Capitolo 6

Odio i treni, odio gli addii, odio tutto ciò che circonda l’idea di un “non ritorno”, odio me stessa per non averlo rincorso, per non averlo fermato, per non avergli parlato…insomma per tutti i “non” e i divieti che mi sono imposta questa mattina. Ho osservato da distante, come un angelo custode mentre, passo dopo passo, si avvicinava alla banchina del treno e mentre, con aria, credo, malinconica volgeva lo sguardo verso il mio…Adesso sono qui, in camera mia, a fissare quell’orrendo vuoto che il mio soffitto accoglie, che mi sovrasta e che i miei pensieri non riescono nemmeno ad intaccare.

Mi sento come se avessi perso una parte vitale del mio corpo, il cuore, che batte per forza d’inerzia, ogni tanto sussulta istanti di dolore come se percepisse ciò che sto provando, come se anche lui, impotente di fronte alla sua partenza, avesse perso qualcosa…o meglio…qualcuno.

Erano passate poche ore dalla partenza di Philip e Kira non riusciva ancora a darsi una spiegazione plausibile per il suo comportamento, avrebbe rimpianto per molto quegli istanti interminabili che non utilizzò neanche per dirgli “Ciao”.

E come ogni volta non avrebbe mai perdonato se stessa per non aver impedito a qualcuno di lasciarla sola…

Il giorno dopo sarebbe iniziata la scuola e sperava che almeno i libri le avrebbero fatto dimenticare…che almeno l’impegnarsi totalmente in qualcosa che le piaceva l’avrebbe riportata a quella realtà razionale dove Philip non era presente, dove al suo fianco non c’era lei, ma Jenny.

Dimenticare era l’unica cosa che potesse fare per poi un giorno, forse, sentirsi meglio…

Il telefono squillò e bulicamente si alzò per andare a rispondere.

“Pronto?”

“Kira! Ciao sono Lyra, come va?”

“Non molto bene, perché che vuoi?”

“Ah…scusa se ti ho disturbato…”

“No! Lyra aspetta! Ti prego scusami, io sono solo un po stanca…dimmi pure.”

“Beh io volevo chiederti se oggi ti andava di trascorrere l’ultimo giorno di libertà insieme, non abbiamo avuto molto tempo per parlare da quando sei arrivata e volevo rimediare!”

Ci pensò un po su e forse svagarsi non era una cattiva idea, magari ricordare gli anni passati con Lyra le avrebbe fatto bene…

“Ok, a che ora ci vediamo?”

“Passo a prenderti io dopo pranzo! A dopo!”

Riattaccò con la stessa mancanza di voglia con la quale aveva risposto e tornò a sdraiarsi, ma questa volta sul divano, le sembrava un impresa impossibile anche risalire le scale.

Con il cuscino stretto nel petto si sfogò, fece uscire tutta la tristezza che aveva dentro per un amore non corrisposto e condizionato da eventi che non era riuscita a modificare…forse per una forma di impotenza verso il destino, che crudele le stava affibiando tutto quel dolore, forse perché aveva paura di non essere corrisposta e questo più di tutto la faceva star male…

 

“Dai Forza! Dammi l’altra mano!”

“Non ci riesco, non posso!”

“Coraggio amore so che puoi farcela, ti prego alza il braccio…”

Quel vuoto sotto i piedi eri terrificante, tanto quanto lo era la sensazione che stava provando, ora, mentre la sua vita dipendeva da una stretta di mano, mentre la paura si era impadronita di lei e le impediva ogni movimento, solo lui avrebbe potuto salvarla…

“Dai coraggio!Non riesco più a tenerti!”

“Ci sto provando, ma non ci riesco!”

Quella fu l’ultima frase…per paura di non riuscire…

“Noooo!!!!”

 

Kira si svegliò di soprassalto e qualcuno stava bussando alla porta con forza…

“Kira ci sei??? Rispondi!!”

Si alzò e andò ad aprire.

“Grazie al cielo! Ma che è successo?? Ti ho sentita urlare!”

“Niente Lyra…mi sono addormentata sul divano e ho avuto un incubo, tutto qui!”

“Ma stai bene?”

“Si, si tranquilla!”

“Allora forza, vai a cambiarti io ti aspetto qui!”

Mentre lei si vestiva Lyra fece un rapido giro del piano inferiore, osservò ogni stanza ma non si soffermò sui particolari, tranne che per il salotto…qualcosa l’aveva colpita, un oggetto appartenente alla sua amica che non aveva mai visto…era una foto.

La prese in mano per osservarla meglio, raffigurava una bellissima donna alta, capelli neri come la pece, un viso bellissimo che si incontra difficilmente, ma un aria terribilmente triste…teneva in braccio un “fagottino”, o per meglio dire, un frugoletto.

Stranamente la foto era strappata sul lato sinistro…

“Quella sono io.”

Kira entrò all’improvviso nella stanza e si avvicinò all’amica.

“Questa è l’unica foto che ho di lei…di mia madre intendo.”

“E chi te l’ha data?”

“Il nonno, mi disse che venne scattata poco tempo prima che morisse…”

“E come mai è strappata?”

“Non lo so, non ho mai avuto risposta a questa domanda se non, “è vecchia!”, e io mi sono sempre accontentata”.

“Allora siamo pronte?”

“Ok possiamo andare!”.

 

Uscirono di casa ma quando Lyra fece gesto di voler entrare in macchina…

“Non possiamo fare un giro a piedi? Ho voglia di fare quattro passi.”

“Per me è lo stesso, come vuoi!”

“Grazie!”

“Posso lasciarla qui la macchina?”

“Certo, il parcheggio è mio.”

“Ah si signorina…il parcheggio è suo!”

“E dai non prendermi in giro!”

Scherzarono e a Kira sembrò così bello poter ridere di nuovo insieme a lei…le mancava.

“Allora…novità?”

Stavano passeggiando per la via principale, in direzione dei campi, anche se principalmente a scegliere la strada era Kira, quasi attirata da quei luoghi dove, solo qualche giorno prima, aveva visto Philip.

“Beh novità in particolare nessuna. Sto passando un periodo abbastanza tranquillo dopo la morte del nonno.”

“Ah già…mi spiace di non esserci stata, so bene quanto hai sofferto.”

“Lascia stare, è passata…”

Si sedettero su una panchina di pietra li vicino.

Lì, sedute l’una di fronte all’altra, rimasero in silenzio qualche istante e Kira si vergognava di guardare negli occhi l’amica, che con il semplice sguardo era in grado di capirla e quindi avrebbe scoperto che in realtà poche cose andavano davvero bene.

Lyra non doveva sapere dei suoi sentimenti per Philip, non perché lei non volesse dirglieli ma del resto il suo ragazzo era un suo compagno di squadra e se solo la voce si fosse sparsa non se lo sarebbe perdonato…

Eppure aveva voglia di sfogarsi, non riusciva a tenere tutto dentro, per ora l’unico che era riuscito a capirla era stato Julian, la sera alla spiaggia, e sapeva di potersi fidare di lui…

Nel ripensare a quella sera le venne un sorriso spontaneo sulle labbra e Lyra se ne accorse…

“Come si chiama?”

“Uh?! Chi?”

“Hai capito dai! Di chi ti sei presa una bella cotta?”

“Io??!! No, no stai sbagliando!!”

“Ah si? Allora perché sei diventata rossa?”

“Non è vero!”.

In effetti era proprio così, i suoi pensieri l’avevano tradita e ora doveva trovare un modo per evadere da quel discorso che avrebbe preferito evitare…qualcuno ascoltò i suoi pensieri perché proprio in quel momento Tom, che era in macchina insieme a Benji e Holly, si fermò davanti alla panchina.

“Heilà ragazze!”

“Ciao Tom!” Kira era al quanto contenta che capitasse proprio in quel momento…

“Che fate?”

“Secondo te?”

“Niente, ho capito, pungente come al solito eh Lyra?”

“Con te sempre!”.

A quella risposta Kira non diede molta importanza, ma si chiese perché i due nel parlarsi utilizzassero quel tono così di scherno, quasi l’avessero fatto apposta a parlarsi così.

“Kira ti va di venire con noi?”

“Dove?”

“Andiamo a prendere Mark all’aeroporto, torna oggi”

“Perché, dove era?”

“Dai monta, ti spiego strada facendo!”

“Lyra?” si girò verso l’amica.

“Vai pure, io non vengo, non mi va di rovinarmi la giornata!” guardò Tom con uno sguardo di rabbia e a Kira cominciarono ad arrivare in mente strani pensieri su quello che potesse essere successo tra i due…

“Sicura che non ti spiace?” del resto si sentiva in colpa nell’andare via, ma sapeva che se fosse rimasta la loro conversazione sarebbe andata avanti e volevo evitarlo…così salì in macchina.

Tom si allontanò in fretta e Kira non fece domande per le frasi poco prima pronunciate verso l’amica, preferì restare in silenzio, del resto non erano cose che la riguardavano.

“”Da quanto vi conoscete?”, Benji non sopportava di stare zitto quando si trattava di dover fare viaggi lunghi in macchina.

“Io e Lyra? Qualche anno, abitavamo nella stessa città, solo che poi ci siamo perse di vista perché lei si è trasferita, è stata una sorpresa ritrovarla qui!”

“Già…”

“Allora Kira, come ti trovi qui?” anche Holly si unì alla conversazione.

“Beh di certo non è stato facile ambientarmi, però ora qui ci stò bene.”

Holly le sorrise dolcemente, un sorriso che stupì Kira, era amichevole, molto…e si sentì in imbarazzo, all’improvviso cominciò a pensare sul perché fosse veramente salita in macchina.

Fu un viaggio abbastanza piacevole anche se per la maggior parte del tempo Kira fu molto taciturna, avvolta nei suoi pensieri osservava il paesaggio che veloce scorreva al di là del finestrino, ogni tanto dava anche uno sguardo in macchina, più precisamente nello specchietto retrovisore, dove i suoi occhi incontravano spesso quelli di Benji che la guardava spesso…ma lei come al solito non diede molta importanza alla cosa.

“Eccoci arrivati finalmente.”

Per fortuna trovarono subito parcheggio davanti all’entrata.

Scesero tutti insieme e si diressero verso l’uscita del volo dal quale Mark sarebbe spuntato.

Kira rimase un attimo in disparte, e Benji le si avvicinò…

“Hei, che hai?”

“Chi io? Niente…”

“Davvero? Mi sei sembrata, così assente in macchina.”

“Davvero?! Tranquillo non ho nulla, credimi!”

“Sarà…ma ricorda, sei hai bisogno di parlare io ci sono.”

“Ti ringrazio!”.

Finalmente arrivo l’aereo, per la seconda volta i pensieri di Kira erano salvi e non avrebbe dovuto preoccuparsi stavolta di riprendere la conversazione perché sarebbero stati tutti impegnati a tempestare Mark di mille domande sul suo viaggio.

“Mark! Siamo qui!”

“Ah Eccovi, pensavo ve ne foste dimenticati!”

“Bella fiducia che ci dai!”

“Benji…quando mai mi sono fidato di te? il fatto che stiamo in squadra insieme non vuol dire che arriviamo a questi punti di fiducia!”

Ci risero sopra e a Kira sembrò molto bello che dei ragazzi fossero così legati da un gran rapporto di amicizia.

“E tu chi sei?”

“Ehm…sono Kira Fang, piacere.”

Al sentire quel nome Mark si stupì e Kira si accorse della sua reazione, inspiegabile da un certo punto di vista, insomma sembrava che quasi si fosse spaventato nel sentire “Kira Fang”.

“Non ricordi?”

“Dovrei?”

“Ci siamo conosciuti la sera della festa al parco, a dire la verità non ci hanno proprio presentati, tu stavi bevendo qualcosa al tavolo con Benji.”

“Che strano eh Mark?!”

“Price! Ti ricordo che c’eri anche tu con me!”

“Come stà Reiko, Mark?” Holly cercò di fuorviare le battute di scherno tra i due, sicuro che prima o poi, conoscendoli, sarebbero sfociate in una lite.

All’improvviso Lenders tirò un occhiataccia all’amico, come a fargli capire che non doveva pronunciare assolutamente quel nome, ma lui non capì e così fu costretto a rispondere.

“Bene, GRAZIE!” detto appositamente con un tono più severo per far interrompere la conversazione, ma a quanto pare non ci riuscì affatto perché Tom tirò fuori qualcosa che Mark avrebbe preferito evitare…

“Ehi! Un momento, che coincidenza!”

“Cosa?” Kira guardò l’amico insospettita da quella sua esclamazione così improvvisa.

“Kira! Tu e Reiko avete lo stesso cognome!”

“E scusa, chi sarebbe Reiko?”

“Una nostra amica! E il discorso è chiuso!”

“Ehi Mark, che ti prende? Ti vergogni di dire la verità? Che Reiko è la tua ragazza??”

“Price!!!”

“Ok ok la smetto…”.

Salirono tutti in macchina e non venne più proferita parola sull’argomento vista la reazione di Mark, preferirono parlare di come era andata l’amichevole e della partenza degli altri, ma Kira con la mente non riusciva a non pensare a quello che Tom aveva detto poco prima…

“Che coincidenza! Lo stesso cognome!”…già che coincidenza, però io non so ancora chi sia lei, chissà magari parlandone con Benji verrò a sapere qualcosina di più, sono molto curiosa di avere notizie su questa ragazza della quale Mark, a quanto sembra, in mia presenza non vuol parlarne…

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