Capitolo 4

Era arrivato il giorno della partita tra la nazionale giovanile giapponese e quella europea, Kira avrebbe visto per la prima volta i suoi nuovi amici giocare, soprattutto Philip che l’aveva invitata. Si erano rivisti dopo quella notte sulla spiaggia…al campo durante gli allenamenti, le aveva detto l’orario e dove si sarebbe svolta la partita.

Per fortuna avrebbero giocato di pomeriggio, così lei quella mattina si alzò abbastanza presto per andare a fare una corsa, mancavano solo due giorni all’inizio della scuola e non avrebbe più potuto farlo, così ne approfittò…aprì la finestra per controllare com’era il tempo.

La notte prima aveva piovuto, l’aria era umida, impregnata dell’odore dell’erba però adesso c’era il sole che pallido, tipicamente autunnale si sforzava di riscaldare tutto, faceva un po freddo, del resto la nuova stagione era ormai alle porte.

Così tirò fuori una tuta un po più pesante, prese anche una fascia da mettere in testa e un piccolo asciugamano al collo, era pronta per le sue due ore di sport…

Quando uscì venne subito investita dalla freschezza dell’aria mattutina e si fermò un attimo sulla soglia ad assaporarne la piacevole sensazione…poi finalmente partì. Ormai conosceva davvero bene la città, ogni sua piccola parte, anche se del resto restava sempre attaccata al suo solito percorso perché passava davanti ai campi da calcio, ma per una volta non lo seguì, ad un tratto decise di girare.

Invece di passare dall’alto del piazzale fece il giro dal basso, non c’era una ragione ben precisa, quella parte della città era ancora addormentata e in strada c’era un gran silenzio solo ogni tanto passava una macchina…si sentiva incredibilmente energica e aveva una corsa abbastanza sostenuta rispetto alle altre volte…lei sapeva bene da dove venisse quella carica, mai avuta prima, voleva rivedere Philip, si era innamorata di lui, voleva far correre il tempo insieme a lei in modo da far si che arrivasse prima il pomeriggio…

Che sciocca che sono, mi sento come una bambina felice di aver ricevuto un nuovo giocattolo tutto suo, solo che io ora provo, invece, un nuovo sentimento verso qualcuno che mio non è…e forse non lo sarà mai…sembra strano ma da quando sono qui mi sento una persona nuova, sarà dovuto a lui? Mi sono sempre relegata in me stessa impedendo agli altri di avvicinarsi ma sento che con loro sarà diverso…

Kira, assorta nei suoi pensieri, non si accorse che non correva più, adesso stava camminando, era giunta in una via dove dominava la villa che aveva visto il primo giorno che aveva iniziato a conoscere la città, era la prima volta che ci passava davanti.

Si fermò proprio di fronte al cancello principale, e con una mano toccò le sbarre di ferro che, gelide, chiudevano dietro di se un enorme giardino, era bellissimo, così grande e per lei così irraggiungibile…però intorno a quella maestosità lei avvertiva un insolita tristezza, un aria di solitudine aleggiava in tutto ciò che la circondava…

“Chissà chi ci abita?”…

Restò a guardarla ancora un po’, quasi incantata, poi fece per andarsene ma qualcuno attirò la sua attenzione…guardando bene al di là delle sbarre notò uscire qualcuno dalla porta di casa, qualcuno la cui figura non le era nuova, strinse un po di più gli occhi e finalmente riconobbe il ragazzo…era Benji.

“Benji? Lui abita qui? Però…beato lui…”

Continuava a fissarlo tanto che non si accorse che anche lui stava facendo lo stesso e la salutò alzando il braccio.

Quando lo vide Kira si sentì terribilmente in imbarazzo, probabilmente aveva tutte le guance rosse, e tra se e sé pensò che fosse fortunata a non essere vista da lui in quel momento…ma si sbagliava, rialzò gli occhi e vide che si stava dirigendo verso lei, a passo tranquillo.

Preferì fare finta di niente e in silenzio cercò di andarsene, ma appena voltò le spalle al cancello lei lo sentì aprirsi dietro di se, e richiudersi.

Si voltò e vide la figura di Benji allontanarsi lentamente…non l’aveva nemmeno calcolata, come se non fosse esistita o non si trovasse lì in quel momento. Eppure un attimo prima l’aveva salutata.

Non capì il perché di quel gesto però si sentiva offesa, insomma anche se non erano ottimi amici, si conoscevano e avrebbe almeno potuto salutarla, ma nemmeno questo fece.

Però nemmeno io l’ho salutato…pensò…forse ha fatto bene ad evitarmi del resto io ho fatto lo stesso con lui.

Continuava a fissarlo mentre camminava lungo la via, ma ad un tratto lo vide fermarsi. Lo vide girarsi. Lo vide guardarla.

“Che fai, non vieni?”.

Rimase spiazzata da quella domanda, si era sbagliata. Eccome. Adesso la stava aspettando per andare…

“Dove?” chiese incuriosita.

“Non so, dove vuoi basta che corriamo perché io ho bisogno di un po di allenamento prima di oggi pomeriggio”.

Fu una risposta fredda e distaccata, le dava di nuovo le spalle mentre parlava, come se quello che avesse appena detto gli fosse uscito dalla bocca per educazione…

Non ci fece caso, decise, testarda com’era, di lasciarlo perdere e continuare ad ignorarlo. Proprio come poco prima.

Riprese la sua corsa ma subito notò che Benji era dietro di lei e la stava raggiungendo, si mise a correre più forte perché non voleva che accadesse, non voleva dargliela vinta.

Si voltò di nuovo a controllare che lui fosse ancora lì, a seguirla, ma non c’era più, improvvisamente la strada era deserta e lei sola. Sempre sola.

Non ci pensò.

Arrivò finalmente alla spiaggia, si tolse le scarpe e i calzini, tirò un po su i pantaloni e andò a bagnarsi i piedi sulla riva.

Sentì una piacevolissima sensazione di freschezza che penetrava nella pelle, del resto per tenere testa a Benji aveva fatto un grande sforzo e ora sentiva le gambe leggermente doloranti.

Ma ad un tratto non sentì più solo i piedi bagnati…

“Ehi! Ma che diav…” il viso completamente inzuppato d’acqua. Cercò di asciugarsi gli occhi per vedere chi fosse il fautore di quello stupido scherzo.

“Benji?!? Ma dico, ti sei bevuto il cervello??”.

Lui non rispose, quasi non curante di quello che aveva appena fatto, di averla offesa ancora. Rimase zitto e Kira non calcolò nemmeno il periodo di tempo in cui i due rimasero a fissarsi, poi lei prese il coraggio a quattro mani e lo schizzò a sua volta, una, due, tre volte. Presa, forse, anche da un po’ di rabbia. Adesso era lui ad essere zuppo, e lei provava decisamente una certa soddisfazione.

“Finalmente ti sei decisa a reagire!”.

Reagire? Stava aspettando che io gli rispondessi??

“Certo che sei un tipo strano!”.

“Ah si?” Benji cominciò a schizzarle l’acqua, adesso entrambi stavano rispondendo alle loro provocazioni.

La “lotta” durò qualche minuto, ma erano visibilmente stanchi, infatti entrambi ansimavano.

Con il fiato che le restava fu di nuovo Kira a parlare per prima “mi ripeto, sei davvero strano!”.

Lui la guardò, rise e finalmente rispose.

“Però! Ne hai di resistenza! Beh mi spiace ma io ora devo andare!”.

Lei non fece nemmeno in tempo a replicare che lui già se n’era andato. Lei urlò una parola che nessuno sentì, nemmeno lui probabilmente, si perse nel vuoto infinito dell’aria. “Grazie”.

 

Che sciocca, perché l’ho ringraziato? Del resto non ha fatto niente di così particolare, se non di farmi divertire.

Già, era proprio per questo che l’aveva ringraziato. Per averle regalato un po di felicità.

Adesso era sola, a casa, nel suo guscio…lì nessuno avrebbe potuto intaccarla, farle del male o ferirla.

Mangiò qualcosa tra un pensiero e l’altro, mancava davvero poco alla partita e si sentiva terribilmente inquieta.

Dopo quel giorno non l’avrebbe forse più rivisto. Si pentì di aver fatto correre il tempo con lei…

Provò a distrarsi, ma non ci riuscì e presa dall’ansia si vestì con le prime cose che le capitarono sotto mano e decise di andare al campo.

Non correva, ma il suo passo accelerato, quasi procedesse per forza d’inerzia, la condusse velocemente nel luogo e al momento tanto attesi.

Gli spalti erano già quasi pieni nonostante mancasse poco più di mezz’ora dall’inizio.

Vide un posticino in un angolo e decise di andarsi a sedere là, di non farsi notare.

Guardò un po’ la folla di ragazzine urlanti per i loro idoli, poi una voce si fece più forte tra tutte le altre… “Forza Holly! Andiamo ragazzi dovete vincere!!”.

Nonostante fosse minuta, Patty, riusciva sempre a farsi notare in qualsiasi modo e in quell’occasione urlare era il migliore.

Kira sorrise alla vista di quella scenetta.

Notò anche Lyra lì vicino, seduta proprio accanto a Jenny. Fu per questo che decise di non chiamarla, di farle sapere che era lì.

Accanto a lei sedeva la sua rivale, non avrebbe sopportato vedere brillare gli occhi di un’altra ragazza per Philip. Il “suo” Philip. Era invidiosa. Terribilmente.

Le squadre si schierarono in campo…lo vide.

Il suo cuore sussultò per un momento.

Per un momento lo sentì vivo, capace di provare emozioni sconosciute alla ragione.

Rimase incantata, con lo sguardo incollato su di lui per tutto l’incontro.

Fu una partita avvincente. Le squadre si equivalsero per tecnica, passione e abilità, però la scena per la nazionale giapponese fu sempre la stessa. Vinsero.

Kira aveva seguito l’incontro senza essere coinvolta, era l’unica a rimanere in silenzio, anche quando ci fu il gol di Philip lei rimase immobile, come stregata da quegli attimi.

L’incontro ormai era finito da qualche minuto e sugli spalti non c’era più nessuno. Il campo, deserto.

Poi finalmente si rese conto di quell’assordante silenzio, come risvegliata da un sogno, lentamente si alzò e abbandonò il suo posto.

Diede un occhiata all’orologio perché il tempo, per l’ennesima volta, le era sfuggito di mano. Birichino e imprevedibile.

Adesso era terribilmente triste, odiava le ore che imperterrite proseguivano il loro corso costanti, ma che sembravano galoppare quando invece dovevano rallentare. Se ne andò amareggiata.

Appena fuori dallo stadio qualcuno le si pose davanti, a qualche passo di distanza.

Era una ragazza, probabilmente della sua età e le stava sorridendo.

“Tu sei Kira?”

“Beh, si sono io, ci conosciamo?”

“Oh no no, io…io devo solo consegnarti questo!”.

Le diede un piccolo biglietto, lo guardò per un attimo ma quando risollevò lo sguardo la ragazza stava andando via.

“Hey! Dimmi almeno chi lo manda!”

“E’ scritto nel biglietto!!”.

Se ne andò di corsa, forse per evitare le insistenti domande che aleggiavano nel cervello di Kira e che non avevano trovato uscita dalla sua mente.

Aprì il biglietto e rimase meravigliata, i suoi occhi erano sgranati, quasi increduli per quello che aveva appena letto.

 

 

Stasera, un ultima volta.

Ti aspetto alla spiaggia, alle 22.

Philip.

 

Per tutto il tragitto di ritorno non distolse gli occhi da quel foglio, come se non volesse credere a ciò che vi era scritto sopra.

Non è possibile, non è possibile.

Continuava a ripeterlo dentro di se, aveva paura, era terrorizzata che tutto fosse un sogno. I suoi non si erano mai avverati. Perché proprio ora?.

 

Troppe emozioni in pochissimo tempo…non ci era abituata.

Erano solo le sei del pomeriggio e c’era ancora tempo per il suo incontro…doveva assolutamente calmarsi, il cuore le batteva fortissimo.

Stringeva sul cuore quel pezzettino di carta così insignificante. Per lei così prezioso…

Aveva mille pensieri in testa e non sapeva come comportarsi. Aveva paura…di quell’incontro…

Un ultima volta…

 

Ma mentre Kira pensava a Philip qualcosa stava accadendo. A chilometri di distanza…

“Arrivederci e grazie! Buona giornata!”

Reiko…

“Fiu…anche per oggi è andata, abbiamo lavorato molto, vero Willy?”

“Già! È stata un’ottima giornata direi. Ora chiudiamo e andiamo a casa!”

 Andò nel retrobottega a cambiarsi, era molto stanca. Il negozietto di erboristeria che da poco aveva aperto in città, Ocean falls, stava procedendo bene e ne era soddisfatta.

Una volta cambiata lasciò a Willyams il compito di chiudere il negozio e si diresse verso casa…

Stava scendendo la sera, il paesaggio era bellissimo, tutto così tranquillo e incredibilmente romantico…

Soffiava un venticello leggero e Reiko prima di tornare a casa decise di andare sulla collina a godersi il tramonto. Attraversò il piccolo boschetto che portava a quel luogo così magico, lei la chiamava la sua “collinetta” ma in realtà era una scogliera a strapiombo sul mare.

Il cielo ora era un miscuglio di arancione, rosa e azzurro…sembrava il paesaggio di un dipinto. Proprio questo le venne in mente…un dipinto.

Lo teneva in casa, più precisamente in camera sua, un regalo di una persona molto speciale…

Lentamente con una mano tolse le piccole ciocche dei lunghi capelli rimasti appiccicati alle labbra, asciugate da un vento dolce e delicato che la accarezzava da ogni parte, appoggiata con la schiena a quell’albero ascoltava il fruscio delle foglie secche che, cadute dagli alberi, sembravano formare un enorme coperta per la terra.

Completamente assorta nei suoi pensieri non si accorse che il sole ormai era tramontato, rimasero solo le sfumature nel cielo, lo notò solo osservando la sua ombra che lentamente si spostava verso est, allora alzò gli occhi verso l’orizzonte e mosse qualche passo in avanti verso quel magnifico paesaggio…

 

“…E andando nel solo che abbaglia

Sentire con triste meraviglia, com’è tutta la vita

E il suo travaglio, in questo seguitare una muraglia

Che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.”

 

“Hai mai sentito questa strofa?” disse lei senza nemmeno voltarsi.

“No…” una voce da dietro rispose con tono basso e dolce.

“E’ di un poeta italiano, il mio preferito…” lei chiuse gli occhi e sorrise, solo allora si voltò, lui non era vicino a lei, solo qualche passo più indietro, ma la stava guardando, si stavano guardando…i loro sguardi erano uniti da un sottile filo invisibile e si capivano senza proferire parola, solo gli occhi…

“Parto domani, torno in Giappone…” le disse continuando a guardarla.

Ad un tratto lui si voltò per andarsene.

“Tornerai da me?” chiese lei, il vento raccolse una lacrima dai suoi occhi e la cullò fino alla spalla di lui che non rispose alla sua domanda ma continuò a camminare…

“Aspetta…”lui allora si fermò…

“Se vorrai tornare da me, io sarò qui ad aspettarti…”

Lui però continuò a non rispondere e se ne andò tra il fischio del vento e il fruscio delle foglie, mischiando la sua ombra a quella degli alberi…

Quando se ne andò Reiko decise di tornare a casa, ormai era tardi…e non poteva più fermarlo…

Arrivata davanti alla soglia noto che sulle scale del portico era rimasto incastrato un giornale. Lo prese.

Prima di entrare in casa gli diede un occhiata e in prima pagina c’era una notizia che la sconvolse…

 

Il grande Pittore Zeng Kan Fang è morto all’ospedale di Urawa pochi giorni fa. La notizia è stata resa nota solo ora dal legale del famoso artista. Tutti lo ricordiamo per i splendidi quadri che fece in onore della cultura indiana. Al mondo mancherà una grande persona.

Girano voci che l’unica erede dell’enorme patrimonio di Zeng andrà alla nipote Kira Fang.”

 

“Ma di quando è questo giornale? Vediamo…”

Chiuse il giornale per controllare la data in prima pagina…

“12 giugno…caspita sono passati più di tre mesi…Beh, ora che Zeng è morto credo sia venuto il momento di andare a fare una visitina a Kira…”

Reiko rientrò in casa…

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