Sguardi…

Quante volte la nostra vita è un intrecciarsi di gesti, situazioni, momenti, istanti che tante, forse troppe volte, non riusciamo nemmeno a controllare.

La brezza dei sentimenti è impossibile da evitare quando arriva, ti prende al cuore e ti sussurra parole che solo lui può capire e nemmeno riesci a fartene una ragione.

Sei costretto ad ascoltarla, assuefatto dalla sua voce. Stregato.

Passeggiando per strada spesso il mio sguardo incontra volti, altri sguardi e sorrisi che il fato mi riserva anche per il futuro.

Io non posso impedirlo. Solo accettarlo. Andare avanti.

Tra tutti gli sguardi che i miei occhi hanno incontrato in questi ultimi anni mai ne dimenticherò uno in particolare…

Dolcezza, tenerezza, amicizia, amore…quante cose posso dirti gli occhi senza il bisogno che la bocca si allarghi in sorrisi o si stropicci in smorfie.

Si riescono a comunicare milioni di parole anche stando in silenzio, l’importante è saperle ascoltare e decifrarne il messaggio.

Amo l’arte, soprattutto la pittura di paesaggio e mai avrei pensato che un giorno questa mia passione mi avrebbe fatto conoscere una persona davvero speciale.

Entrai per caso in quella galleria, mi aveva attirato un quadro bellissimo che ritraeva un paesaggio dell’isola di Hokkaido e volevo comprarlo.

Fu allora che lo vidi.

Alto, un bel fisico, occhi intensi e penetranti di color castano come lo erano anche i suoi capelli.

Un sorriso pieno d’infinito.

Quando mi vide si alzò e mi venne in contro, mi porse la mano e si presentò.

“Piacere Tom Becker, sono l’autore dei quadri”.

Quando udii la sua voce così soave e invitante verso i sentimenti più sconosciuti tutto passò in secondo piano.

Nulla più esisteva intorno a noi, alla nostra stretta di mano. Breve ma intensa. Come ricevere una scossa da mille Watt e sentirsi bruciare dentro…

Per fortuna sono sempre stata brava a nascondere i miei pensieri, tante persone invece sono un libro aperto e non ci riescono. Io per fortuna si. Anche questa volta ci riuscii.

Gli mostrai il dipinto che volevo comprare e gli feci i complimenti per la sua tecnica, ma mi fece una particolare confidenza…

“Beh, l’arte non è tutto per me”.

“Ah no? Si direbbe il contrario. Io qui vedo passione pura”.

“Più o meno”.

“Non ci riesco ad immaginare come chi compie queste meraviglie possa essere distratto da qualcos’altro…”.

Non so esattamente perché fui così scema da fare un affermazione del genere…una cosa era sicura, avevo colpito nel segno, solo che non sapevo ancora quale fosse il bersaglio…

“Facciamo così, venga domani alla stessa ora in via Takashi 15 e poi vedremo.”.

“Dammi pure del tu, mi chiamo Clea”.

Uscii, ma non so il perché il giorno dopo non andai all’appuntamento, però anche quel gesto mancato innescò tutta una serie di situazioni che mai avrei creduto…

Continuai tranquillamente la mia vita…a quel tempo (parlo di 15 anni fa) avevo 22 anni e un intera vita davanti, però avevo i miei obbiettivi, che con l’andare del tempo sono cambiati ma io ci ho sempre messo tutta me stessa per arrivare al traguardo…

Quando conobbi Tom ogni cosa non aveva più importanza. Non ero mai stata seriamente interessata a qualcuno anche perché il mio lavoro mi teneva sempre molto occupata..

Facevo, nonostante la giovane età e soprattutto grazie ad un bel “calcio” da parte mio padre, l’arredatrice, avevo “un talento naturale” o così almeno dicevano tutti. Però mi piaceva.

Tendenzialmente non sono mai stata una che s’innamora, nella mia vita ho viaggiato molto e so cosa vuol dire il distacco da qualcuno che ami, però anche adesso nonostante io sia sposata e con figli non riuscirò mai a dimenticare quello sguardo…

Ricordo che passò circa un mese dal nostro incontro, non ero più nemmeno passata davanti alla galleria, tanto era la vergogna di vederlo e nonostante il desiderio di rincontrarlo fosse molto forte…

Ma una sera…

Mi trovavo in centro con qualche amica, seduta in un locale a bere.

Vi è mai capitato, anche solo per un istante, di essere talmente concentrati nei vostri pensieri che tutto ciò che vi stà intorno sparisce? Ogni suono giungeva alle mie orecchie completamente ovattato.

Osservavo il bicchiere, mezzo vuoto, rinchiuso tra le mie mani…

Tom…

“Clea! Ehi Clea!”

“Uh?”

“Ma che ti prende stasera? Sembri tra le nuvole…”

Passò…proprio davanti a me. In quel preciso istante. Mentre Mika terminava la frase.

Lo vidi solo un momento ma mi bastò per scoppiare di gioia.

Abbassai gli occhi, quasi sicura che fosse un sogno, ma li rialzai subito e con mia grande meraviglia mi accorsi che mi aveva vista. Stava entrando.

Si fermò proprio davanti al nostro tavolo.

“Clea? Sei proprio tu?”

“Ciao Tom”.

Ci guardammo per un istante infinito, non riuscivo a distogliere il mio sguardo dal suo, ma ci pensò Kyle che in quel momento entrò e rovinò tutta la nostra magia.

Era ubriaco.

“Ehi bambola! Allora ti sono mancato?”.

Puzzava terribilmente e si incollò a me come una piovra.

“Dai Kyle! Smettila! Lasciami andare!!”

Lo spinsi dall’altra parte del tavolo e me ne andati infuriata.

Camminai per un bel po’ ma alla fine decisi di fermarmi e mi sedetti sul muretto della passeggiata.

Alzai lo sguardo al cielo per ammirare il bellissimo spettacolo che ogni sera brillava sopra la città di Fujisawa.

“Meraviglioso vero?”.

Tom mi aveva seguita. Si sedette anche lui a cavalcioni proprio di fronte a me.

“Va tutto bene? Per prima intendo…”

“Ah Kyle! Non preoccuparti lui è un amico. Solo che ogni tanto esagera.”

Cercai di sembrare calma, ma ero un fremito di emozioni e sentimenti mai provati fino a quel momento. Non capivo come, ma quel ragazzo riusciva a farmi sentire al settimo cielo e non stò parlando di gioia, è come avere un vortice che, alla massima potenza, gira nel tuo petto. Ti toglie il fiato. Ti trascina. Sei confusa e non sai mai cosa fare in certe situazioni.

La sua sola vicinanza mi faceva venire la pelle d’oca…dovevo assolutamente calmarmi, mi sentivo accaldata dal collo in su…

“E tu quello lo chiami amico? Io avrei altri termini per definirlo…”

“Perché? Come dovrebbe comportarsi un amico con me?”

“Beh se io lo fossi, sarei gentile, dolce, premuroso.”

“Poi…”

le nostre voci avevano cambiato volume, noi ci eravamo incredibilmente avvicinati.

Le nostre labbra arrivarono a toccarsi.

Si unirono.

Si mossero in sintonia.

Fu un bacio bellissimo. Eravamo attratti l’uno dall’altra come due calamite…

A quel bacio ne seguirono molti altri ancora, insieme ci sentivamo invincibili. Io per lui avrei affrontato qualsiasi sfida, mi sentivo piena di vita. Nuova.

La nostra catena del destino si era legata e noi siamo stati due incastri a dir poco perfetti.

Ci intendevamo in ogni cosa. Anche a letto.

Lì la nostra passione prendeva forma e consistenza. In quei momenti mi faceva sentire fantastica, unica al mondo, esattamente quanto lo era lui…

Ma ogni favola ha il suo inizio e la sua fine.

Tra noi non durò molto. Di li a poco la catena si sarebbe spezzata e i nostri sguardi non si sarebbero mai più incontrati…

Quanto ho sofferto.

Ricordo bene l’ultima volta in cui mi persi nell’immensità dei suoi occhi…

Esattamente come fu la mia passione a farci incontrare, fu la sua a farci dividere. Non stò parlando della pittura, ma del calcio.

Ci fu un periodo in cui lui sparì per una settimana senza farmi sapere niente e un giorno rispuntò a casa mia dal nulla…senza proferire parola entrò e mi abbracciò…

Tremava.

Mi diede un bacio, fu diverso da tutti gli altri, non chiedetemi come facevo a saperlo, sono cose che si capiscono a fior di pelle, ma intuii che di li a poco tutto sarebbe cambiato.

Facemmo per un ultima volta l’amore e quando la nostra passione si spense finalmente lui mi parlò…

“Stanotte parto…”.

Era agghiacciante il tono con cui pronunciò quella frase.

Rimasi talmente di sasso che non ebbi il coraggio di chiedergli niente, né dove, né perché.

Restammo abbracciati in silenzio, non so nemmeno per quanto tempo. Poi lui si alzò e si vestì.

Il suo sguardo mi implorava di seguirlo, un ultima volta.

Mi vestii di corsa. I capelli ancora scombinati. Non mi importava. Arrivammo all’aeroporto dopo un viaggio in macchina completamente silenzioso.

Lì c’era tutta la sua squadra ad aspettarlo. Però non li raggiunse. Restò con me. Eravamo l’uno di fronte all’altra, lui mi accarezzava i capelli e io lo guardavo…

“Clea io…”.

La voce dell’autoparlante annunciò il suo volo e lui doveva andare via.

Mi diede un bacio.

“Anch’io ti amo Tom”.

Mi sorrise e se ne andò.

Non sono mai stata capace di aspettare qualcuno. Cambiai città. Cambiai vita.

Ma so bene che dopo quella notte lui non mi ha mai dimenticata…come faccio a saperlo?

Il suo sguardo…

Fine

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