Capitolo
13
Finalmente il tempo era passato, le due settimane erano scadute e quel pomeriggio l’avrebbe rivisto, i loro occhi si sarebbero incontrati ancora, e chissà, magari per sempre…
Era terribilmente nervosa, sperava che anche lui lo fosse così tutto sarebbe stato, forse, più facile, decise di non andare a scuola quella mattina, di restare a casa a prepararsi, non le era mai importato molto del suo aspetto fisico, ma questa volta era diverso, completamente diverso. Voleva sentirsi bella ma al tempo stesso semplice, solo per lui, per fare colpo nel suo cuore, nonostante fosse sicura di averlo già fatto.
Il tempo a sua disposizione era abbastanza e decise di svolgere prima qualche lavoro di casa, ma non subito, voleva parlargli, confidarsi con lui, fargli capire e raccontargli cosa le stava succedendo e anche se lui non era più lì lei lo fece lo stesso perché sapeva e sentiva che era presente…
Si recò nello studio del nonno e prese uno sgabello sedendosi davanti all’unica grande finestra della stanza, ammirando il bellissimo paesaggio che aveva davanti pensò che lui ne avrebbe fatto un quadro se mai l’avesse visto.
Giunse le mani e sospirò un attimo prima di iniziare a “Parlargli” con i suoi pensieri…
Ciao nonnino…come stai? Spero bene, mi
manchi sai? Qui è tutto ok, sempre se così si può dire, e non ridere di me
sai?? So già che sai tutto, ma voglio raccontarti come mi sento…è…eccitante.
Ho finalmente imparato a vivere e soprattutto ad amare qualcuno, all’infuori
di te ovviamente, e l’essere corrisposta però mi spaventa, ho paura che tutto
questo sia un sogno, che tutto presto finisca e che io mi risvegli…
Philip, così si chiama, è un ragazzo
dolcissimo e sin dal primo momento in cui l’ho visto ne sono rimasta colpita.
Sorrise…
Sarebbe bello se tu potessi
vederlo…avreste fatto subito amicizia, ne sono sicura…
Pianse…
Che sciocca che sono, dovevo parlarti e
invece piango come una bambina…comunque oggi è un giorno importante, verrà
apposta per vedermi, per stare un po’ con me, anche se a dire la verità
l’ha già fatto, ma Benji l’altro ragazzo ha rovinato il nostro
momento…tranquillo, non intendo giocare con i suoi sentimenti e tanto meno con
i miei…
Avrei tante di quelle cose da raccontarti,
ho voglia di stringerti, di abbracciarti… ho trovato il diario della nonna,
scusa se l’ho letto, ci sono scritte tante cose che tu non hai mai voluto
raccontarmi e delle quali capisco il perché di tanto segreto. Non dev’essere
stato per niente facile.
Scusa ancora.
Ma nonna avrebbe approvato, ne sono certa.
Ricordi…quel giorno al campo, quando stavi dipingendo e tu mi raccontasti che
ti facemmo un dispetto orribile, io ero troppo piccola per poterlo ricordare
ora, ti tirammo una secchiata d’acqua e tutto il tuo lavoro andò in fumo…ma
tu non ti arrabbiasti, anzi, ti misi a ridere a cominciasti a
rincorrerci…mamma non c’era già più, e sarebbe passato poco tempo prima
che le nostre strade si fossero separate da quei loghi e dalla vita della
nonna…
Ancora adesso non capisco il perché, mi
hai sempre tenuta all’oscuro di tutto, ma sono sicura che era per il mio bene.
Se adesso lo sapessi magari capirei…
Ti voglio bene, e non ti ho ma i detto una
cosa nonnino mio…
Grazie…
Si alzò dallo sgabello lasciandolo al suo posto, ma preoccupandosi però di chiudere la finestra, faceva freddo e la bassa temperatura avrebbe potuto rovinare i quadri, non se lo sarebbe mai perdonata…
Guardò l’orologio, erano le 10,30 il tempo sembrava non passare mai, ma Kira era ignara del fatto che se non fosse passato sarebbe stato meglio, non poteva sapere che quella giornata non sarebbe stata solo la più felice dei suoi diciannove anni, ma anche la più triste, la più dolorosa da affrontare…
Mentre era intenta a sbrigare le ultime faccende di casa qualcuno arrivava a Tokyo con un aereo dal Canada, qualcuno che con se portava un grande segreto e che ben presto l’avrebbe condiviso con lei…
“Vediamo, uscita 7…”
Mark era all’aeroporto in attesa che Reiko arrivasse dal Canada, erano passate due settimane da quando l’aveva vista ma ogni volta si sentiva nervoso, anche se cercava di non darlo a vedere…
Per lui, nessuno era mai stato così importante al di fuori della sua famiglia, nessuno l’aveva mai capito come lei, ma non era per quello che si sentiva nervoso più del solito.
Sapeva che prima o poi, a cominciare da quella giornata, tutto sarebbe cambiato e questo lo spaventava da morire, perderla per lui sarebbe stato un duro colpo…
Finalmente trovò l’uscita da dove lei sarebbe spuntata e l’aereo era già arrivato, si vedevano già i primi passeggeri, ma non lei…
Tutti furono fuori, Reiko no, non c’era. Si guardò un po’ intorno per vedere se magari non l’avesse notata ma due settimane non cambiano a tal punto una persona da non riuscire a riconoscerla…
Se ne andò stringendo tra le mani il foglio dove aveva appuntato l’ora e il giorno d’arrivo, più che arrabbiato, deluso. Qualcosa non andava comunque, non poteva aver perso l’aereo e d’improvviso decise di voltarsi…lei era lì, uscita solo un po’ più in ritardo degli altri.
Quando lo vide gli sorrise…
“Mark, che faccia…vedo che sei contento che sono qui!”
“No, tutto il contrario, ma perché ci hai messo tanto?”
“La valigia è piuttosto pesante…ti spiace?”
Indicò il bagaglio e Mark rimase stupito…
“Ma ti sei portata dietro tutta casa tua??”
“Più o meno…mi fermerò un po’ più del solito, sai bene il perché.”.
“Si lo so, lo so. Forza andiamo”.
Raccolse le due grosse valigie di pelle marrone che aveva portato con se e si diressero verso la macchina.
Salirono e Reiko non riusciva più a trattenere le domande che le frullavano per la testa e voleva delle risposte…
“Lei dov’è?”
“Non lo so, la cercherò oggi.”
“Cosa? Sai che arrivavo e non l’hai nemmeno cercata??”
“Ma che ti credi?! Che sia pieno di tempo libero?! Fujisawa non è mica una metropoli!”
Era terribilmente facile litigare per loro, tanto quanto fare pace…Mark sospirò e poi continuò il suo discorso.
“Dai…mi dispiace, ma non ho proprio avuto tempo, comunque vedrai che non ci vorrà molto per trovarla e tu mi aspetterai a casa mia! La porterò io da te.”
“Ah no! Voglio venire con te!”
“Eh brava! Cosa farai? Le dirai tutto davanti agli altri? Se fosse con i suoi amici?? Come ti giustificherai?? Certo che sei incredibile! Come diavolo credi di presentarti??”
“Bah, fa come vuoi!”
Mark fermò un attimo la macchina sul lato della strada e mise un braccio sul suo sedile.
“Sentimi bene, ti ho detto che la incontrerai oggi e così sarà! Mantengo sempre le mie promesse! Non ti fidi?”
Reiko rimase coinvolta dal suo sguardo così fiero, continuava a fissarlo in silenzio senza proferire parola, ma stava sorridendo. Poi alzò le mani e lo portò sul viso di lui, fu un gesto così veloce tanto quanto delicato…lo baciò.
Rimase meravigliato da quell’istante e si lasciò trascinare dalle sue labbra. Del resto era un immagine presente nella sua testa da quando era arrivata, ma si sentiva troppo orgoglioso per compiere un gesto così dolce, ma si sentì rincuorato quando lo fece lei…
Le loro labbra si staccarono e Mark sorrise accarezzandole i capelli, poi ripartì con la macchina alla volta di Fujisawa.
“Grazie…” fu l’ultima cosa che disse lei prima di arrivare a destinazione.
Era ora di pranzo, ma tanto era il nervoso che Kira non si sentì di mandar giù niente nello stomaco. Aveva finito ogni lavoro possibile e ora aspettava seduta sul divano il momento tanto atteso, sudava freddo e le sue dita sembravano impazzite, ticchettavano costantemente sul tavolino, tanto che aumentarono il suo nervoso. Poi qualcosa la fece saltare in piedi…il campanello aveva suonato.
Si alzò di scatto e andò ad aprire la porta…
“Lyra! Cosa succede?”
“Niente, ero passata a prenderti all’uscita della scuola ma mi hanno detto che sei stata assente così ero passata per vedere se stai bene…tutto qui.”.
“Già…stai tranquilla. Vuoi entrare?”.
“No grazie. Ma Eddy mi aspetta. Dobbiamo pranzare insieme. Ciao.”
Sorrise e se ne andò, quando la vide allontanarsi non poté fare a meno di notare una cosa alquanto strana, qualcuno se ne stava nascosto dietro un albero, probabilmente per seguire la sua amica. Riconobbe subito quella figura e si mise a ridere.
“Andiamo Takame! Vieni fuori!”
La ragazza sentendo pronunciare il suo nome uscì dal nascondiglio imbarazzata…
“Come hai fatto a capire che ero io??”
“Sei pessima nella parte di pedinatrice e credo che anche lei se ne sia accorta…”
Guardò in direzione di Lyra che lentamente stava abbandonando il viale.
“Avanti, entra!”
“Kira, mi stai nascondendo qualcosa?”
Fece accomodare l’amica in sala sul divano.
“No perché?”
“Allora come mai non mi hai detto di conoscere quella ragazza? Proprio stamattina l’hanno vista fuori scuola e mi hanno riferito che era lei la migliore amica di mio fratello…”
“Perché io l’ho scoperto solo ieri e non potevo riferirtelo visto che oggi non sono venuta…”.
“Già, come mai sei stata assente?”.
“Problemi personali… comunque la meraviglia è tanto tua quanto mia, perché lei è la mia migliore amica e si chiama Lyra.”.
“E come vi siete conosciute?”.
“Da piccole abitavamo nella stessa città…”
Takame guardò l’orologio e improvvisamente si alzò…
“Mi spiace ma devo andare! A casa mi aspettano e non voglio farli preoccupare…”
“Tranquilla vai, ci vediamo domani!”
“Ok…ah, carina casa tua! Un giorno, quando tutto questo sarà risolto devi promettermi di farmela vedere meglio!”.
“Si, si promesso!”
Così se ne andò anche lei…lasciandola completamente sola.
Il tempo passava, finalmente per modo di dire e Kira non sopportando più la solitudine di casa sua decise di uscire e andare al parco un po’ in anticipo.
Decise di indossare un paio di Jeans marroncini e un maglione arancione a collo alto, nei capelli la treccia e al collo il ciondolo, come sempre…
Faceva freddo e portò con se un piccolo cappellino, un basco per la precisione, che si intonava ai pantaloni e una sciarpa rossa per sicurezza che per il momento legò in vita.
Cominciò a passeggiare per la strada, accelerando e rallentando il passo per paura di arrivare troppo presto, o forse troppo tardi all’appuntamento.
Ma la strada non era lunga e arrivò al parco, semi deserto era ben differente da come l’aveva visto la prima volta…nei vialetti era distesa ai lati una fitta coltre di foglie, e i rami degli alberi erano orami completamente spogli. Ci fu una folata di vento un po’ più forte e fu costretta a tenere il cappellino perché non volasse via, poi per puro caso qualcosa le entrò in un occhio che cominciò a lacrimare, proprio in quel momento giunsero Julian, Amy e Philip…
“Ehi Kira!”.
Sebbene fosse terribilmente imbarazzata si voltò comunque con l’occhio tutto rosso e lacrimante…
“Cosa succede? Perché piangi?” chiese Amy…
“Maledizione, mi è finito qualcosa in un occhio…”
Continuava sfregarsi sperando che qualsiasi cosa fosse uscisse al più presto per togliersi da quella situazione.
“Aspetta…”
Philip si avvicinò e prese il suo viso tra le mani, era terribilmente spaventata e i suoi battiti aumentarono improvvisamente…
“Non muoverti…”
Soffiò delicatamente nell’occhio e fece uscire la sabbia che accidentalmente vi era entrata, ma Philip non si fermò lì, a lui non bastava avere il suo viso tra le mani, non curante dei suoi amici e per nulla vergognoso si avvicinò sempre di più a lei fino a baciarla…
Come un eruzione vulcanica Kira si sentì esplodere e i suoi occhi rimasero completamente sbarrati, mai sentita tanta dolcezza in un bacio, poi li chiuse e portò le sue braccia intorno al collo di lui, costretta a stare sulle punte perché più bassa, si lasciò trascinare.
Julian e Amy, più lei che lui, guardavano la scena stupiti e sorrisero, poi si guardarono negli occhi e decisero di andarsene senza disturbarli…
“Credi che stiamo facendo la cosa giusta?”
“Io si”.
“Ok, tranquillo, a Jenny non dirò niente…”.
“Lo so…”
I due uscirono definitivamente dal parco ma il bacio dei due amici continuava ininterrotto e Kira senza respiro si staccò, lo guardò negli occhi e sorrise, lui fece tanto uguale.
“Scusa…”
“Ancora scuse…ma perché?”.
“Se ti ho fatta aspettare…avrei dovuto farlo prima.”.
“…”
Era rimasta senza parole, meravigliata per quella confessione e sempre più sicura dei suoi sentimenti per lui, si sentiva al settimo cielo e senza nemmeno pensarci due volte lo prese per mano e cominciarono a passeggiare. Lui sempre più insoddisfatto mise il suo braccio dietro il suo collo abbracciandola.
Camminarono per qualche minuto in silenzio poi trovarono un piccolo spiazzo d’erba sul quale si sedettero, lei davanti a lui, stretta e sicura tra le sue braccia.
Alzò un po’ il viso e continuò a guardarlo fino a che i loro occhi si chiusero e le loro labbra si aprirono in un altro bacio, troppo emozionati per rompere quel magico silenzio che li circondava…
Finirono sdraiati sull’erba, Kira sopra di lui e dal maglione uscì il ciondolo…
Philip lo prese tra le mani e lo osservò un attimo.
“Questo cos’è?”
“E’ un acchiappasogni”.
“Sarebbe a dire?”.
“Apparteneva a mio nonno, un’antica credenza indiana vuole che questo ciondolo fosse posto sulle culle dei neonati. Quando giungeva la notte e loro si addormentavano le proprietà magiche dell’oggetto facevano si che i bei sogni finissero al centro della tela, vedi…qui dive c’è la perlina, e gli incubi rimanessero imprigionati ai lati, con la luce del mattino poi si sarebbero dissolti impedendo al bambino di avere notti agitate”.
“Bello…”
“Già…”
“…ma mai quanto te…”.
Philip stava per accoglierla di nuovo tra le sue braccia ma accadde qualcosa che nessuno avrebbe potuto immaginare…
“Ma tu guarda che bella scenetta! Complimenti Callaghan scegli sempre il meglio.”.
Kira alzò la testa e davanti a loro Mark…
“Lenders…tu sempre al momento giusto invece!”
“Tranquillo, non me ne frega niente di quello che state facendo, non sono fatti miei. Sono qui per Kira.”
Nel frattempo lei si era tirata su, in piedi davanti a lui con le braccia incrociate, scocciata per quell’ennesima interruzione…
“Cosa vuoi da me?!”.
“Che tu mi segua.”
“Mark lasciala stare!”
Philip si era parato tra i due e lui più che scocciato sembrava arrabbiato.
“Tranquillo, non ti rovino il tuo bel fiorellino…”.
“E per quale motivo dovrei seguirti?”.
“Devo portarti da una persona, tutto quello che posso dirti è che centra tuo nonno.”
“Mio nonno?? E tu cosa ne sai di lui??”
“Vuoi smetterla di fare domande! Senti, se non ti interessa non venire, altrimenti spicciati perché io non ho tempo da perdere!”.
Kira guardò Philip negli occhi…
“Ora sono io a chiederti scusa…”.
Raccolse il cappellino e la sciarpa e se andò seguendo Mark con un incredibile curiosità, nel frattempo tornarono Julian e Amy…
“Cos’è successo? Dove vanno quei due?”
“Maledizione!” urlò l’amico, “non lo so, ma Mark ha detto che doverla portarla a conoscere qualcuno che ha a che fare con suo nonno e lei si è catapultata chiedendomi solo scusa…”
Mark e Kira procedevano a passo svelto e lei preferì stare zitta piuttosto che sentire ancora la sua voce e rispondergli di santa ragione vista la sua scocciatura per l’accaduto.
Arrivarono di fronte ad una piccola abitazione bianca e lui la fece entrare.
“Siamo a casa mia, vai là dentro. Ti aspetta.”.
Dubbiosa spinse la porta a scomparsa ed entrò, la stanza non era molto grande e c’erano dei materassi disposti per terra orizzontalmente, dalla finestra una ragazza. La osservò senza dire nulla, alta, più di lei, castana chiara e snella, indossava una tailleur nero e sotto una camicia bianca, i capelli raccolti.
Finalmente la persona sconosciuta si girò…
“Ciao Kira, finalmente ci incontriamo…” notò una certa emozione nel suo tono di voce…
“Posso sapere chi sei?”
“Scusa per come ti ho fatto portare qui, ma avevo bisogno di parlarti da sola, in privato…capisci?”
“Si, si ma chi diavolo sei?”
“Già…chi sono…mi chiamo Reiko Fang e…”
Prese un respiro e continuò il suo discorso…
“…e sono tua sorella…”
Yuki