Allora, piccola premessa che in teoria doveva essere messa nel capitolo sette, ma è uguale…posso capire che il capitolo appena nominato possa essere sembrato un po’ più “veloce” degli altri nella successione degli eventi, ma mi è servito come anticipazione a diverse situazioni che andranno a crearsi durante la storia e che vi consiglio di non dare per “scontate” non si sa mai cosa potrebbe uscire da una mente pazza come la mia^^;;;

Buona Lettura del capitolo ottavo

Yuki.

Capitolo 8

“Che stupida che sono…senza nemmeno pensarci, dopo la telefonata di Julian, sono uscita di casa e mi sono recata qui sulla spiaggia, dove, forse, i miei ricordi si perdono davanti all’immensità del mare e dove si è infranto un mio sogno…che adesso spero di realizzare perché ancora vivo in me.

Qui è tutto così tranquillo, solo i miei pensieri fanno rumore, anche le onde sembrano sentirli e cercano di non disturbarli infrangendosi il più delicatamente possibile sulla riva…

Il nonno diceva sempre che la natura ci ascolta, fa parte di noi stessi e proprio come noi è in grado di comunicare, non è vero che resta immobile e impassibile di fronte agli eventi più tristi e inconcepibili, “anche lei deve vivere, anzi, sopravvivere”, questo diceva sempre…perle di saggezza che ho ben pensato di custodire nel mio cuore, semmai un giorno mi servissero…

È strano come si siano svolti gli eventi che circondano la mia vita qui, da un giorno all’altro mi ritrovo a crucciarmi per amore, quando fino a poco tempo fa non avevo nemmeno il tempo per pensare ad ragazzo, se il nonno fosse qui si farebbe grasse risate della mia situazione, mi sembra di sentirlo…la sua voce rimbomba nella mia testa in modo costante, in parte mi rassicura ma dall’altra è assillante come non mai, dovrei dimenticarlo e invece continuo a rimpiangerlo.

Non intendo “dimenticare” come cancellare anzi, dovrei solo pensare meno a lui da vivo piuttosto che da morto…ma è come se qualcosa di lui fosse rimasto dentro di me, dentro il suo ciondolo. Come se stessimo ancora comunicando nonostante l’immensa distanza che divide i nostri due mondi…

La notte è calata da diverse ore ma non ho nessuna voglia di rientrare a casa, di aspettare.

E poi aspettare cosa? Un segno, una vana speranza? Ogni qualvolta penso a Philip la mia testa si riempie di domande, forse inutili, forse no, ma credo sia normale anche se non mi era mai capitata una cosa del genere prima d’ora.

L’amore fa davvero brutti scherzi e questa volta si sta proprio divertendo con me, il problema è che io non posso reagire alle sue provocazioni perché ho le mani legate, perché Lui ha legato qualcun’ altro. Mi sento cattiva a dover pensare una cosa del genere ma vorrei tanto che quei due si lasciassero per poter essere sicura di avere qualche possibilità in più con Philip, chissà se tra due settimane succederà qualcosa?…ho paura che invece accada tutto il contrario, chissà perché?

Non voglio illudermi che quella telefonata e le frase di Julian siano l’inizio di un qualcosa che spero da un po’ di tempo, però in cuor mio lo desidero davvero tanto.

Comincia a fare freddino e sono già le dieci di sera, non ho ancora voglia di rientrare quindi farò due passi qui sulla spiaggia per scaldarmi un pochino altrimenti se resto ferma mi viene sul serio freddo…”

Kira si alzò e scrollò quel poco di sabbia che le era rimasta appiccicata sulle mani e sul vestito, quella sera la sua mente era colma di pensieri e non riusciva ad allontanarli, ma più cercava di non pensare a niente e più la sua testa si affollava…

Sarebbe stato difficile per lei quella sera andare a dormire tranquilla, quasi fosse una bambina che il giorno dopo doveva ricevere un regalo bellissimo e lo attendeva con ansia…già, si sentiva proprio così, quelle erano le sue emozioni ogni volta che ripensava a Philip, dove fosse e cosa facesse nei momenti in cui lui era nei suoi pensieri…

Passo dopo passo stava percorrendo tutta la riva con le braccia strette a se alla ricerca di un pò di calore dato che ormai l’autunno era arrivato e si faceva sentire…ripensava all’ultima volta in cui su quella spiaggia, invece di essere da sola, era in compagnia dei suoi nuovi amici e dove per la prima volta aveva raccontato a qualcuno dei suoi sentimenti per Philip, sempre se “raccontare” fosse stato il verbo adatto.

Terminato il turbine dei pensieri era il momento dei ricordi, provava a far scorrere davanti a se quelle poche immagini che il suo cuore racchiudeva di quando era piccola, di quando ancora aveva qualcuno su cui poter contare e fidarsi.

Improvvisamente si sentì sola come non mai, sua madre…cercò di ricordarla ma fu tutto inutile, morì troppo presto quando lei era ancora molto piccola, e adesso che era cresciuta non aveva nessun immagine da rivedere ogni tanto, quando ci pensava.

Si fermò un attimo a riflettere e lentamente una lacrima le solcò il viso trasmettendole un po’ di calore, ma l’asciugò subito e riprese a camminare. Mentre arrivava al termine della spiaggia notò sulla destra una piccola stradina che non aveva mai visto. Diede un occhiata per cercare di vedere qualcosa ma non era illuminata, decise lo stesso di avventurarcisi ed entrò…

Le foglie secche e i ramoscelli passavano sotto i suoi piedi rompendosi e scricchiolando mentre le cicale si facevano sentire a gran voce.

Dopo qualche minuto di camminata, improvvisamente davanti a lei ci fu un paesaggio bellissimo. Era giunta in un angolino quasi da definirsi “segreto”, era un piccolo spiazzo sull’erba con una panchina al centro, quest’ultima era proprio di fronte alla scogliera ed era completamente illuminata dalla luna che, grande nel cielo, vegliava sul quell’angolino così magico e nascosto.

Sussultò un attimo per la meraviglia del posticino appena scoperto, poi, visto che era completamente sola decise di ammirare la luna seduta sulla panchina.

Ammirò per qualche secondo il fantastico paesaggio ma il suo sguardo fu attratto da qualcos’altro…in un angolo, per terra vicino ad un albero, qualcosa brillava illuminato dalla luna.

Si alzò dalla panchina per vedere più da vicino cosa fosse e quando lo raggiunse notò un piccolo oggetto di metallo, color argento.

Lo raccolse…era un cuoricino, probabilmente si era staccato da qualche collanina di qualcuno stato li prima di lei, era semplice, liscio e incredibilmente lucente.

Lo passò un istante tra le sue dita e infine lo girò perché sul retro aveva sentito qualcosa di ruvido…era un incisione.

“Forever Friends, Daisuke”.

“…amici…strano, pensavo sarebbe stato più adatto per due innamorati, chissà a chi appartiene o apparteneva?”

Senza pensarci su Kira raccolse il piccolo oggetto e se lo mise in tasca.

Finalmente decise di ritornare a casa, il sonno cominciava a farsi sentire e l’indomani sarebbe dovuta andare a scuola.

Non vedendo altre vie d’uscita davanti a lei tornò indietro in direzione della spiaggia. Uscita dalla via notò che lì adesso c’era qualcun altro e riconobbe quasi subito la figura del giovane che in quel momento le stava andando incontro…Holly.

La luce lunare era abbastanza forte da permettere a Kira di riconoscerlo e gli andò incontro a salutarlo.

Ansimante però, lui si fermò qualche metro prima e si sedette sulla sabbia, decise di raggiungerlo e di non apparire maleducata nel caso lui l’avesse notata. Pensò che comunque sarebbe rimasta solo qualche minuto.

“Ciao Oliver.”

“Kira, che piacere! Ma che ci fai in giro a quest’ora? Domani non dovresti andare a scuola?”.

“Si, si non farmi la predica, facevo solo una passeggiata.”

“Siediti pure se vuoi.”

“No ti ringrazio ma mi sono fermata solo per salutarti perché stavo tornando a casa.”

“Gentile da parte tua, dove abiti?”

“In viale delle Rose”.

“Dai ti accompagno, tanto sarei tornato anche io da quella parte, e poi è meglio che rientri prima che Patty chiami a casa e non mi trovi. Altrimenti sai che scenate!”

Risero…

“Già, immagino.”

Ci fu qualche istante di silenzio tra i due ma Holly riprese subito la parola.

“A che pensi?”

“Non so, a niente forse…”

“Ah dai! Non è possibile, su, dimmi qualcosa di te. Non abbiamo ancora avuto occasione di parlare a parte la sera della festa e l’altro ieri in macchina”.

“Beh, cosa vuoi sapere?”-

“Per esempio…vediamo…”

Holly fece un attimo la faccia da “pensante” e si grattò il naso alla ricerca di una domanda intelligente da farle che non fosse la solita “ti piace la città?” oppure “ti trovi bene qui?”.

“Si, ho trovato…che ne pensi di noi?”

“Voi, inteso come della squadra più varie fidanzate e annessi vari?”

“Si, esatto!”

“Siete simpatici” sorrise…

“Ok, e che altro?”

“Che altro in che senso?”

“Insomma, siamo solo simpatici? Non belli, alti, atletici e da capogiro?”.

“Eh eh, si sicuramente! Ma era sottointeso.”

“La simpatica qui sei tu.”

“Guarda, siamo arrivati, questo è il mio cancello, ti saluto Oliver e grazie della chiacchierata.”.

“Intanto comincia con il chiamarmi Holly, come fanno tutti i miei amici e poi è stato un piacere”.

Stava per andarsene ma ancora prima che Kira infilasse la chiave per entrare le venne in mente il cuoricino riposto nella sua tasca, non volle di certo mostrarglielo ma voleva sapere se…

“Ehi Holly, aspetta un attimo!”

“Si?”

“Conosci un certo Daisuke?”

Nel sentir pronunciare quel nome si girò come spaventato…

“No, non lo conosco e ora scusami ma devo andare”.

“Strano…non ha reagito nel migliore dei modi…che lo conosca e non voglia dirmi chi è? Non importa, non è fondamentale, ci penserò domani e chissà facendo qualche domanda qua e la…”

Rientrò in casa e andò a dormire…

Il mattino seguente aveva un incredibile mal di testa e non aveva nemmeno sentito la sveglia, erano le sette e mezza e doveva sbrigarsi altrimenti avrebbe fatto tardi.

Di corsa scese dal letto, ma all’improvviso si bloccò davanti allo specchio…al collo invece dell’acchiappasogni del nonno c’era il cuore trovato la sera prima…uno sguardo spaventato era quello riflesso sul suo volto, era sicura di averlo lasciato in tasca, nella giacchetta, prima si andare a dormire e di non averlo affatto tirato fuori nemmeno per un istante. Non riusciva a rendersi conto del perché si trovasse li in quel momento…fu presa dal panico, terrorizzata dall’idea di aver perso il regalo del nonno. Si precipitò in fondo alle scale, dove sulla spalliera c’era la giacchetta.

Frugò frettolosamente nelle tasche e proprio dove la sera prima c’era il cuore improvvisamente spuntò la ragnatela dell’acchiappasogni…si sentì sempre più spaventata soprattutto per il fatto che si trovasse al paino di sotto, nemmeno accanto al letto o nella sua stanza.

Dovette lasciare ogni pensiero sul mistero appena accaduto in sospeso perché la scuola la stava aspettando e non sarebbe stato d’aiuto l’arrivare in ritardo già il secondo giorno…

Risalì le scale e si rimise al collo il giusto oggetto riponendo il cuore in un cofanetto chiuso a chiave sul comodino…

Si vestì e senza nemmeno fare colazione uscì di casa…

Mentre aspettava che il solito semaforo diventasse verde per permetterle di attraversare sopraggiunse Bruce che, che come d’abitudine, rischiava di fare tardi.

“Buongiorno Kira!”

“Ciao Bruce…”

“Mamma mia, che faccia! Hai visto un fantasma??”

“No, non ho dormito molto bene stanotte e in più mi sono alzata con il mal di testa…”

“Io invece non ho sentito la sveglia e ora sono costretto a correre per evitare di fare tardi…”

“Tanto manca ancora un quarto d’ora, vedrai che ce la facciamo, non ti preoccupare.”.

“Si ma tu prova a dirlo al mio stomaco che non ha toccato cibo e deve aspettare l’ora di pranzo!”

“Pranzo?? Oh no! Maledizione! Ho dimenticato che oggi mangiavamo a scuola, così non mi sono portata niente…e in più ho scordato anche che verrà Julian…”

“Julian? A scuola? E a fare che??”

“Non lo so, ha detto che vuole parlarmi…”

“Strano…e Amy lo lascia andare così, a ruota libera?”

“Perché, è gelosa?”

“Se lo è?? Lei, Patty e Jenny sono campionesse in questo, guai toccare o avvicinarsi ai loro fidanzati se sei una ragazza e non in loro presenza, diventerebbero furie!”.

“Lo terrò a mente…”

Nella testa di Kira continuavano ad aleggiare domande sui fatti poco prima successi senza ancora riuscire a farsene una ragione, Chi diavolo è Daisuke? Perché avevo addosso il ciondolo stamattina?.

Queste erano le sue domande ma, come sempre, nessuna risposta.

Poi strada facendo le venne in mente di chiederlo a Bruce, ora che qualcosa di strano era presente intorno a quel nome era intenzionata a scoprire ogni dettaglio riguardante quel ciondolo e nessuno l’avrebbe fermata.

“Bruce, posso chiederti una cosa?”

“Dimmi pure…”

“Chi è Daisuke?”

“P-perché me lo chiedi?” il tono di Bruce aveva assunto lo stesso che ebbe Holly la sera prima…spaventato, terrorizzato quasi…

Kira doveva trovare nel giro di pochi secondi una scusa plausibile alla sua domanda per ottenere una buona risposta…

“Ieri hanno chiamato a casa mia cercando qualcuno con questo nome, ho pensato che probabilmente era chi ci viveva prima e mi sono chiesta se tu lo conoscessi, tutto qui!”

“Ehm…adesso sarà meglio che vada, ci vediamo in classe!!”

Bruce corse via e Kira nemmeno questa volta ottenne una risposta decente alle sue domande. Urlò il suo nome, ma invano, perché lui non si girò e sparì all’interno dell’istituto…

Entrò in classe e Benji era già lì, al suo posto. Le sorrise nel vederla entrare ma non poté andarle incontro perché subito dopo di lei entrò il professore che fece accomodare tutti nel proprio banco.

“Buongiorno ragazzi, cominciamo questa mattinata in un modo un po’ particolare…sapete tutti che giorno è tra un mese esatto vero?”

In classe regnava un silenzio apocalittico e Kira diede un occhiata intorno a lei notando che tutti, compresa Takame che solitamente era una chiacchierona, guardavano il banco come se stessero guardando il vuoto, capì che il silenzio era un silenzio di tristezza e nei suoi pensieri si aggiunse pure la parola “commemorativo” solo non riuscì a capire nei confronti di chi…

“Coraggio ragazzi, so bene che non è il più bel giorno dell’anno però è giusto che Daisuke venga ricordato con rispetto, non credete?…” Ancora quel nome!! Non è possibile! Sarà meglio che stia a sentire in silenzio, magari ne vengo a capo e riesco a capire i volti sconvolti di Bruce e Holly quando gliene ho parlato…

Il professore continuò il suo discorso…

“Vorrei che scriveste un discorso in sua memoria” allora è morto…pensò Kira… “Shinji puoi occupartene tu?”

“Certo professore!”

L’alunno rispose con sicurezza ma sempre con la testa bassa…

“Ah quasi dimenticavo…Kira ti sarai sicuramente posta delle domande…”

“Infatti” lei non si vergognò affatto di ammetterlo, era troppo curiosa di saperne di più.

“Daisuke era un ragazzo che fino ad un anno fa frequentava questa scuola…”

“E che fine ha fatto?” Kira notò che con la sua domanda aveva suscitato uno stupore generale e adesso tutti la stavano guardando, lei però non si sentì affatto in imbarazzo, anzi, era sempre più determinata per arrivare a capo della matassa…

“E’ morto suicidandosi, ma non credo che debba parlartene io, se lo vorranno saranno i tuoi compagni a spiegartelo…ora cominciamo la lezione.”

Bene, un nodo è stato tolto però non riesco ancora a capire le reazioni di Holly e Bruce…nei loro volti c’era spavento, non tristezza come quella che ho visto poco fa nei volti dei miei compagni…non è finita qui e devo riuscire a scoprire cosa c’è sotto. Ormai ci sono dentro e, soprattutto dopo la mia alzataccia, non ho nessuna intenzione di mollare.

Le ore di lezione volarono come al solito e la maggior parte del tempo Kira rimase distratta o impegnata a fare strani disegni su fogli di carta…

Poi finalmente arrivò la pausa pranzo e si recò fuori dalla scuola in attesa dell’arrivo di Julian, che non si fece aspettare.

“Julian!”

Kira alzò il braccio per farsi vedere e l’amico le sorrise andandole incontro.

“Come stai Kira?”

“Bene grazie, tu?”

“Hai già mangiato?”

“Ehm…a dire la verità ho scordato il pranzo…stamattina mi sono alzata tardi!”

“Io mi sono portato qualcosa, sai com’è…anche io mi nutro! Se vuoi possiamo dividerlo tanto non ho molta fame e mia madre come al solito prepara per un esercito!”

“Sei gentile, grazie.”

I due andarono a cercare un posto tranquillo dove potersi sedere e soprattutto parlare in tutta tranquillità senza essere interrotti da nessuno, perché quello che Julian doveva dire sarebbe risultato poi di fondamentale importanza per Kira e i suoi sogni…

“Allora, ieri sera al telefono sono stato un po’ frettoloso ma adesso ti spiego meglio”.

“Ti ascolto, parla pure”.

“Tra due settimane Phil verrà da me per un periodo di vacanza, non abbiamo ancora deciso quanto, solo la data di arrivo, e Jenny resterà a Hokkaido. Così ho pensato…perché non farli incontrare?”

Kira diventò improvvisamente cupa in viso…

“Julian perché lo fai?”

“Fare cosa?”

“Dividerli così spudoratamente cercando di far incontrare me e Philip”.

“Spudoratamente è una parola un po’ grossa, te lo assicuro! Nessuno sa niente, solo tu, e poi io non ce la faccio più…Phil è mio amico, anche Jenny seppur in modo minore, e io non ci riesco a vederli soffrire così. Sono un amico no? E da tale mi sto comportando…”

“Soffrire?”

“Vedi, loro due all’inizio si amavano, e davvero tanto, sul serio! Ma adesso è tutto cambiato…stanno insieme per “riconoscimento” e due persone non dovrebbero farlo…si insomma se non ci sono i sentimenti, se non c’è l’amore vero…per cosa vale la pena farlo??”

“Hai detto una cosa bellissima sai? È difficile trovare un ragazzo così sincero…”

Julian arrossì un poco…

“Visto! Arrossisci pure se una ragazza che non è la tua fidanzata ti fa un complimento!”

“Scoprirai che Phil è molto di più di così…Allora? Ci stai?”

“Ok verrò, tanto ora il mio numero ce l’hai, chiamami quando sai tutto con più precisione ok?”

“Non ti preoccupare, non me lo dimentico, allora ci sentiamo fra qualche giorno!”

“Grazie per il pranzo, era ottimo!”

“Grazie a te per l’ottima compagnia!”

I due si salutarono, il pranzo era finito e la campanella aveva appena suonato. Era venuto il momento di rientrare.

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