Capitolo 14
No, non è possibile…
I lunghi capelli neri spettinati, il suo lamento era quello di un bambino smarrito…
“No…no! Bugiarda! Tu menti, io non ho sorelle!!” ripeteva tra i singhiozzi, ma i fantasmi sembravano non darle tregua. Inspirò ed espirò a fondo, tentando con tutte le sue forze di calmarsi.
Kira era ancora sconvolta dalla notizia da pochissimo giunta alle sue orecchie, non poteva e non voleva crederci. Il suo cuore batteva fortissimo, stava per mettersi a piangere ma rimase in piedi, con lo sguardo dritto su Reiko…
“Eppure è così, che tu ci creda o no… io rispetto a te sono più grande di quattro anni, forse è per questo che non ti ricordi di me, ma te lo assicuro, siamo sorelle!”
“Basta! Non voglio sentire una parola di più! Non so per quale motivo tu mi stia dicendo tutte queste cose, ma non ti credo!!”.
Furiosa con Reiko, Kira decise di andarsene e corse via…
Uscendo si ritrovò a sbattere contro Mark che rimase impassibile con le mani in tasca, senza dirle nulla si spostò per farla passare.
“Te l’avevo detto Reiko, non sarebbe stato facile rivelarle la verità”.
Entrò nella stanza e si diresse verso la ragazza che, dopo aver trattenuto l’emozione per averla rivista, si mise silenziosamente a piangere e quando lui fu sufficientemente vicino gli si strinse addosso abbandonandosi al calore del suo corpo. Mark corrispose quell’abbraccio, preoccupato per la tensione che si era creata tra le due ragazze, chiedendosi se Reiko, dall’animo fragile, avesse retto un altro rifiuto di Kira.
Correva più forte che poteva, nella sua testa ancora quelle parole per lei così assurde… era così difficile accettare quella realtà a lungo tempo nascosta, ormai si era lasciata andare e le lacrime le stavano rigando il viso.
No! Non può essere vero! Non voglio e non
posso crederci, io non ho sorelle, me lo ricorderei, il nonno non me ne ha mai
parlato, non è possibile…perché? Perché tutto questo sta accadendo?
Pur non avendo più forza nelle gambe continuò a correre, la vista era offuscata e non riuscì a vedere bene ciò che aveva davanti, o meglio chi… improvvisamente, girando un angolo di strada, andò a sbattere contro qualcuno.
Si asciugò le lacrime e alzò lo sguardo.
“B…Benji?... Benji!!”
Alla vista dell’amico Kira si gettò tra le sue braccia, lo strinse e cominciò a piangere più forte. Lui rimase immobile, spaventato e esterefatto per quel gesto così improvviso che non poté fare a meno di stringerla a se ancora più forte.
“Cos’è successo? Perché piangi Kira?”
Non rispose alle sue domande e mollando la presa si accasciò per terra in preda alla disperazione. Benji non sapendo cosa fare e visto il silenzio costante della ragazza decise di prenderla in braccio e portarla a casa per fortuna a pochi passi.
In quei pochi metri di distanza Kira si abbandonò tra le braccia del ragazzo addormentandosi e per lui fu alquanto difficile riuscire a tirare fuori le chiavi di casa dalla tasca dei suoi pantaloni e portarla in camera sua al piano superiore…
La pose delicatamente sul letto coprendola con la coperta, le diede un ultima occhiata preoccupato per il suo comportamento e se ne andò.
Diviso da lei da una semplice porta Benji rimase silenzioso e preoccupato, per un istante aveva tremato, ora stava appoggiato allo stipite con lo sguardo basso fisso sul pavimento e mille pensieri che vagavano per la sua mente.
Cosa può esserle successo? Era davvero sconvolta, non l’ho mai vista così…
Benji si diresse in sala e si sedette sul divano in attesa che Kira si svegliasse ma il campanello suonò…
Andò ad aprire e davanti si trovò Philip.
“Benji?! E tu che ci fai qui?”
“Potrei chiedere lo stesso di te, o sbaglio?”
“I-io, sono venuto per vedere Kira, Mark mi ha detto che probabilmente era tornata a casa.”
“Allora è colpa sua se piangeva… maledetto bastardo, ma cos’è successo?”
“Posso entrare?”
“Fa pure, tanto non è casa mia”.
“Kira dov’è?”
“Di sopra, dorme. Mi è venuta a sbattere contro per strada piangendo in una maniera assurda, non mi ha detto il perché e io l’ho solo riaccompagnata a casa, tu sai cosa le è successo?”.
“Beh eravamo insieme, nel parco…” Philip vide l’amico irrigidirsi per quella frase ma poi continuò il discorso “ e proprio mentre stavamo per baciarci è arrivato Mark che…”.
“Adesso basta!!”.
Come un proiettile Benji si scagliò su Philip tirandogli un pugno in pieno volto e il ragazzo cadde a terra.
“Ehi Benji ma che ti prende??!”
Stava in piedi, davanti a Philip, con lo sguardo dritto su di lui stringendo i pugni…
“Proprio non ci arrivi Callaghan, vero?! Vorrei solo che tu sapessi una cosa…non è ancora tua!”
“Ma di che diavolo parli??!”
Benji non rispose e con un sorriso beffardo sulla faccia decise di andarsene non potendo più sopportare quella situazione.
Philip rimase sul pavimento, imbambolato e stupito per le parole dell’amico, sembrava seriamente intenzionato a conquistarla e lui non era così scemo da non aver capito che Benji provava per Kira gli stessi identici suoi sentimenti.
“Grandioso, ci voleva giusto un rivale in amore…”
“Che fai, parli da solo?”
“Uh?!”
Kira era appena entrata nella stanza, avvolta dalla grossa coperta e aveva ascoltato la loro discussione…
“Non far caso a Benji”.
“Allora hai sentito tutto?!”
“Già! Il vostro “parlare” mi ha leggermente svegliata!”
“Mi dispiace, non intendevo…scu…”
Non fece nemmeno in tempo a finire la frase che Kira si avvicinò a lui e lo abbracciò avvolgendolo con lei nella coperta.
Preso dall’infinita dolcezza di quell’istante Philip ricambiò l’abbraccio restando in silenzio e insieme a lei si sedette sul divano, rimase a guardarla per qualche istante accarezzandole i capelli. Erano attratti come due calamite, i loro sguardi magnetici non riuscivano a staccarsi, sembravano persi l’uno nell’altra e si diedero un altro bacio.
“Tutto ok?”.
“Ora si…fammi un favore Phil, smettila di chiedere ogni volta scusa come se avessi le colpe di tutto quello che sta succedendo…”
“Ah ok, scu…” interrompendo subito la frase si mise a ridere e lei con lui…
“Sarai curioso, vero?”
“Beh, ammetto che mi rode non sapere cosa ti è successo oggi, ma preferirei che fossi tu a parlarmene di tua spontanea volontà, non voglio forzarti.”.
“Nessun problema, e poi è giusto che tu lo sappia… Mark mi ha presentato Reiko”.
“Ah
è vero! Arrivava oggi, beh noi la conosciamo, perché non ha voluto che
venissimo?”
”Dice di essere mia sorella…”
Cadde un altro istante di silenzio tra le loro parole ma poi Kira riprese a parlare “ha detto di essere più grande di me di quattro anni, e che ero troppo piccola per ricordarmene…”
“E tu credi che ti stia mentendo? Cosa ne pensi?”
“Io…non lo so, ero spaventata, le ho detto che non poteva essere vero e sono scappata via, è stato a quel punto che ho incontrato Benji per strada…”
“Ti prego, non parliamo di lui…per adesso vorrei evitare un simile argomento, comunque…possibile che nessuno ti abbia mai detto niente?”
“Possibilissimo, il nonno non me ne ha mai parlato…”
“E tu non hai nessuna prova della sua possibile esistenza?”.
“Che io sappia no…ah! Aspetta un momento! Invece si! Il diario di mia nonna!”
“Diario? Quale diario?”.
“Mia nonna, scrisse un diario, l’ultima volta che mi interruppi nel leggerlo ero rimasta alla mia data di nascita…”
“Dai, vai a prenderlo!”
Kira corse in cima alle scale, in camera sua, e dal cassetto del comodino prese il diario. Accarezzò qualche istante la copertina poi tornò in sala dove Philip la stava aspettando seduto sul divano.
Tornò nella posizione di prima, sotto la coperta, e poggiò la testa sulla spalla di lui cominciando a sfogliare il diario riprendendo dalla data della sua nascita…
“22 agosto 1982…
Finalmente è nata, la piccola Kira è venuta al mondo in un periodo in cui la nascita di un bambino non può che portare un po’ di gioia nei nostri cuori. Quanto dolore e quanta sofferenza la accompagnano…ormai siamo rimasti in pochi, lentamente, uno ad uno, ci siamo consumati. Sebbene viviamo tutti insieme, in una terra dimenticata dagli dei, la crudeltà del mio popolo è rimasta.
Poverini…non li biasimo, siamo stati trattati come cani randagi, presi a calci e allontanati dalle nostre terre per far spazio ai grandi progetti che l’uomo ha in mente per migliorare la vita.
Si litiga anche per un tozzo di pane, troppo orgogliosi e troppo deboli per accettare uno stile di vita diverso, ma quanto è vero iddio prometto che mia nipote Kira, figlia di Yukino, non subirà le stesse torture, ne pagherà le conseguenze di quelli che loro considerano miei errori, sempre se amare può essere considerato un errore… è così bella, ha lo stesso viso di suo padre, Grande Cervo, peccato che lei non potrà mai conoscerlo. Una grande disgrazia si è abbattuta su mia figlia, due mondi diversi sono entrati in conflitto e l’uomo che lei tanto amava ne ha pagato le conseguenze… spinto dalla fame ha rubato in una fattoria ed è stato ucciso, quale destino crudele a volte ci riserva la vita…mi spaventa cercare di comprendere il destino ma per il bene della mia famiglia non mi piego.
Oggi è un gran giorno, e pensare alle cose tristi del passato non servirà a rimarginare le ferite, solo a farle sanguinare…Benvenuta nipotina mia…peccato che non potrai nemmeno conoscere la bellezza della mia gente…ci restano solo due anni da stare insieme…”
“Perché?? Perché la nonna ha scritto una frase del genere? E poi non è vero che non ho mai visto mio padre…io me lo ricordo…almeno credo che fosse lui…”
“Tua madre si è per caso risposata?”
“Se così fosse mi è stato nascosto anche questo…andiamo avanti, ma un momento! Se Reiko è più grande di me di quattro anni vuol dire che era già nata e che quindi ho saltato quella pagina…possibile che mi sia sfuggito un dettaglio simile??”
Cominciò a sfogliare il diario sin dall’inizio, presa dalla foga e dalla paura che quelle pagine così importanti fossero andate perdute…ma non fu così…si accorse che alcune pagine erano rimaste attaccate tra loro, l’usura del tempo e l’umidità le avevano incollate e lei lentamente cercò di staccarle…
“8 gennaio 1978…
(Kira stava tremando, aveva paura che quella verità tanto odiata potesse risultare reale, più di quanto lei credesse…).
Piccola Onda è seduta di fianco a Yukino, indossa un abito bianco e grigio che aderisce perfettamente al suo corpo ossuto e sul suo viso triangolare spiccano gli occhi scuri infossati e il lungo naso adunco. A differenza di mia figlia lei non ha mai avuto figli, ma in compenso ha sempre fatto in modo che quelli degli altri fossero buoni e obbedienti, al punto che i bambini del villaggio hanno una gran paura di lei. Io sto qui, accanto a mia figlia che invece di aiutarla mi ha pregato di narrare tra queste pagine la venuta al mondo del suo primo figlio.
Il sole è ormai scivolato oltre la mesa lontana e i suoi raggi si conficcano nel cuore del Popolo delle Nubi, trasformando ognuno di loro in una belva fiammeggiante che attraversa pigramente il cielo.
A sud, la vetta più alta della Montagna della Stella del Mattino brilla avvolta da una luce rosso cupo, mentre le colline circostanti sono quasi del tutto nascoste dalle ombre.
Improvvisamente un grido terrificante squarcia il silenzio.
Yukino ha messo al mondo la sua prima creatura…Reiko, la nostra Piccola Luce, com’è bella…uguale a sua madre nel momento della nascita.
Nel villaggio c’è fermento, dovremo subire un'altra migrazione, ci cacciano anche da questa terra, non hanno più rispetto per le nostre tradizioni. Molti di noi si sono rassegnati e sono andati a vivere nelle città cercando di adattarsi al nuovo stile di vita, ma chi come me è ancora attaccato alle tradizioni è rimasto.
Mia figlia ora dorme e la piccola con lei, è stata una giornata faticosa e anche io non mi reggo più in piedi, Kan mi ha promesso che presto ce ne andremo…se continuo a restare qui tutti ne pagheranno le conseguenze e non voglio che la mia nipotina mi venga portata via a causa di una stupida promessa…”
Kira rimase immobile, con lo sguardo fisso sulle pagine, finalmente tutto era stato svelato, almeno quello che riguarda l’identità di sua sorella, ma tante erano ancora le domande che le frullavano in testa, soprattutto il perché…Cercò di arrestare i singhiozzi che le stavano salendo in gola, voleva terminare di leggere tutto il diario, doveva capire perché erano state divise, cosa era accaduto di così tremendo da non permettere a due sorelle di vivere insieme…
Tornò all’ultima data lasciata in sospeso dopo la sua nascita, tirò un respiro profondo, terribilmente terrorizzata dalla realtà contenuta in quelle pagine.
“15 luglio 1984…
Ormai sono passati due anni, Reiko e Kira stanno crescendo bene e finalmente potranno vivere fuori di qui, il piano è perfetto e noi fuggiremo stanotte… la mia gente, ormai finita, vuole che io mantenga comunque la promessa fatta anni fa prima di sposare Kan, ma io non ci riesco, odio me stessa per aver pronunciato una simile frase a quell’epoca e ora me ne pento. Il destino mi ha giocato un altro brutto scherzo e adesso devo fuggire da lui (o andargli in contro?). Quando promisi che un giorno se i miei figli ne avessero avuti altrettanti io li avrei dovuti lasciare al villaggio e partire lasciandomeli alle spalle, non seppi cosa stavo facendo ne perché pronunciai quel maledetto si…
Bene ora siamo alla resa dei conti, o stasera o mai più… poche sono le righe lasciate da me in questo momento, ma il tempo fugge e non mi è per niente favorevole, una volta in viaggio continuerò…
Buonanotte, stelle proteggete la mia famiglia…”
“20 luglio 1984…
Cinque giorni, sono trascorsi cinque giorni da quando mia figlia è morta per proteggere le sue piccole. Io adesso sono al sicuro, con me la Piccola Reiko. Kira è con Kan.
Siamo stati costretti a dividerci per evitare che ci trovassero e avere più possibilità di fuga, e ora ho paura, di tutto quello che avverrà. Non sono così pazzi da seguirci in qualsiasi luogo, in fondo una volta abbandonato il villaggio, tutto quello che ne è all’esterno a loro non interessa. Non viviamo in tempi cos’ tremendi. Il mondo esterno è affascinante, coinvolgente direi, per fortuna era già tutto organizzato, anche la casa a Ocean Falls. Un posto dove ritrovarsi…
Reiko non fa che chiedere della mamma e di sua sorella, spero che non subiranno gravi danni derivanti dalla loro separazione, per fortuna Kira è ancora piccola e presto dimenticherà tutto questo.
Abbiamo deciso di proteggere Kira e nasconderle tutto il passato, cosicché possa avere una vita serena e tranquilla, per sua sorella è stato impossibile…ricorda troppe cose.
Non ci vedrà mai più e già il mio cuore piange, sebbene con mio marito ci vedremo di nascosto…questa è la cosa migliore da fare. Spero che diventi una brava ragazza e che cresca sana e forte ora che è lontana di stupide credenze ormai morte nel tempo.”
“21 Luglio
In piedi, tra le mura di questa casa, appoggio la schiena nuda a una colonna di pietra. Il Popolo delle Nubi si agita ( per popolo delle Nubi si intende Le anime dei morti che risiedono in cielo ndYuki) nel cielo sopra la mia testa, sento le loro anime che fluttuano.
Com’è strana questa nuova libertà!
Per tutta la vita ho creduto che un muro separasse ciò che è dentro e ciò che è fuori. Le cose “vere” accadevano solo all’interno e soltanto io possedevo la vera consapevolezza. Le altre persone, le stelle gli animali, erano forme confuse e irreali.
Lasciando correre lo sguardo sulle infinite montagne che mi circondano, vedo un paesaggio pieno di barriere, un luogo di libertà totale.
Dal cielo scende una pioggia sottile e insistente.
Qui appoggiata sul davanzale della finestra sollevo il viso e osservo le nuvole grigie che si ammassano sopra di me, mentre i loro ventri partoriscono scintille, odo le loro voci di seta, il profumo della pietra bagnata e della terra mi circonda.
“Cerchiamo il silenzio non per conoscere la libertà, ma per raggiungere la consapevolezza che siamo parte del tutto”, mi aveva spiegato Dune, il vecchio saggio di quello che era il mio villaggio “Tutti gli esseri viventi ci comunicano qualcosa, sempre, e noi comunichiamo qualcosa a loro. Il silenzio ci insegna a riconoscere la nostra dipendenza e a purificare il volto della nostra anima per poterla vedere meglio.”
La notte scorsa, quando è iniziato a piovere ho fatto un sogno.
Ero accanto ad una porta chiusa, ho bussato leggermente, poi mi sono messa a battere i pugni, chiedendo spiegazioni e gridando: “Non potete nascondervi! Lasciatemi andare! Ditemi la Verità!”
Con un rumore assordante le mura sono crollate e le pietre sono rotolate davanti ai miei occhi. Sommersa dalla polvere, per un breve istante non sono riuscita a vedere nulla. Poi…
Sono rimasta là, sconvolta, con i pugni che mi tremavano. Perché avevo continuato a bussare dall’interno.
Sto in silenzio, guardo il panorama desolato, stendo un braccio fuori dalla finestra accogliendo il pianto del cielo. Sono lacrime prive di peccato, voglio che penetrino nel mio corpo sino a raggiungere le ossa.”
Chiuse il diario non volendo leggere una sola parola di più, il panico si era impossessato di lei, ogni cosa era stata svelata…
Dopo essersi addormentata sul divano Kira si risvegliò, in casa regnava il silenzio e la luce rosea dell’alba filtrava dalle finestre illuminando il suo viso.
Si girò su un fianco e sbatté più volte le palpebre, sfregandosi con vigore gli occhi, cercò di togliersi dalla mente gli incubi spaventosi che l’avevano tormentata per tutta la notte.
Alla mente le tornarono i ricordi del giorno prima e di tutto quello che le era successo, ancora incredula…la disperazione ormai era divenuta la sua ombra, non l’abbandonava un solo istante, entrava con l’aria nei suoi polmoni e le scorreva nelle vene.
Si alzò e silenziosamente, senza nemmeno domandarsi che fine avesse fatto Philip, li con lei il giorno prima, si diresse nella stanza del nonno e cominciò a pensare, immobile al centro della stanza…
I morti non se ne vanno.
Sto qui, in piedi e il vento dell’alba,
che penetra dalla finestra, mormora tra gli alberi accarezzandomi dolcemente il
viso.
Ieri, per l’intera giornata mi sono
sentita terribilmente triste, ho sentito la mancanza di mio padre e di mia
madre, oltre che dei miei amici, e ho avuto paura della solitudine. La
solitudine mi assale con le urla disperate del mio dolore individuale, unito al
tormento del mondo intero.
Ho temuto che quelle urla mi facessero
impazzire.
Ogni anima è un filo intrecciato nel
tessuto della vita, per vedere i miei parenti non devo fare altro che scrutare
l’acqua luminosa che dorme e i fili d’erba che piangono. I miei cari sono
tutti intorno a me. La morte è la compagna silenziosa di tutto ciò che è
vivo. Per forza i morti non se ne vanno: sono la benda che protegge le ferite
del mondo.
Le mie ferite.
I pensieri abbandonarono la sua testa, nella quale però continuava a sentire uno strano ronzio, la disperazione stava prendendo il sopravvento e non riusciva più a reggere, i suoi pilastri, le sue certezze e soprattutto le sue convinzioni si erano sciolti come burro e ora lei non aveva più niente a cui poggiarsi.
Aveva terribilmente paura di quello che le stava accadendo, tutta la sua realtà si stava deformando, stava cambiando… e l’unica cosa che lei odiava di più al mondo erano proprio i cambiamenti per la sua incompatibilità di adattarsi in fretta. Aveva bisogno di tempo, il nuovo vestito le calzava molto stretto, tanto da toglierle il fiato.
Cominciò a piangere e si portò le mani al viso cercando di trattenersi ma i singhiozzi divennero sempre più forti, non resse più…
Presa dalla rabbia si scagliò sugli oggetti della stanza spingendoli e scaraventandoli a terra, i vasetti di vernice andarono a scontrarsi lungo la parete macchiando alcuni dei dipinti, ma non le importava, voleva sfogarsi, fare uscire tutto quel dolore provocato dalle bugie raccolte in tutti quegli anni.
Dopo che anche l’ultimo cavalletto fu a terra si fermò, gli occhi sgranati e le lacrime incessanti… si piegò a terra su se stessa avvolgendosi nella coperta che ancora portava sulle spalle e chiuse gli occhi, le lacrime ancora li.
Poi come se si risvegliasse da un tremendo incubo si alzò di scatto e uscì dalla stanza lasciando tutto com’era e richiudendo la porta dietro di se…
Andò in camera sua e si specchiò, ebbe orrore dell’immagine riflessa tanto che le vennero dei conati e andò a piegarsi in bagno ma non uscì niente, lo stomaco le bruciava talmente forte da farle male.
Prese coscienza della sua situazione e afferrando il coraggio a quattro mani andò a cambiarsi, doveva uscire, cercarla, vederla, parlarle.
Indossò un paio di pantaloni da tuta grigi molto larghi e un maglione nero col collo a V, prese i suoi occhiali da sole per nascondere la disperazione che i suoi occhi stavano trasmettendo, vergognandosi di come si era lasciata andare… indossò le scarpe da ginnastica e uscì di casa.
Non sapeva ancora quale sarebbe stata di preciso la sua meta ma poi decise di andare verso i campi, sperando di trovarla lì, a quell’ora i ragazzi della New Team probabilmente si stavano allenando e volle fare un tentativo.
Quando arrivò però il campo era deserto, solo una figura maschile le stava andando incontro e lei riconobbe subito quel ragazzo dal portamento così fiero.
Mark quando la vide si avvicinò a lei e senza proferire parola cominciò a fissarla.
“Lei dov’è?” chiese con tono seccato.
“Kira non serve quel tono con me, mi rendo benissimo conto della situazione, non è facile per nessuna delle due!”.
“Non ti ho chiesto un consulto, ma dov’è lei!”
“Azzardati a farla soffrire e te la vedrai con me” il tono di Mark era tranquillo e pacato, non temeva la reazione di Kira ne le sue minacce…
“Soffrire? Tu parli di soffrire?? Ma cosa vuoi sapere eh?! Se qui c’è qualcuno che soffre quella sono io!! E tu restane fuori, sono fatti miei di come la tratterò! Io devo parlarle!!”.
“Sei più egoista di quanto pensassi”.
Quella frase scatenò in Kira una rabbia incontenibile e Mark ricevette uno schiaffo in pieno viso, lei si tolse gli occhiali, il contorno dei suoi occhi era rosso, segno che le lacrime non le avevano dato tregua.
“Non sono affari tuoi!”.
“Sbagli, lei E’ affar mio, poi pensala come vuoi!”.
Detto questo il ragazzo fece per andarsene ma si bloccò ancora per qualche istante riprendendo a parlare… “la trovi alla spiaggia, è con gli altri, c’è anche Philip”.
“Grazie”.
Kira se ne andò correndo in direzione del luogo appena nominato da Mark con il cuore in gola e quando arrivò notò un piccolo gruppetto di persone tutte intorno a Reiko, si sentivano delle risa ma il volto della ragazza restava imbronciato.
Giunta davanti a lei si fece spazio tra i ragazzi volgendo per un istante lo sguardo si Philip, lui capì e non curante della situazione disse agli altri di allontanarsi, loro dovevano parlare…
“Ehi Philip, perché ci hai fatto andare via? Kira e Reiko si conoscono?”
“Bruce, fa meno domande e muoviti!!”
Quando furono finalmente sole Kira rimase in piedi di fronte a lei, con gli occhiali in mano che stringeva con quanta più forza aveva nelle mani.
Se dalla parte di Kira stava il nervoso da quella di Reiko la paura, non osava parlare se prima non l’avesse fatto sua sorella, temeva un nuovo rifiuto e non l’avrebbe di certo sopportato.
Improvvisamente Kira si inginocchio e ricominciò il suo pianto, poggiò gli occhiali sulla sabbia e si gettò tra le sue braccia stringendola tra forti singhiozzi, Reiko contenta di quel gesto la ricambiò e pianse con lei…
Yuki