continuò a sfogliare il diario, pagina dopo pagina e nulla di nuovo veniva fuori dalla penna che aveva inciso quelle pagine nel tempo.

Arrivò alla data di nascita di sua mamma… la nonna aveva 48 anni, né troppo tardi ma nemmeno troppo presto per aver figli.

Era il 25 settembre 1956…

 

“La mia Piccola Luna è nata, stamattina alle 5,03 ho dato alla luce una bellissima bambina, i suoi capelli sono del colore della notte e i suoi occhi brillanti e grandi come le stelle, per questo ho scelto il nome indiano Piccola Luna, così porterà con se tutte le caratteristiche del cielo di notte.

Ha tantissimi capelli neri e un sorriso che infonde gioia anche nei cuori dei più duri, con mio marito abbiamo deciso che ella non avrà solo un nome indiano, ma anche giapponese così da rispettare le tradizioni di entrambi. Yukino, così decidemmo… ma fino a che resterà tra la mia gente sarà chiamata con il suo nome indiano, presto accadrà il contrario, cosicché anche lei possa essere accettata dal resto del mondo…”

 

Solo ora ci stava pensando, non aveva mai chiesto al nonno il vero nome di sua madre, anche lei si era sempre attenuta a Piccola Luna, forse perché non lasciò mai in tempo la tribù, o perché non voleva lasciarla. Yukino…era un nome bellissimo e adatto al viso di sua madre, pensò anche che era la prima volta che veniva a sapere dell’aria felice e spensierata che sua madre aveva nel cuore sin dalla nascita…

Il tempo passava in fretta e alcune pagine le lesse senza alcun interesse soprattutto perché parlavano delle continue divergenze tra i saggi del gruppo e sua nonna. La tribù era stata costretta a spostarsi verso ovest, sulla costa, per avere più probabilità di sopravvivenza dato che orami pochi gruppi di indiani esistevano a quel tempo, distrutti dall’alcool, dalle armi da fuoco e dall’ignoranza della gente incapace di accettare la loro diversità e le loro antichissime tradizioni. Uno ad uno stavano   sfrattando e sterminando i gruppi rimasti per fare spazio alle nuove città e ai nuovi raccordi ferroviari, senza tener conto dell’umanità che anche loro conservavano nel cuore e nell’ animo.

Arrivata a leggere almeno una quindicina di date Kira mise un segno del punto dove si era fermata, la sua data di nascita, il 22 agosto 1982.

Ripose il diario sul comodino e andò a cambiarsi perché si sarebbe recata ai campi nella speranza di incontrare Lyra…voleva verificare da sola se la descrizione fornitale al mattino era la sua. Se conosceva Daisuke e se erano amici intimi…

Quando scese al piano inferiore, pronta ad indossare le scarpe e uscire, il telefono squillò…

“Pronto?”

“Ciao Kira, sono Julian!”

“Ciao Julian, come va?”

“Bene, senti vado un po’ di fretta perché devo preparare le ultime cose per l’arrivo di domani di Philip, ti ho chiamata solo per dirti che lui arriverà nel pomeriggio e lo porterò a fare un giro nel parco, credo che saremo lì per le quattro e mezza, riesci a raggiungerci?”

“Secondo te posso mancare ad un simile incontro?”

“Già…e poi senti, ci sarà anche la mia ragazza, Amy. Lei è al corrente di tutto ma mi ha promesso che a Jenny non dirà nulla…”

“E tu le credi?”

“Si, ma non perché è la mia ragazza, ma perché la pensa esattamente come me, e non vorrebbe che la sua migliore amica soffrisse per un amore non corrisposto, ma tu domani fa comunque finta che il nostro sia un incontro casuale. Se devo essere sincero lei sa solo che Phil e Jenny non si amano più ma non sa il perché…”

“Ok, ok ho capito, farò come dici. Allora a domani!”.

“Ciao Kira, a domani!”

Ripose la cornetta piena di gioia, ansiosa di vedere passare quest’ultimo giorno di attesa, indossò le scarpe e uscì di casa.

Il tempo non accennava a migliorare dal punto di vista della temperatura e gli alberi ormai arresi al freddo avevano già cominciato a perdere al maggior parte delle loro foglie dando al viale un aspetto di abbandono e solitudine che misero tristezza nel cuore di Kira, sebbene fosse pomeriggio poche erano le persone che occupavano i lati delle strade, sui marciapiedi.

Si diresse verso i campi e quando ne giunse in prossimità si potevano già sentire le urla di incitamento di Marshall…solo a Kira non quadrava…non era l’allenatore della New Team ma della nazionale.

Quando giunse a destinazione però le cose non quadravano ancora di più perché era proprio la New Team ad allenarsi, scorse Lyra a bordo campo e andò a raggiungerla.

“Ciao.”

“Ciao Kira! Visto che roba…”

“Che ci fa Marshall qui?”

“L’allenatore della New Team si è sentito male e Benji gli ha chiesto se poteva sostituirlo fino al suo rientro così ha accettato e già che c’era ha convocato chi della nazionale era presente in città.”

Guardò tra i giocatori e in effetti era così, Danny, Eddy e Mark erano in campo con le pettorine di colori diversi in modo da potersi distinguere con il resto della squadra.

“Lyra io avrei bisogno di chiederti una cosa…”

“Dimmi pure.”.

“Non qui, ti prego allontaniamoci un attimo.”

Nel frattempo Tom che era in fila ad aspettare il suo turno per battere la palla notò che le due amiche si stavano allontanando…

“Cos’è tutto questo mistero?”

“Perché non mi hai detto che eri amica di Daisuke?”.

“Cosa? Che centra? E poi ti sbagli, io te l’ho detto!”.

“No, tu mi hai detto di conoscerlo, non che eravate molto amici.”.

“Andiamo Kira, che differenza fa, tu non lo conoscevi nemmeno e quindi non l’ho ritenuto importante come dettaglio, ma non capisco perché te la prendi tanto…”

“Non me la sono presa, solo ci sono rimasta un po’ male quando ho scoperto che mi hai mentito e volevo verificare di persona se era veramente così…”

“Io non ti ho mentito, ti ho solo detto una parte della verità, guarda che ne soffro ancora adesso, Lui era il mio migliore amico e non è stato affatto facile quando si è suicidato.”.

“Quindi anche tu credi a quella versione?”.

“Si, perché?”.

“Sua sorella non è della stessa opinione”.

“Takame non sapeva niente di lui, o per lo meno non quanto me. Daisuke aveva un sacco di problemi in quel periodo e non sapeva come venirne a capo, prima di uccidersi mi ha lasciato una lettere di addio che conferma la mia risposta”.

“E posso vedere questa lettera?”.

“Certo, quando vorrai fai un passo a casa mia, io te la farò leggere, non ho nulla da nascondere”.

“D’accordo, ti credo, non è necessario… e scusami ancora se ho dubitato della tua sincerità”.

“E’ normale, ci siamo perse di vista e così hai creduto che io fossi cambiata a tal punto da arrivare a mentirti”.

“Già…sono stata una stupida, ma ora torniamo dagli altri”.

Raggiunsero nuovamente il campo dove l’allenamento stava volgendo al termine, un paio di tiri ancora e i ragazzi si recarono negli spogliatoi a cambiarsi.

Nel frattempo anche Jayaura era giunta al campo, ma qualcosa non andava perché sembrava stesse discutendo con Mark, lui che l’aveva tanto difesa ora la stava cacciando via.

Holly si avvicinò all’amico dopo che lei era fuggita via in lacrime…

“Tutto bene Mark?”

“Si Holly, tutto bene!”

Detto questo si diresse anche lui verso gli spogliatoi e andò a cambiarsi…

  …Continua…

  Non perdetevi il prossimo capitolo perché finalmente Kira giungerà a capo di una delle tante matasse…quale? Beh lo scoprirete solo nel capitolo 13…

  Yuki

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